Consultazioni serrate per uscire dall'impasse del Quirinale

Consultazioni serrate per uscire dall'impasse del Quirinale

Diverse fonti qualificate del centrodestra confermano che sia la Lega che Forza Italia restano sul 'no' a Draghi. Ma lunedì le quotazioni del premier sono risalite dopo il comunicato positivo diffuso con Letta. Oggi alle 15 la seconda votazione

Consultazioni serrate uscire impasse Quirinale

© Maria Laura Antonelli / Agf - Mario Draghi e Matteo Salvini

AGI - Matteo Salvini prima incontra Mario Draghi a Palazzo Chigi poi apre il dialogo con il segretario del Pd Enrico Letta con il comunicato congiunto diffuso alla fine dell'incontro a certificare la novità di una ricerca di intesa tra due leader che finora erano sembrati più avversari che alleati di governo .

Se questa intesa porterà all'elezione dell'ex governatore della Bce al Quirinale nelle prossime votazioni, nel giorno dell'ouverture della partita Colle a Palazzo Montecitorio, ancora non è dato sapere. Allo stato, malgrado i fitti incontri - Salvini ha visto anche Giorgia Meloni e Giuseppe Conte -, la situazione è ancora di stallo.

Diverse fonti qualificate del centrodestra confermano che sia la Lega che Forza Italia restano sul 'no' a Draghi. Ma lunedì le quotazioni di quest'ultimo sono risalite dopo il comunicato positivo diffuso con Letta, notoriamente tra i principali sostenitori del banchiere.

Sicuramente quasi tutta la Lega, peones e dirigenti, è convinta che l'esito finale sarà l'elezione di Draghi al Colle al termine di una trattativa estenuante sul nuovo governo. I leghisti più vicini a Salvini, dall'inizio di questa trattativa, ammettono che non si opporrebbero a questa ipotesi, anche se non è la prima opzione del partito di via Bellerio. Nella Lega si dice che oggi sia stato Draghi a convocare Salvini.

Quel che è certo è che il segretario leghista ha chiesto al premier quello che chiede in pubblico da settimane, cioè un "cambio di passo" al ministero dell'Interno. Il che, tradotto dal 'salvinese', è una richiesta per sé di ritorno al Viminale. O quantomeno per la Lega visto che difficilmente gli alleati di centro sinistra approverebbero una simile eventualità.

L'impressione è che il segretario leghista non abbia avuto da Draghi garanzie sulla richiesta di un governo più politico, richiesta condivisa anche da Letta. Da qui il comunicato congiunto come possibile 'segnale' al premier. Ma sul tavolo resta anche l'altro piano: trovare un nome di alto profilo di area di centrodestra attorno al quale, alla quarta votazione, intercettare la convergenza di altri partiti al di fuori della coalizione.

Salvini ha annunciato che farà "diverse proposte" nelle prossime ore e certamente ha parlato di nomi con Conte, come lui tra i meno entusiasti sostenitori di Draghi. Tra i nomi che potrebbero intercettare il voto M5S ci sono quelli di Maria Elisabetta Casellati e Franco Frattini.

Nella rosa dei nomi compaiono anche Marcello Pera, Giulio Tremonti e Carlo Nordio. Questi ultimi fatti da Meloni. "Sull'ipotesi Draghi al Quirinale non ci siamo finora espressi nel merito", avrebbe detto la leader di FdI all'assemblea del partito. "Fratelli d'Italia, a differenza degli altri partiti, non ha vincoli con l'attuale premier ma non si può motivare il no alla sua candidatura con la necessità che la legislatura vada avanti perché questo non è il nostro obiettivo.

La candidatura di Draghi è un problema della maggioranza e non nostro ma se fosse legata ad un accordo per dare vita a un nuovo governo, decisamente non partirebbe bene". Si vedrà se nelle prossime ore se emergeranno altri candidati o come risponderà il centrodestra se Matteo Renzi dovesse proporre la candidatura di Pierferdinando Casini.