Sul governo aleggia lo spettro del rimpasto di Natale

Sul governo aleggia lo spettro del rimpasto di Natale

Dopo lo strappo di Renzi, il premier Conte convoca i partiti di maggioranza per un chiarimento che ha il sapore delle consultazioni

Su governo aleggia spettro rimpasto Natale

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FILIPPO MONTEFORTE / AFP - Giuseppe Conte

AGI - Nessuno, fra le forze politiche di governo, vuole chiedere il rimpasto di governo. Ma in molti sperano che qualcuno, al momento giusto, lo chieda. Questo, in estrema sintesi, la fotografia della maggioranza dopo lo strappo di Matteo Renzi. Togliere di mezzo la cabina di regia sul Recovery Fund e la struttura sulla cyber security: sono queste le richieste irrinunciabili che i renziani sbattono sul tavolo del presidente del Consiglio.

Certo, la struttura sulla gestione del Recovery Fund è il campo di battaglia fra Renzi e Conte. I renziani, con Teresa Bellanova, hanno ribadito che senza una marcia indietro di Conte su questo punto le "postazioni" di Italia Viva al governo sono a disposizione. Lo stesso concetto lo aveva espresso ieri matteo Renzi con una intervista che, per il veicolo scelto e la tempistica, è apparsa come uno schiaffo al premier. Impegnato nel vertice europeo sui fondi per far fronte all'emergenza economica, Conte ha appreso da El Pais che i renziani sono ancora sul piede di guerra, tanto da evocare la fine del governo e l'inizio di un nuovo esecutivo, magari più largo.

Parole raccolte immediatamente da Matteo Salvini che sembra aver abbandonato la linea delle elezioni subito per sposare quella della responsabilità: si va ad elezioni, ma con un altro governo e la Lega è pronta a farne parte. Si sfila immediatamente Giorgia Meloni che, al contrario, esclude categoricamente qualsiasi ipotesi di accordo fra il suo partito, Fratelli d'Italia, e l'asse costituito da Pd-M5s. I Cinque Stelle sono contrari a un 'supergoverno' allargato al centrodestra, "non ci entreremmo mai", spiega un pentastellato.

I dem non ci pensano minimamente. Come vanno ripetendo i dirigenti di primo livello, la strada maestra in caso di crisi politica è il voto. "Il governo attuale era l'unica alternativa a quello Lega-M5s e se fallisce, l'unica strada che rimane è quella che porta alle urne", ribadisce il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia. Fra i gruppi parlamentari dem, tuttavia, sono molti i mal di pancia nei confronti del premier e lo si è visto anche durante il dibattito seguito alle dichiarazioni di Conte in Parlamento quando lo stesso capogruppo, Graziano Delrio, ha invitato a usare maggiore "umiltà" nel processo decisionale, coinvolgendo di più il Parlamento.

Nessuno, tuttavia, si sentirebbe di scommettere su un governo modello Ursula. Ma nemmeno su un rimpasto: "In queste cose sai dove cominci, ma non sai mai dove vai a finire", sintetizza un deputato dem. E poi c'è il fatto, non residuale, che "una crisi in questo momento necessiterebbe di alternative immediate". Paradossalmente, però, questo è anche l'elemento che rende più difficile la via delle urne: c'è da governare la crisi economica, prima ancora di quella politica, c'è la 'sfida' della gestione del vaccino anti Covid da distribuire, c'è la presidenza italiana del G20 che entrerà nel vivo a maggio.

Sfide per le quali serve un governo solido e pienamente legittimato. Da qui partono anche i dubbi del M5s sulla eventuale crisi e le possibili soluzioni. A livello di governo, fra i Cinque Stelle, nessuno vuole il rimpasto perchè si tratterebbe di un processo che, potenzialmente, rimetterebbe in gioco tutti gli equilibri all'interno dell'esecutivo. A livello parlamentare, invece, non sono pochi quelli che, spiega una fonte M5s, vedrebbero con favore una eventualità del genere, non fosse che per la possibilità di vedersi 'premiati' con incarichi di governo o sottogoverno. 

Certo - viene spiegato da fonti parlamentari M5s - se Conte mantenesse l'assetto attuale, mettendo mano ai soli dicasteri guidati da tecnici, quello della Ricerca e quello dell'Interno, le cose cambierebbero. In sintesi, il M5s non chiederà mai un rimpasto, ma "non farebbe le barricate" se dovesse presentarsi l'ipotesi di un tagliando al governo che garantisse gli incarichi attuali dei Cinque Stelle e non venisse toccato l'assetto complessivo, ovvero il peso delle forze politiche all'interno dell'esecutivo. 

Una eventualità che, tuttavia, rimane remota se è vero che la crisi (sempre che venga aperta veramente) è innescata da Italia Viva. I renziani non rimarranno certo a guardare, nel caso si proceda a una riassegnazione delle caselle. Ufficialmente nessuno esplicita 'appetiti' per questo o quell'incarico, ma sondando gli umori dei parlamentari di Italia Viva, in molti segnalano la "sottorappresentanza" dei renziani al governo.

Per Matteo Renzi "il problema non sono le poltrone", ma fuori da Italia Viva, nella maggioranza, si parla di un interessamento dei renziani al ministero della Difesa, attualmente guidato da Lorenzo Guerini. "Qualcosa succederà nelle prossime ore", dice una fonte di primo piano dei Cinque Stelle, riferendosi agli incontri che il premier ha annunciato, prima con le singole forze di maggioranza e poi collegialmente. Incontri che appaiono già come "delle consultazioni", viene aggiunto. "E chissà che non si approfitti proprio delle feste per procedere al rimpasto, o all'inciucio, approfittando della distrazione degli italiani". D'altra parte, "l'ultima volta si è approfittato del Ferragosto". 

Al Colle rinnovano l'invito alla "saggezza" indicando i due fronti aperti, Covid e vaccinazioni innanzitutto e utilizzo lungimirante e serio dei fondi del Recovery. Quale sia la guida migliore per questa fase è decisione che spetta ovviamente al Parlamento, sono le forze politiche che costruiscono e distruggono le maggioranze. Ma alcuni orientamenti sono stati fatti trapelare su quali sono i passaggi ineludibili: in caso di rimpasto corposo servirebbe un nuovo voto di fiducia al Conte 2 bis, in caso di caduta del governo la via maestra sono le elezioni anticipate.

Al momento, stando alle posizioni espresse dai partiti, non si vede infatti una maggioranza europeista già pronta in Parlamento che possa subentrare 'in corsa' a quella rosso-verde e una fase di crisi aperta lunga e sfilacciata non garantirebbe le rapide risposte di governo di cui i cittadini e l'Europa hanno bisogno in questo momento.