Tutto si muove, tutto è fermo. Cosa scrivono i giornali sullo stallo Quirinale

Tutto si muove, tutto è fermo. Cosa scrivono i giornali sullo stallo Quirinale

I partiti trattano ma l’accordo non c’è, e dietro le candidature offerte scopertamente al negoziato se ne covano altre che sarebbero poi quelle vere. Una veloce rassegna stampa

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© VINCENZO PINTO / AFP - Conte e Salvini

AGI - Tutto in movimento, eppure tutto fermo: perché i partiti trattano ma l’accordo non c’è, e dietro le candidature offerte scopertamente al negoziato se ne covano altre che sarebbero poi quelle vere. Un quadro nebuloso, in cui la seconda votazione per il Quirinale è andata ancora a vuoto. C’è chi, come ‘la Repubblica’, tenta di cogliere segnali anche dal conteggio inconcludente delle schede e nell’oceano di bianche scorge un’isoletta di voti (39) per Mattarella: è il più votato, nota il giornale alludendo a un secondo mandato che però non si vede all’orizzonte.

Si vede invece “l’ombra di Casellati”, come titola la stessa ‘Repubblica’ in prima pagina. Il centrodestra ha unitariamente proposto una rosa con tre petali, Letizia Moratti, Carlo Nordio e Marcello Pera, e il centrosinistra l’ha bocciata senza però una controproposta. Ma Salvini starebbe lavorando, soprattutto sulla sponda di Giuseppe Conte, per “tentare la spallata” (titolo della ‘Stampa’) e far passare la presidente del Senato alla quarta votazione con l’appoggio dei 5 stelle, o di una loro parte.

Prospettiva che allarma il Pd, come scrive Carlo Bertini che su ‘La Stampa’ racconta di un Enrico Letta deciso a sbarrare la strada del Colle alla Casellati e un Giuseppe Conte “sul banco degli imputati” mentre si gioca un “muro contro muro tra veleni e sospetti” e il segretario dem lancia l’idea di un conclave dei leader per risolvere l’enigma presidenziale.

Su ‘Huffington Post’, Alessandro De Angelis parla di “un altro giorno di carnevale” con la rosa di nomi del centrodestra “già sfiorita”. Perché, scrive la testata on line, la vera candidata del centrodestra è la Casellati. Concetto che ‘la Verità’, continuando a tenere il Quirinale nella parte inferiore della sua prima pagina, riassume con questo titolo: “Il centrodestra cala un tris ma l’asso è coperto”.

E Draghi? Sulla candidatura del premier c’è “un abbassamento dei riflettori”, scrive Barbara Flammeri sul ‘Sole 24 ore’, secondo cui la tattica del leader della Lega, che cercando voti pentastellati punti a spaccare il centrosinistra, comporta il rischio di far saltare comunque premier e governo. Lo nota anche Massimo Franco, sul ‘Corriere della sera’ (che in prima pagina titola “Salvini fa 3 nomi ma è tutto fermo”): “La possibilità che alla fine escano di scena sia il capo dello Stato uscente, Sergio Mattarella, sia Draghi non va esclusa. Ma un’Italia esposta alla reazione dei mercati finanziari non sembra spaventare molti grandi elettori”.

Il ‘Corriere’, con Monica Guerzoni, descrive un presidente del Consiglio “impressionato dalla velocità con cui lo scenario cambia e convinto di non avere più alcun margine di manovra”, e in attesa della votazione in cui si potrà effettivamente misurare la forza numerica dei due blocchi. Continua a credere nell’ascesa del premier al Quirinale il ministro leghista Giancarlo Giorgetti che secondo Guerzoni parla di “strada irta di ostacoli, ma ancora lunga”.

