Un governo di unità nazionale non si può fare, secondo Prodi

Un governo di unità nazionale non si può fare, secondo Prodi

L'ex premier suggerisce di individuare un programma di due-tre punti e rimettersi in sintonia con il Paese. Invece, osserva, "ogni partito è rimasto prigioniero del suo passato"

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© Armando Dadi / AGF -  Romano Prodi 

AGI - "Il governo diventa grande se pensa in grande. E se mette all'ordine del giorno il futuro e non il passato". Romano Prodi, intervistato dal 'Messaggero', traccia una possibile road map per l'uscita dalla crisi apertasi di fatto nella maggioranza.

Una strada, per il Professore, è preclusa, quella di un esecutivo di unità nazionale: "Non mi sembra una via perseguibile, le tensioni e gli insulti crescono sempre, invece di calare". 

Cosa, invece, si dovrebbe fare? "Ci vorrebbe un partito che indicasse due o tre punti di larghissimo interesse popolare, aprisse un grande dibattito nazionale su questi e si rimettesse così in sintonia con il Paese", suggerisce.

"Mi sono sempre stupito - osserva Prodi - che, quasi vi fosse un istinto masochista, venissero messe all'ordine del giorno del Cdm soprattutto le materie più divisive. Ogni partito è rimasto prigioniero del suo passato. Mantenendo lo sguardo rivolto all'indietro, ha reso più difficile il cammino in avanti".

L'ex presidente del Consiglio non si sottrae a una riflessione sul ritorno in scena di Clemente Mastella, che innescò la fine del Prodi II, come potenziale organizzatore di una 'scialuppa di salvataggio' dell'attuale esecutivo: "Forse vorrà riparare al malfatto. Dio, come diceva il Manzoni, perdona tante cose per un'opera di misericordia".

Tutt'altro discorso per Fausto Bertinotti: "Perdonabile? No, perchè auto-eliminandosi ha reso inutile perfino il perdono".