Tutte le strade sul tavolo per uscire dalla crisi, da un Conte III al voto

Tutte le strade sul tavolo per uscire dalla crisi, da un Conte III al voto

Dopo i nuovi duri attacchi di Renzi contro il presidente del Consiglio, si valutano i diversi scenari in caso di uscita di Italia Viva dalla maggioranza: dal rimpasto al governo di unità nazionale, senza escludere le elezioni anticipate

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© Alessandro Serranò/AGF - Giuseppe Conte

AGI - Conclusi i pochi giorni di pausa per le festività, già dalle prossime ore giungeranno al pettine i nodi che ingarbugliano i rapporti nella maggioranza e nel governo. Diverse, dal punto di vista politico e istituzionale, le strade che si possono percorrere, diversi gli approdi, dal rimpasto al Conte ter, dal governo di unità nazionale alle elezioni.

La premessa è che di crisi di governo si può parlare solo nel momento in cui il premier viene sfiduciato o si dimette e che prima di allora il presidente della Repubblica non ha nessun ruolo ufficiale. Può sentire i protagonisti, lo ha già fatto nelle scorse settimane avendo colloqui con tutti i leader politici oltre che con il presidente del Consiglio; può consigliare, suggerire, mettere in guardia, rammentare i precedenti. Ma non può compiere scelte operative, e tra l’altro l’attuale inquilino del Colle non ha mai amato intervenire se non quando è stato strettamente necessario.

Le richieste di Renzi

Dopo i rilievi di Matteo Renzi, ma anche del Pd, del M5s e di Leu, Conte potrebbe accogliere tutte le loro richieste e le fibrillazioni potrebbero rientrare. Per capire se questa strada sarà percorribile bisognerà attendere la prima riunione di maggioranza e il primo Consiglio dei ministri, che si dovrebbero svolgere nella prima settimana di gennaio. In questo caso il Presidente della Repubblica non entrerebbe mai in scena.

Conte potrebbe accogliere molte delle richieste dei partiti e tra queste anche l’idea di un rafforzamento della squadra. Si andrebbe a un rimpasto, cioè all’ingresso di nuovi ministri al posto di altri, e magari anche all’affiancamento a Conte di due vicepremier. In caso di un rimpasto cospicuo il Capo dello Stato potrebbe consigliare un nuovo passaggio parlamentare per ottenere una nuova fiducia senza dover però passare da una crisi. Nascerebbe così un governo Conte II bis.

L'uscita di Italia Viva

Se invece Matteo Renzi ritirasse la delegazione di Iv dal governo, la crisi sarebbe nei fatti e sarebbe difficile per Conte evitare una crisi formale. Il premier ha detto che intenderebbe andare in Parlamento senza dimettersi per cercare voti con i quali 'sostituire' quelli di Iv, ma al netto dell'attuale indisponibilità di molti, sarebbe difficile far nascere un nuovo governo senza l'apertura di una crisi formale, sostituendo una forza con un'altra senza passare da una cesura.

Conte dovrebbe quindi molto probabilmente salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, potrebbe avviare consultazioni proprie per verificare se la crisi può rientrare. Italia viva potrebbe ritirare la delegazione ma continuare a sostenere il governo con un appoggio esterno (cosa che però Renzi ha escluso) o potrebbe decidere di far mancare la sua fiducia. In quest’ultimo caso la crisi sarebbe conclamata e si dovrebbero aprire le consultazioni del Presidente della Repubblica.

Le ipotesi di maggioranze diverse

La crisi potrebbe risolversi positivamente se si desse vita a un nuovo governo. Sul tavolo le possibilità sono la nascita di un Conte III se al posto di Iv entrasse una nuova forza di maggioranza. Oppure la nascita di un governo di larghe intese guidato da un’altra personalità (alcuni fanno il nome di Mario Draghi, anche se il diretto interessato non ha ancora fatto sapere nulla ufficialmente sulla sua eventuale disponibilità). Difficilmente ci sarà un governo del Presidente perché Mattarella ha più volte fatto sapere di non amare questo tipo di esecutivo. La responsabilità di governare deve avere sede a palazzo Chigi con il sostegno del Parlamento.

Se le trattative per far nascere un nuovo governo si trascinassero per troppo tempo, infine, sarebbe anche difficile contrastare l’obiezione che l’attuale Parlamento non è legittimato a proseguire la legislatura e lo scivolamento verso elezioni anticipate potrebbe prendere corpo. Il voto in primavera resta dunque una possibilità sul tavolo, nonostante la situazione non la consigli tra le scelte da preferire.