L'asse tra Salvini e Berlusconi per andare al voto

L'asse tra Salvini e Berlusconi per andare al voto

Il discorso del presidente del Consiglio Draghi e la successiva telefonata a Meloni segnano un punto di non ritorno per Lega e Forza Italia. Scontro in FI, Gelmini lascia il partito

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© Maria Laura Antonelli / Agf 
- Matteo Salvini con lo sfondo di un'immagine di Silvio Berlusconi 

AGI - Ore 13: Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sentono dopo i mesi di gelo seguiti alla strappo sul Mattarella bis.

Mario Draghi ha concluso le sue comunicazioni al Senato da circa un paio di ore. Il discorso del presidente del Consiglio e la successiva telefonata a Meloni segnano un punto di non ritorno per Lega e Forza Italia.

Il segretario leghista è a Villa Grande quando sente la leader di Fratelli d'Italia, sta partecipando al vertice con Silvio Berlusconi e i centristi Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa (mentre Giovanni Toti di Italia al centro è uscito ufficialmente da ieri dal cosiddetto centrodestra di governo).

L'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio della sera precedente è andato male: Draghi ha detto a Salvini che Luciana Lamorgese e Roberto Speranza sono "intoccabili", rifiutando le sue richieste di un cambio radicale nella compagine di governo.

Ed è così che Lega e FI preparano, già dalla mattina, una risoluzione congiunta in cui si chiede la formazione di un governo nuovo, segnato da una forte discontinuità nell'agenda.

L'intervento di Draghi peggiora la situazione, durissimo nei confronti del partito di via Bellerio, e inaccettabile sul piano fiscale anche per FI.

"Mi sembra che il presidente Draghi sia stato netto e chiaro, ha chiarito che l'unica condizione per andare avanti è che quel modello di Parlamento con una maggioranza molto ampia possa continuare a fare le cose, resta da capire se un Parlamento così balcanizzato possa farlo", dice Lupi, pessimista, lasciando il Senato per raggiungere la residenza di Berlusconi.

A Villa Grande, si infittiscono le telefonate di Salvini con Meloni, e il pressing dell'alleata per il voto anticipato. Al vertice è presente anche Giancarlo Giorgetti ma l'orientamento del centrodestra di governo per il voto è ormai netto.

La riunione è ancora in corso quando in Transatlantico un leghista di alto peso afferma: "Matteo e Berlusconi vogliono andare a votare".

Poco dopo tocca al capogruppo a Palazzo Madama ufficializzare la richiesta contenuta nella risoluzione, che era già pronta dalla mattina. "La stimiamo, presidente, dia vita a un governo nuovo segnato da discontinuita' e noi ci siamo", scandisce Massimiliano Romeo, rivolto a Draghi.

La replica del presidente del Consiglio chiude ogni possibilità di trattativa, con il centrodestra di governo che esprime stupore per la decisione di porre la fiducia sulla risoluzione di Pierferdinando Casini ("Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato approva").

Raccontano che sia stato Berlusconi il più determinato a mantenere il punto e a confermare che Lega e FI avrebbero votato solo la loro risoluzione e quindi non avrebbero partecipato al voto su quella di Casini.

Nella riunione del gruppo FI al Senato era già emerso che la strada più percorribile sarebbe stata quella del voto. A dare la linea la capogruppo Anna Maria Bernini, poi interviene Andrea Cangini per esprimere il suo dissenso. "Così andiamo tutti a casa. Siete contenti?", dice Mariastella Gelmini.

"A noi la linea la da Berlusconi", è la replica della senatrice Licia Ronzulli. Gelmini poi annuncerà che lascia il partito, dopo l'esito del voto. Ormai i rapporti con Berlusconi erano logori già da un po', c'è dispiacere ma si tratta di una decisione attesa, si commenta da Villa Grande. 

Nella Lega c'è entusiasmo, misto a timore per il voto anticipato. Alla buvette, Roberto Calderoli, mentre è ancora in corso lo spoglio del voto sulla risoluzione, spiega che dalle sue simulazioni su legge elettorale e collegi, il centrodestra è ampiamente davanti al campo largo, "a maggior ragione che ora è diventato camposanto".

Ma, tra i dirigenti di alto livello, c'è anche chi è più scettico. "Ora ci scateneranno una campagna mediatica devastante per attribuirci tutta la colpa della crisi, vedremo i sondaggi da qui a due settimane", è il refrain di alcuni leghisti, soprattutto gli ex governisti, che hanno perso la partita. Giorgetti si limita a esprimere amarezza generale. "Si poteva concludere in maniera più dignitosa", commenta il ministro all'AGI.

Dopo il voto, Salvini - che aveva tenuto ad annunciare ai giornalisti, in buvette al Senato, che il suo partito non avrebbe votato la risoluzione Casini, e quindi la fiducia a Draghi - vede i parlamentari nell'auletta dei gruppi alla Camera.

"Draghi e l'Italia sono state vittime, da giorni, della follia dei 5 stelle e dei giochini di potere del Pd", afferma dopo essere stato accolto dagli applausi dei suoi.

"L'intero centrodestra era disponibile a proseguire senza i grillini, con Draghi a Palazzo Chigi e con un governo nuovo e più forte. Il Pd ha fatto saltare tutto", sostiene.

"Speriamo che questo sia l'ultimo Parlamento dove centinaia di persone cambiano casacca e poltrona". Il segretario leghista saluta i parlamenatari e poi raggiunge Berlusconi a cena sull'Appia antica.