Stasera la riunione del Pd, si teme la resa dei conti

Stasera la riunione del Pd, si teme la resa dei conti

L'offerta del 'conclave' da parte di Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza è ancora sul tavolo per evitare lo strappo definitivo con il resto della maggioranza di governo

Stasera riunione Pd resa conti

Enrico Letta, segretario del Pd

AGI - Il Partito Democratico riunirà i grandi elettori questa sera, alle 21, per fare il punto di una giornata che i dem sperano siano decisiva nel percorso che porta all'elezione del presidente della Repubblica. La richiesta di un vertice ristretto e 'sine die' fra le forze di maggioranza avanzata da Pd, M5s e Leu non ha avuto riscontri, fino a questo momento.

"Il centrodestra sta cercando di capire su che numeri può contare", riferisce una fonte parlamentare dem mentre in Aula i grandi elettori di Fratelli d'Italia non rispondono alla prima chiama: "qualcosa di più si capirà alla fine della votazione, per quello che riguarda il loro campo".

Senza un voto vero, è il ragionamento, nessuno può scommettere sui numeri che ha in parlamento. L'offerta del 'conclave' da parte di Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza è ancora sul tavolo per evitare lo strappo definitivo con il resto della maggioranza che sostiene il governo e la deflagrazione della crisi politica dopo l'eventuale elezione del Capo dello Stato "a sportellate", come dice il Responsabile Sicurezza del Pd, Enrico Borghi.

Il riferimento è all'atteggiamento della destra che sembra tentata dalla prova di forza: dopo aver presentato i nomi di Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio, come quelli su cui puntare, si guarda a Elisabetta Casellati come il vero biettivo di Matteo Salvini e dei suoi alleati. Una prospettiva che mette in allarme il campo di centrosinistra. 

Stamane Salvini ha detto che Casellati è lì "a disposizione" in quanto presidente del Senato, "non c'è neanche bisogno di candidarla".

Il segretario leghista è convinto di poter intercettare voti del Misto e del M5s sulla seconda carica dello Stato, che, come ha ricordato la maggioranza dei senatori votò nel 2018 - anche i pentastellati - per "rappresentare il Paese". Di qui le preoccupazioni del Pd sul rinnovato asse tra Salvini e Giuseppe Conte.

La mattina si è contraddistinta anche dal distinguo di FdI, che, invece di votare scheda bianca come gli altri partiti del centrodestra, non ha partecipato alla prima chiama, poi ha deciso di votare Guido Crosetto.

Mossa di cui Salvini avrebbe chiesto conto a Meloni, in un breve colloquio. "Mai come in questo momento si è registrata la piena sintonia nel centrodestra e tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini", ha assicurato Ignazio La Russa.

"La nostra scelta di non partecipare alla votazione è stata fatta per non continuare a offrire questa immagine del 'balletto delle bianche' e perchè noi possiamo contare su un partito compatto. E lo dimostramo".