Altri 13 milioni a rischio fame nel mondo a causa del conflitto in Ucraina

Altri 13 milioni a rischio fame nel mondo a causa del conflitto in Ucraina

Il vicedirettore generale della FAO Maurizio Martina all'AGI: "La Russia è il primo esportatore di grano al mondo e l’Ucraina è il quinto: e quando parliamo del grano parliamo dell’alimento base per il 35 per cento della popolazione mondiale”

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© Giuseppe Nicoloro / Agf 
- Il vicedirettore generale della Fao Maurizio Martina 

AGI - Fra sette e tredici milioni di nuovi affamati al mondo: è lo spaventoso scenario che potrebbe derivare dal conflitto in Ucraina.

A spiegarlo all’AGI è Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO. “Ucraina e Russia - ricorda - sono due grandi Paesi e giocano un ruolo importante nella dimensione internazionale dei sistemi agricoli perché hanno un peso rilevante sul mercato agricolo mondiale: esportano insieme il 16 per cento del mais, il 65 per cento dell’olio di girasole, il 28 per cento del grano”, sottolinea Martina.

In altri termini “la Russia è il primo esportatore di grano al mondo e l’Ucraina è il quinto: e quando parliamo del grano parliamo dell’alimento base per il 35 per cento della popolazione mondiale”.

La crisi bellica , inoltre, si innesta in un contesto già duramente provato: “Purtroppo il conflitto ha esacerbato una situazione delicata dei mercati agricoli cominciata tempo addietro: con l’effetto della pandemia e, ancor prima, con la crisi energetica che ha preceduto l’inizio del conflitto”.

Non solo: “La Russia e l’Ucraina, come anche la Bielorussia, sono Paesi importanti per quello che riguarda i fertilizzanti. Circa un quarto della movimentazione globale dei fertilizzanti arriva da quei tre paesi. Parliamo, quindi, di un passaggio molto delicato, rispetto al quale ci sono due fronti: il primo è legato all’emergenza in Ucraina e, quindi, l’emergenza che si determina in quel paese, soprattutto nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei profughi. Le agenzie dell’Onu lavorano insieme per cercare di essere il più possibile efficaci. Noi come Fao abbiamo un programma di azione emergenziale coordinato con altre agenzie e cerchiamo di sostenere il mondo agricolo ucraino. La seconda grande preoccupazione è legata al fatto che l’Ucraina esporta da sempre in Africa e Asia. Cinquanta Paesi in via di sviluppo vengono approvvigionati di grano per almeno il trenta per cento dalla Russia e dall’Ucraina. E ventisei Paesi ne vengono approvvigionati per almeno il 50 per cento. Libano, Libia, Egitto, Mongolia, Eritrea, Tanzania, Congo… Sono tanti i paesi che hanno da sempre un rapporto di approvvigionamento forte con Ucraina e Russia e il blocco della movimentazione rischia di avere un effetto drammatico quando le scorte diventeranno minime”.

“La preoccupazione per la sicurezza alimentare - ammette Martina - è molto alta. In presenza di due paesi che sono grandi esportatori, questo blocco rischia di creare grandi problemi e di aumentare nel giro di poco tempo le persone in sofferenza alimentare. Le prime nostre stime ci dicono che i rischi sono alti: a seconda degli scenari stimiamo un aumento di affamati tra sette e tredici milioni di persone, per stare alle stime più prudenti. Molto dipenderà dalla durata del conflitto e da quel che succederà nelle prossime settimane. Abbiamo già segnali significativi di riduzione di scorte”.     

Rispetto a questi rischi, l’agenzia dell’Onu si muove su più livelli: “Noi elaboriamo analisi di scenario, valutazioni di monitoraggio e ci impegniamo a fornire raccomandazioni politiche che possano aiutare i governi ad affrontare la situazione. È importante fare tesoro della esperienza della crisi alimentare del 2007- 2008 e della pandemia. È fondamentale che i mercati delle produzioni agricole rimangano il più possibile aperti. Lavoriamo a delle raccomandazioni politiche, a degli input che riescano ad aiutare i paesi ad affrontare questa situazione. Lavorare per rafforzare tutti i partenariati di macro area geografica, inoltre, è importante: ti aiuta a coordinare le risposte e a rafforzare le politiche di rapido sostegno alle popolazioni più vulnerabili, per garantire la loro sicurezza alimentare. Questo è il primo pensiero anche per i paesi coinvolti direttamente dal conflitto. Di fronte a shock così radicali dobbiamo tenere più fluido e aperto possibile il mercato. Tutte le risposte in chiave nazionale aumentano altro panico e altra incertezza”.

Sull’energia si è parlato di alto rischio di speculazioni: un rischio presente anche per quel che riguarda il mercato delle materie prime alimentari? “Il livello di attenzione su tutti i rischi speculativi è molto alto, il nostro intento è continuare a monitorare, non si può escludere nulla. L’urgenza è monitorare la dinamica dei flussi reali”.