Che cosa dirà Mario Draghi all'Europarlamento

Che cosa dirà Mario Draghi all'Europarlamento

Il premier ribadirà la ferma condanna dell'operato di Putin e inviterà tutti i Paesi membri dell'Ue a restare uniti: dal tema dell'energia - dovrebbe rilanciare la battaglia per fissare un tetto al prezzo del gas - a quello della difesa comune

cosa dira Mario Draghi Europarlamento

© FREDERICK FLORIN / AFP

 
- Mario Draghi

AGI - "Siamo al fianco di Kiev nel dolore che avvertiamo di fronte alla guerra, nell'attaccamento alla pace e nella determinazione comune ad aiutare l'Ucraina a difendersi". È la linea italiana sul conflitto ucraino, che Mario Draghi ha ripetuto più volte alle Camere e che dovrebbe ribadire stamane davanti al Parlamento europeo.

Il discorso del presidente del Consiglio all'assemblea plenaria di Strasburgo è in programma alle 11,30, dopo l'incontro con la presidente Roberta Metsola. Draghi ribadirà la ferma condanna dell'operato del presidente russo Vladimir Putin e inviterà tutti i Paesi membri della Ue a restare uniti: dal tema dell'energia - dovrebbe rilanciare la battaglia per fissare un tetto al prezzo del gas - a quello della difesa comune, affinché l'Europa sappia avere un ruolo sempre più rilevante nella politica estera. Il premier illustrerà la posizione italiana già espressa la settimana scorsa dal capo dello Stato Mattarella al Consiglio d'Europa.

Ascolterà gli interventi dei capigruppo parlamentari per poi replicare. Dunque, guerra, energia, difesa europea comune, misure economiche a sostegno delle famiglie e delle imprese: sono gli stessi temi che il premier Draghi si troverà a discutere con gli altri Capi di Stato e di governo il 30 e 31 maggio al Consiglio straordinario di Bruxelles e il 23 e 24 giugno all'altro consiglio già fissato. Ma gli appuntamenti più importanti in agenda per Draghi sono quelli di Washington (il premier sarà negli Stati uniti il 10 maggio) e la visita a Kiev (la data non è ancora nota).

Sul fronte russo-ucraino, intanto, in Italia il dibattito politico ieri è stato dominato dall'intervista di Sergei Lavrov a 'Rete4'. "I maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei e anche Hitler, come Zelensky, era ebreo", ha affermato il ministro degli Esteri russo alla tv italiana.

Durissima la reazione di Draghi, che ha definito "aberranti e oscene" le parole di Lavrov. Draghi ha parlato nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare il nuovo decreto aiuti varato dal Consiglio dei ministri (14 miliardi di euro da destinare a famiglie e imprese per ridurre l'impatto del conflitto).

"Prima di tutto parliamo di un Paese, l'Italia, dove c'è libertà di espressione, e il ministro Lavrov appartiene a un Paese dove non c'è libertà di espressione", ha esordito. L'Italia "permette dunque di esprimere le proprie opinioni liberamente, anche quando sono palesemente false, aberranti. Il mio giudizio quindi è questo: quello che ha detto Lavrov è aberrante. E per quanto riguarda la parte riferita a Hitler e al fatto che era ebreo, quella parte lì è veramente oscena".

"In realtà è stato un comizio non una intervista - ha aggiunto il premier - e la domanda che ci si deve fare quindi è se si deve accettare di invitare una persona che chiede di essere intervistata senza nessun contraddittorio. Non è granché professionalmente e fa venire in mente strane idee".

Quanto alle critiche di Giuseppe Conte e di Matteo Salvini sull'invio di armi a Kiev, Draghi ha tenuto il punto: "Siamo un paese democratico, c'è una varietà di posizioni, è abbastanza normale - ha premesso - ma la posizione italiana sulla politica estera, la guerra in Ucraina e la lealtà agli alleati non è in discussione, grazie alla politica fatta da questo governo e all'impegno preso al momento".

Draghi ha letto un passaggio del discorso di insediamento alle Camere e ha ribadito che l'Italia agisce in "difesa dei valori della Ue e dell'Alleanza Atlantica". Dunque, ha proseguito ancora Draghi, l'invio delle armi a Kiev continuerà, ed è già pronto un decreto interministeriale.

A pochi giorni dalla visita a Washington per incontrare Joe Biden, il premier ha precisato: "Noi cerchiamo la pace, l'ho detto più volte e la nostra appartenenza alla sicurezza atlantica è scontata e non cambia, nessuno di noi vuole la guerra o un escalation. Questo lo dirò certamente a Biden. Ma nessuno di noi vuole abbandonare l'Ucraina, ho detto più volte che avremo la pace solo se l'Ucraina riesce a difendersi, altrimenti avremo un'occupazione, la sottomissione di un Paese sovrano, una schiavitù. Non credo sia quello che vuole nessuno in Italia".

Durante la conferenza stampa, dal canto suo, il ministro leghista Giancarlo Giorgetti ha escluso la possibilità di una imminente missione del suo capo Matteo Salvini a Mosca. "Credo che Salvini sia animato da sincere intenzioni e aneliti pacifisti, non mi risulta che sia in programma un viaggio di questo tipo a Mosca - ha detto il leghista - Credo che le relazioni diplomatiche internazionali in una situazione come questa richiedano grande prudenza, soprattutto debbano essere coordinate con il governo che la Lega sostiene. Io penso che si chiarirà questa dichiarazione di Salvini, mi sembra da valutare con grande prudenza".

Mentre il segretario leghista, intervistato da una radio, ha criticato la politica dell'Amministrazione Usa. "Sento il presidente Usa Joe Biden usare parole di fuoco, alzare sempre di più la posta in gioco. Con Trump al potere io non penso che ci saremmo trovati in queste condizioni", ha sostenuto il segretario leghista.

Distinguo anche da M5s. "Siamo contrari ad armi sempre più pesanti e letali, in particolare all'invio di carri armati", ha ribadito il presidente Giuseppe Conte, che ha chiesto Draghi vada in Parlamento prima delle missioni a Washington e Kiev. "Io non sono neutrale, io dico che e' colpa di Putin e gli ucraini sono il popolo aggredito - è la posizione del leader di Iv Matteo Renzi -. Ma proprio per questo dico che voglio la pace e per avere la pace abbiamo assolutamente bisogno di un'Europa che non faccia solo sanzioni e armi, ma faccia diplomazia. Che metta insieme una grande conferenza di pace magari guidata da uno come Angela Merkel o Tony Blair. Senza diplomazia questa guerra durerà anni con conseguenze devastanti".