L'embargo al gas russo e il 'caso condizionatori' agitano i partiti 

L'embargo al gas russo e il 'caso condizionatori' agitano i partiti 

Mario Draghi risponde per le rime a Mosca e cerca una sponda europea per definire una posizione comune sia sul fronte dell'energia che su quello economico

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© FILIPPO ATTILI / ITA PRIME MINIST / ANADOLU AGENCY / ANADOLU AGENCY VIA AFP - Mark Rutte e Mario Draghi

AGI - Sale la tensione fra l'Italia e Mosca dopo il duro attacco della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. L'Italia, dice Zakharova, "in questo momento molto difficile ha probabilmente scordato chi ha teso a suo tempo una mano. E ora, con tutta la sua leadership, è in prima linea in un attacco al nostro Paese. La posizione di Roma è semplicemente indecente", aggiunge. "Di indecente ci sono solo i massacri", è la replica del presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo l'incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro olandese, Mark Rutte.

Il premier ribadisce la "ferma condanna dell'Italia per le stragi di civili commesse in questi giorni" dalle forze armate russe: "Mosca dovrà rendere conto di quanto accaduto, serve fare piena luce sui crimini di guerra", aggiunge il premier, che continua a cercare una sponda europea per una posizione comune sia sul fronte dell'energia che su quello economico.

A Bruxelles, tuttavia, restano le divisioni. Ferma restando la condanna per l'attacco di Mosca, i 27 non trovano ancora la quadra sulle risposte da mettere in campo per rispondere alle conseguenze della politica di aggressione del Cremlino.

Draghi lancia un nuovo appello alla Ue affinché ritrovi "lo stesso spirito sul fronte della politica energetica e della politica economica" con il quale si è affrontato il dramma della pandemia. "Servono soluzioni strutturali che limitino il prezzo dell'energia per difendere il potere d'acquisto delle famiglie e la capacità produttiva delle imprese - dice - i nostri governi hanno fatto la loro parte e continueranno a farla, ma gli interventi di politica energetica non possono gravare solo sul bilancio pubblico nazionale, devono essere strutturali. Ora è il momento di agire", ribadisce.

La posizione dell'Italia resta dunque quella di una richiesta ai partner Ue di fissare un tetto al prezzo del gas per limitare le capacità finanziarie di Mosca, ma è lo stesso premier olandese a confermare direttamente a Draghi il 'no' dell'Aia. Un tetto al prezzo del gas? "Sì, se i vantaggi sono superiori ai problemi. È così che deve essere, sennò diventa un'ideologia e non possiamo permettercelo. Dobbiamo capire quali sono i rischi e trovare una soluzione", sottolinea Rutte.

E lo stesso Draghi conferma di non essere riuscito a convincere il capo del governo dei Paesi Bassi e a portarlo su una linea più vicina a quella di Roma. "No, non sono ancora riuscito a convincerlo a mettere un tetto al prezzo del gas, ma Rutte ha fatto un passo fondamentale; ha detto che non c'è alcuna prevenzione di principio sull'idea di metterlo e si è detto disponibile ad esaminare tutte le ragioni a favore e ad avere una discussione aperta sulla questione, che è sicuramente più di quanto abbia fatto finora", dice Draghi al termine del bilaterale.

L'impegno italiano, tuttavia, non si ferma alle sanzioni. L'Italia sta promuovendo una conferenza di pace sull'Ucraina ed è pronta a fare da garante, fa sapere il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in una intervista al Messaggero. Di Maio ha assicurato che "la nostra ambasciata tornerà presto a Kiev".

"La via maestra rimane quella della diplomazia" e "stiamo lavorando per aumentare i corridoi umanitari", ha sottolineato il ministro. "Non ci sono veti allo stop al gas russo, ma bisogna sostenere imprese e famiglie", ha aggiunto ribadendo la richiesta all'Ue di fissare un "tetto al prezzo del gas".

Le forze politiche intanto, discutono delle ricadute economiche del conflitto all'indomani della presentazione del Documento di economia e finanza da parte del governo. Il Partito Democratico ha scelto da giorni la linea dura contro Mosca proponendo per primo l'embargo totale sul gas e sul petrolio russi. Posizione analoga a quella del premier che, in conferenza stampa, ha utilizzato una iperbole per spiegare la necessità di sacrificare qualcosa in termini di stock energetici per la pace: "Occorre scegliere tra l'accendere il condizionatore e la pace".

Una battuta che indispone il M5s: "Un interrogativo manicheo", lo definisce Giuseppe Conte che, ieri, ha incontrato a pranzo il leader dem. Il menu prevedeva un punto sulla guerra in Ucraina, i provvedimenti da mettere in campo per salvaguardare famiglie e imprese minacciate dalla crisi economica, ma anche le strategie in vista delle prossime amministrative.

È, infatti, con l'approssimarsi della data del voto nei Comuni che i Cinque Stele hanno cambiato registro rispetto alla linea del governo, accentuando i toni critici, come si è visto anche sulla questione delle spese militari. Critico sulla battuta del premier è anche Carlo Calenda che, in una intervista al Corriere della Sera, ribadisce la sua posizione: "L'embargo immediato del gas russo non è una questione di condizionatori. L'embargo ci lascerebbe scoperti nel giro di quattro mesi provocando il collasso della produzione industriale. Sarebbe paradossale doversi presentare a Putin con il cappello in mano".

Ma è dal Vaticano che arriva la parziale conferma di una notizia attesa da giorni: il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, non esclude l'ipotesi di un viaggio del Papa a Kiev, che lo stesso Francesco ha detto essere sul tavolo. "Non è proibitivo un viaggio, si può fare. Si tratta di vedere quali conseguenze questo viaggio, valutare se davvero può contribuire alla fine della guerra", dice Parolin.