Strappo al Copasir: si dimettono Elio Vito (FI) e Adolfo Urso (FdI)

Strappo al Copasir: si dimettono Elio Vito (FI) e Adolfo Urso (FdI)

Ancora nessun accordo  fra le forze politiche. Pressing di Fratelli d'Italia sulla Lega

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© Pierpaolo Scavuzzo/AGF - Raffaele Volpi, presidente del Copasir

AGI - Arrivano a sorpresa le dimissioni di Elio Vito, deputato di Forza Italia, dal Copasir. E, a stretto giro, è il vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Adolfo Urso, senatore di FdI, a scrivere alla presidente Elisabetta Casellati dicendosi pronto a compiere lo stesso passo ("Le manifesto la mia
intenzione a rendere disponibile il mio mandato") visto che, osserva, non vi è ancora alcuna traccia di un possibile accordo politico. Accordo auspicato proprio dalla stessa Casellati e dal presidente della Camera Roberto Fico, e indicato come unica strada per trovare una soluzione capace di sbloccare lo stallo.

Ma le due mosse non sembrano, almeno per il momento, smuovere più di tanto le acque. Le altre forze politiche, infatti, non sarebbero intenzionate a seguire l'esempio del collega Vito. Ad ora, nè M5s nè gli altri alleati di governo (Dem, Iv e l'altro componente azzurro del Comitato), fanno sapere fonti parlamentari, avrebbero in serbo a breve analoghe decisioni per azzerare tutto e, quindi, costringere anche Volpi a farsi da parte.

Pressing di FdI su Lega

Intanto cresce il pressing di FdI sulla Lega. Il partito guidato da Giorgia Meloni, viene spiegato da chi si sta occupando del dossier, si attende "che si dimetta il presidente Volpi". Per FdI "è importante la separazione dei due ambiti: la presidenza e il riequilibrio in commissione. Sono due questioni separate e diverse", viene specificato. "Nel caso in cui cambiasse la presidenza del Comitato", da assegnare appunto a FdI come prevede la legge, "non rivendicheremmo più anche il riequilibrio della composizione del Copasir". Una sottolineatura rivolta a Pd, M5s e al resto della maggioranza che teme, una volta rassegnate le dimissioni, di subire un ridimensionamento come conseguenza del riequilibrio (la legge dispone che il Copasir sia composto per il 50% dalla maggioranza e per il restante 50% dalle forze di opposizione). Anche se proprio Casellati e Fico, nella lettera inviata a Volpi, spiegavano di ritenere "non sussistenti i presupposti per procedere a un rinnovo della composizione dell’organo", in quanto "una eventuale revisione della composizione del Comitato, finalizzata a garantire la pariteticità tra maggioranza e opposizioni, determinerebbe una palese sovra rappresentazione dei gruppi Fratelli d’Italia". Insomma, resta lo stallo, anche se è ripresa l'attività del Comitato, che ha audito Franco Gabrielli, sottosegretario con delega ai Servizi. Tra i temi affrontati anche l'Agenzia per la cybersicurezza.

 L'auspicio di Salvini: si azzera e si riparte

Quanto a Raffaele  Volpi, fanno notare dal suo entourage, prosegue con la sua attività così come indicato da Fico e Casellati. Il presidente, si sottolinea, conferma le due proposte avanzate nella sua lettera: le dimissioni in blocco del Comitato o la revisione della legge sui servizi che non è più al passo con i tempi. La prima soluzione è quella indicata più volte anche dal segretario leghista Matteo Salvini. "Il mio auspicio è che si dimettano tutti. Si azzera e si riparte da capo", ha ribadito anche oggi durante la registrazione di Porta a Porta. Intravede spiragli il capogruppo azzurro Roberto Occhiuto, secondo il quale dallo stallo si "esce con la buona politica e con un accordo, che penso non tarderà ad arrivare, tra maggioranza e opposizione". Per Occhiuto, però "va fatto un ragionamento di più ampio respiro. La legge che regolamenta il Copasir va assolutamente aggiornata, sia nei punti che riguardano la presidenza che in quelli che riguardano la composizione, e il Parlamento dovrà farsi carico di questo".

La maggioranza alla Camera si spacca sulla mozione di FdI

Intanto, la maggioranza si spacca e il governo si 'salva' per 21 voti. Il centrodestra compatto, infatti, vota a favore della mozione di Fratelli d'Italia su Borsa Italiana, nonostante il parere contrario dell'esecutivo. Il testo viene respinto dall'Aula della Camera per soli 21 voti di differenza (236 i no, 215 i voti a favore, 4 gli astenuti). L'Aula approva invece la mozione di maggioranza con 406 voti favorevoli, 50 astenuti e nessun voto contrario (FdI si è astenuta). La mozione di FdI era sottoscritta anche da Forza Italia. E proprio uno dei cofirmatari azzurri, Sestino Giacomoni, in Aula ha rivolto un appello alla maggioranza per votare a favore anche il testo a prima firma Giorgia Meloni. Stesso auspicio espresso da Marco Osnato, di FdI.

Forza Italia ha firmato anche la mozione Meloni perchè "viene scritto in modo chiaro che per garantire la sicurezza degli asset strategici del Paese si può e si deve ricorrere anche all'utilizzo della Golden power. Questo passaggio nella mozione della maggioranza è scomparso, ma tutti credo siamo consapevoli che, in un momento così delicato per la nostra economia, le nostre imprese, indebolite dalla pandemia, vadano difese con ogni mezzo, anche estendendo le norme sulla Golden power alle piccole e medie imprese, se rappresentano filiere strategiche per il nostro Paese", ha spiegato Giacomoni, presidente della Commissione di vigilanza su Cassa depositi e prestiti, in merito al processo di vendita della società Borsa Italiana Spa. "La nostra mozione punta ad accompagnare l'autonomia di Borsa italiana, la tutela degli investimenti italiani delle Pmi, puntando sull'innovazione tecnologica ed enfatizzando il ruolo dell'Italia nel sistema finanziario nazionale. Il mio auspicio è che chi insieme a noi ha condiviso questi impegni voglia portare avanti anche oggi questa mozione. Non vogliamo pensare che il sostegno di questa proposta possa derivare dal timore di votare favorevolmente su qualcosa che ha come prima firma il leader dell'opposizione", ha sottolineato Osnato.