Draghi con Macron e Scholz a Kiev: "Vogliamo l'Ucraina nell'Ue" 

Draghi con Macron e Scholz a Kiev: "Vogliamo l'Ucraina nell'Ue" 

I leader dei tre principali paesi della Ue si presentano insieme su un teatro di guerra (fatto del tutto inedito nella storia dell’Europa) per portare il loro “sostegno incondizionato” al paese colpito e annunciano il loro appoggio pieno al processo di avvicinamento di Kiev a Bruxelles

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© Palazzo Chigi 
- Il premier Mario Draghi con Macron, Scholz, Iohannis e Zelensky a Kiev 

AGI - Una “giornata storica” per l’Europa. E un auspicio comune che alla vigilia non era così scontato, ovvero l’appoggio di Roma, Parigi e Berlino al processo di adesione dell'Ucraina all’Unione europea.

Al 113esimo giorno dall’attacco russo, i leader dei tre principali paesi della Ue Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz si presentano insieme su un teatro di guerra (fatto del tutto inedito nella storia dell’Europa) per portare il loro “sostegno incondizionato” al paese colpito. E annunciano il loro appoggio pieno al processo di avvicinamento di Kiev a Bruxelles.

I tre leader viaggiano insieme in treno, nel vagone letto di Macron si incontrano per un vertice informale poi nel cuore della notte attraversano la frontiera polacca per raggiungere Kiev alle prime luci del mattino. La città prova a riconquistare un pò di normalità malgrado il trauma dei primi drammatici giorni del conflitto (l’allarme antiaereo suonerà due volte durante la giornata senza che nessuno si scomponga), ma porta ancora evidenti i segni delle ferite.

A cominciare da Irpin, sobborgo a nord ovest di Kiev diventato uno dei luoghi simbolo della guerra dopo l'attacco delle forze russe nelle prime fasi del conflitto e teatro di un massacro di civili, che i tre leader vanno a visitare in mattinata. Palazzi bombardati e anneriti. Su un edificio sventrato sventola un drappo strappato con i colori della bandiera ucraina. Intorno solo carcasse di case abbandonate e crivellate dai colpi. “È un luogo di dolore ma anche di speranza”, dice Draghi,che cammina fianco a fianco con Macron, Scholz e il presidente romeno Iohannis, ”tutto sarà ricostruito”, aggiunge. 

Ma se Irpin ha il valore e la forza del simbolo, è nel palazzo di Volodymir Zelensky che invece si concretizza il passaggio più politico. Il presidente ucraino ribadisce la sua richiesta di armi per difendersi dall’aggressione russa (“ma Zelensky non ha chiesto uove armi”, precisa Draghi in serata e continua a chiedere alle principali cancellerie dell’Unione di fare un passo ulteriore per far iniziare al più presto il processo di adesione alla Ue.

“Il nostro ingresso rafforzerrebbe la libertà dell’Europa”, dice Zelensky, che si presenta in conferenza stampa con la tradizionale maglietta verde militare. 

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© Palazzo Chigi 
Draghi, Macron e Scholz in viaggio verso Kiev 

La risposta dei leader è di apertura: scontata quella di Draghi, meno ma altrettanto positiva quella di Macron e di Sholz “Il messaggio più importante della nostra visita è che l’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione europea. E vuole che l’Ucraina abbia lo status di candidato e sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio europeo”, dice Draghi. Zelensky “naturalmente comprende che la strada da candidato a membro è una strada, non è un punto. È una strada che dovrà vedere le riforme profonde della società ucraina”.

Francia, Germania, Italia e Romania sono favorevoli al riconoscimento di uno "status di candidato immediato all'adesione" dell'Ucraina all'Ue, aggiunge Macron. E anche il cancelliere tedesco Scholz fa eco alla richiesta. Una posizione che irrita il Cremlino:  L'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea "è un grosso problema per la stessa Ue", dice all'AGI il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

La conferma che con Mosca le posizioni siano ancora molto lontane e che non ci sia “nessun margine” per aprire un tavolo arriva dallo stesso Draghi, che in serata incontra i giornalisti in un hotel di Kiev. “Zelensky chiede l’integrità territoriale dell’Ucraina” per sedersi al tavolo, dice Draghi, ma è Putin che non intende parlare né di pace, né di un cessate il fuoco e né di un incontro con Zelensky, aggiunge il premier.  

Che poco prima di lasciare Kiev non risparmia una nuova stoccata a Mosca sul fronte del gas: “dicono che il taglio delle forniture di gas siano tecnici e legati alle sanzioni. Per noi, come per la Germania, sono bugie. Da Mosca c'è un uso politico del gas e del grano. Noi siamo tranquilli, nell'immediato e per l'inverno, ma a questi prezzi gli stoccaggi diventano più difficili. Le forniture sono diminuite, l'Europa è in difficoltà e la Russia incassa come prima. È una strategia che va combattuta".