Così la guerra sta influenzando il consenso degli italiani per i partiti

Così la guerra sta influenzando il consenso degli italiani per i partiti

Quella che fino a qualche mese fa era una competizione quadripolare quasi perfetta si ritrova sempre più ad essere una “corsa a due” tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, gli unici due partiti sopra il 20% e oggi divisi da poco meno di un punto (0,8%). La Supermedia 

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© Combo Afp - Giorgia Meloni e Enrico Letta

AGI - La Guerra in Ucraina, come è evidente, ha ridefinito l’agenda mediatica e le priorità politiche. E questo ha avuto effetti concreti sia sull’attività del Governo sia – come stiamo vedendo ormai da settimane – sulle opinioni degli italiani in relazione a diversi temi non strettamente legati agli orientamenti elettorali. Sotto quest’ultimo aspetto, però, la situazione ha ripreso a muoversi, accentuando tendenze già intraviste nell’ultimo periodo.

Nella Supermedia dei sondaggi, infatti, quella che fino a qualche mese fa era una competizione quadripolare quasi perfetta si ritrova sempre più ad essere una “corsa a due” tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, gli unici due partiti sopra il 20% e oggi divisi da poco meno di un punto (0,8%).

Alle loro spalle, perdono sempre più terreno la Lega (-0,7%) e il Movimento 5 Stelle (-0,5%), che fanno segnare entrambi l’ennesimo record negativo da inizio legislatura: una legislatura iniziata con le elezioni politiche del 4 marzo 2018, in cui i due partiti guidati da Salvini e (allora) Di Maio avevano ottenuto insieme il 50,1% e che li vede oggi – a 4 anni di distanza – raccogliere esattamente il 30%, con un saldo negativo di oltre 20 punti. Come dicevamo, la tendenza che vede Lega e M5S perdere terreno, a vantaggio di PD e FDI, non è una novità recente, bensì la mera prosecuzione di un trend in corso fin dall’insediamento del Governo Draghi, avvenuto oltre un anno fa.

Proprio per quanto riguarda il Governo, questa settimana dobbiamo segnalare un primo “scricchiolio”. La crisi in Ucraina ha infatti colpito indirettamente la fiducia verso l’esecutivo su un duplice fronte: da un lato, quello del ruolo internazionale dell’Italia, messa – secondo alcuni – in secondo piano rispetto ad altri paesi europei (come la Germania e soprattutto la Francia) per ciò che riguarda le iniziative diplomatiche contro la Russia; dall’altro, per le ripercussioni sul prezzo dell’energia, e in particolare dei carburanti, che il Governo ha finora faticato a contrastare con la necessaria tempestività [LINK https://www.agi.it/politica/news/2022-03-14/governo-lavora-taglio-prezzo-benzina-e-rate-bollette-energia-15992330/ ].

Un segnale relativo al primo aspetto ci viene dal sondaggio Ipsos pubblicato martedì sera, secondo cui “solo” il 48% degli italiani promuove l’azione internazionale del premier, con il 40% che invece lo boccia: nonostante la prevalenza di giudizi positivi, si tratta comunque di segnali preoccupanti per un esecutivo di unità nazionale in una crisi grave come questa.

Il secondo segnale, relativo al secondo aspetto, arriva invece dall’ultimo sondaggio Demopolis, secondo cui il 60% degli italiani giudica “insufficiente”l’azione del Governo Draghi per il contenimento dei costi delle bollette e del prezzo dei carburanti. Di fronte a questi dati, non può sorprendere quindi che l’insieme delle forze politiche che compongono la maggioranza faccia registrare il dato peggiore di sempre da quando si è insediato l’attuale esecutivo – anche se si tratta pur sempre di un dato superiore al 70%. Non può sfuggire che questo dato sia dovuto innanzitutto al calo di Lega e M5S, che fanno parte della maggioranza ma che – per motivi diversi – ne costituiscono le componenti più “in sofferenza”, da ultimo anche per l’atteggiamento estremamente duro verso la Russia adottato dall’Unione Europea e sposato in toto dal Presidente del Consiglio.

Anche sulle azioni da intraprendere nei confronti del conflitto in Ucraina esistono opinioni divergenti. Se la stragrande maggioranza degli italiani continua a essere unita nel condannare la Russia di Putin (indicandola come principale responsabile del conflitto) e nei timori di una escalation che possa avere conseguenze drammatiche, su altri punti all’ordine del giorno si registra una maggiore divisione. In particolare, l’invio di armi all’Ucraina deciso dal Governo trova scettica una quota consistente di elettori: secondo Demopolis, il 43% degli italiani lo considera “opportuno”, contro il 38% che lo giudica invece “inopportuno”; per SWG, i favorevoli sono il 42% contro il 44% di contrari; per EMG; infine, addirittura la maggioranza assoluta (55%) sarebbe in disaccordo con l’invio di armi all’Ucraina. A completare lo scenario tratteggiato da questi dati, va segnalata una vasta maggioranza di contrari all’adesione dell’Ucraina alla NATO (62% per EMG) e ancor più all’istituzione di una “no fly zone” (richiesta dal presidente ucraino Zelensky), a cui secondo Demopolis sarebbe contrario ben l’83% degli italiani, preoccupati che ciò possa favorire una escalation militare dagli esiti imprevedibili e potenzialmente devastanti.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 3 al 16 marzo, è stata effettuata il giorno 17 marzo sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati.
I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Demopolis (data di pubblicazione: 16 marzo), Demos (6 marzo), Euromedia (16 marzo), Ixè (9 marzo), Noto (9 marzo), SWG (7 e 14 marzo) e Tecnè (5 e 12 marzo). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.