‘Il Foglio’ ritiene ancora possibile “una prova di maturità” da parte di Salvini. In un editoriale dal titolo “Il draghicidio ha i colori gialloverdi”, il direttore Claudio Cerasa, pur attribuendo al leader della lega una “nostalgia” per i giorni del governo con i 5 stelle, immagina che voglia servirsi dell’operazione Casellati per “dimostrare che alla quarta votazione potrebbe far passare un suo candidato” e quindi “negoziare meglio con Draghi”.

Ma prima di tutto, secondo Cerasa, si tratta di “decidere se far fare alla Lega un passo in avanti verso quello che potrebbe essere: un partito che smette di guardare a una fazione e prova a parlare alla nazione”. Tra i mille rivoli di quello che sembra un pantano, ‘il Messaggero’ coglie invece una volontà comunque di soluzione condivisa e titola “Ora i partiti accelerano”, affermando che “tutti i leader vogliono chiudere in settimana”.

Paolo Pombeni, nel suo editoriale, insiste sull’intreccio Quirinale-governo che è la vera chiave delle trattative tra i partiti: “Per quel che appare nelle ultime ore sembra che la prospettiva di aprire un grande confronto, inevitabilmente al buio, sulla ricerca di una nuova formula di governo venga considerata sempre più rischiosa e che di conseguenza si stia cercando di mettere al sicuro quella che c’è”.

Anche secondo ‘Avvenire’, che nel titolo di prima pagina (“Super partes cercasi”) fa quasi un appello, i partiti sono al bivio e per un’intesa è necessario che Salvini risolva “il rompicapo” e scelga: “Draghi, nome condiviso o unità dell’alleanza?”. Di segno opposto è l’interpretazione del ‘Giornale’, che titola: “Tutti ostaggi del Pd”, perché “la sinistra mette veti ma non fa nomi”. Il direttore Augusto Minzolini nel suo editoriale nota che il segretario dem, benché abbia “natali democristiani” che dovrebbero renderlo propenso alla mediazione, “ogni giorno minaccia una rottura” e “se non si trova un’intesa per il Colle su un personaggio che abbia una colorazione più o meno sbiadita di rosso, minaccia di rompere la maggioranza, di rompere il governo e la legislatura”.

Anche ‘Libero’ (“Occhio al trappolone” è il titolo) la vede così, e parla di un Pd che “finge di aprire ma non ha nessuna intenzione di rinunciare a un suo uomo”. Alessandro Sallusti ironizza sulla proposta di del segretario dem di chiudersi in una stanza e buttare via la chiave fino a che si trova l’accordo: “Non vorrei intendesse che vuole prigionieri Salvini, Meloni e Tajani”. Sullo stesso giornale, Pietro Senaldi ragiona sull’ipotesi di un bis di Mattarella, “la sola alternativa a Mario”.

Per ‘il Fatto quotidiano’, adesso “i partiti fanno da soli e il nonno va in panchina”, allusione a Draghi che si è autodefinito “un nono al servizio delle istituzioni”. Il giornale, da sempre ostile al presidente del Consiglio, intervista il costituzionalista Miche Ainis per spiegare che “se il premier va al Colle si rischia il cortocircuito senza contrappesi”, dato che dovrebbe nominare il successore di se stesso a Palazzo Chigi. I

ll direttore Marco Travaglio invita bruscamente Draghi a “riporre ambizioni e capricci, smettere di usare il piedistallo di Palazzo Chigi per farsi campagna elettorale a urne aperte e rassegnarsi a fare ciò per cui Mattarella lo chiamò un anno fa: governare, se ci riesce”.  Come fa ‘il Fatto’, anche il ‘Manifesto’ concentra la sua attenzione sull’indebolimento della candidatura di Draghi e titola “Smacco al re”: secondo il quotidiano comunista “Conte minaccia intese con Salvini e insieme a Franceschini e altri pezzi del Pd spinge Letta ad accantonare Super Mario”. Non sarà che, in fondo, come scrive Francesco Merlo sul ‘Foglio’, Draghi sta antipatico a tutti?