Covid: si muovono le Regioni, il Governo prende ancora tempo

Covid: si muovono le Regioni, il Governo prende ancora tempo

Sul tavolo l'ipotesi di un nuovo dpcm. L'esecutivo vuole valutare l'effetto delle misure prese. Il premier Conte: "Pronti a intervenire se necessario".

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©  AGF - Giuseppe Conte

AGI - "Per ora" non è previsto un nuovo Dpcm. In quel "per ora" pronunciato da un esponente di governo si racchiude tutta l'attesa e la tribolazione dell'esecutivo di fronte all'aumento dei contagi. L’orientamento è quello di prendere ancora tempo, almeno 48 ore, per valutare la curva dei contagi, poi si deciderà il da farsi. In Consiglio dei ministri si sono esaminati gli ultimi dati ma non si è presa alcuna decisione, secondo quanto viene riferito.

Il premier Conte: pronti ad intervenire di nuovo se necessario

"Siamo pronti a intervenire nuovamente se necessario", ha spiegato il presidente del Consiglio Conte questa mattina alla Camera. "La situazione è critica ma è diversa da quella di marzo", ha osservato illustrando le misure prese e che saranno valide fino al 13 novembre e rivendicando il fatto che "l'Italia è stata la nazione che per prima con coraggio, con determinazione ha scelto di assumere misure molto rigorose".    

Covid, la preoccupazione del governo cresce

Ma all'interno del governo la preoccupazione cresce. Sul tavolo la possibilità di una stretta sulle palestre, sulla movida, sui trasporti, un ricorso più massiccio allo smart working e ai controlli ma senza intaccare le attività commerciali in quell'equilibrio tra salute ed economia che il presidente del Consiglio continua a preservare. Nulla è deciso. Intanto aumentano i timori anche nelle forze della maggioranza sulle risposte da fornire ai cittadini.

I timori nella maggioranza

"Non vorrei che questa seconda fase portasse alla sfiducia nelle istituzioni, a un minore senso di affidamento e protezione", ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Delrio chiedendo "spirito di unità e responsabilità collettiva", affinché "le decisioni vengano prese insieme" e premettendo che "non e' il momento di raccontarci che tutto va bene" e che non ci deve essere "uno scaricamento di responsabilità nei vari livelli".     

L'ala rigorista dell'esecutivo per nuove misure

L'ala rigorista dell'esecutivo preme per nuove restrizioni mentre al momento il potere di una maggiore 'stretta' è lasciato alle regioni. Che si muovono in ordine sparso, anche sulla scuola. Il governo sta cercando di difendere la didattica in presenza. "E' un'esperienza irripetibile di formazione culturale e umana", il 'refrain' del premier, "non possiamo permetterci che uno dei principali assi portanti del Paese possa subire ulteriori compromissioni, ulteriori sacrifici". L’obiettivo è quello di insistere sullo scaglionamento degli ingressi, con la possibilità anche di turni pomeridiani".

Lo scontro sulla scuola

Una posizione portata avanti anche dal responsabile dell'Istruzione Azzolina che ha scritto a De Luca e a Fontana per invitarli ad adottare soluzioni alternative. Fronte aperto con i governatori che hanno deciso per la didattica a distanza. Ultimo ad intervenire in questa direzione il presidente della Puglia, Emiliano. Tra i dem ci sono sensibilità diverse anche su questo tema ma il Pd nella direzione di domani, pur insistendo sulla tesi sull'importanza dell'utilizzo dei fondi del Mes e di andare verso un patto di legislatura, non tenterà di 'forzare' sulle politiche del governo sull'emergenza Covid. "Il nostro nemico è il Coronavirus. Non le regole per sconfiggerlo", scrive su Facebook il segretario Zingaretti.

Conte per ora 'resiste' e punta su interventi mirati

Speranza e anche altri ministri dem vorrebbero una linea maggiormente dura mentre i ministri M5s sono schierati al fianco del premier e di Gualtieri e pure Italia viva rimarca la necessità di evitare un altro lockdown. La posizione del presidente del Consiglio resta per ora quella di puntare a interventi mirati e selettivi e non generalizzati. Ma non si esclude nei prossimi giorni una nuova stretta. 

L'allarme degli scienziati

E mentre si sta studiando come fronteggiare il diffondersi del virus nelle grandi città con l’allarme sempre più pressante degli scienziati ("Ci troviamo di fronte a un andamento esponenziale perché non abbiamo fatto quello che avremmo dovuto fare 2 settimane fa. Nelle aree metropolitane c'è un indice di trasmissione del 2.3", le parole di Walter Ricciardi, professore di igiene all'Università Cattolica e consigliere del ministro della Salute) le Regioni valutano un ulteriore giro di vite.

Le Regioni valutano ulteriore giro di vite

Così per esempio la Sardegna (lockdown per 15 giorni) mentre Lombardia, Campania e Lazio hanno già adottato il coprifuoco, rispolverando il metodo delle autocertificazioni. La Campania ha vietato anche lo spostamento tra province, Lombardia e Piemonte hanno chiuso i centri commerciali nei week end, Roma invece dichiara off limits alcune zone della movida.

Speranza: tamponi anche in farmacia

Domani ci sarà una nuova conferenza Stato-Regioni in cui si affronterà il tema delle ordinanze mentre oggi il governo ha discusso con i governatori del tracciamento dei positivi e della necessità di semplificare le procedure. Il ministro per gli Affari regionali Boccia ha annunciato un bando per duemila operatori per potenziare le attività di tracciamento, il responsabile della Salute Speranza una convenzione con i medici di medicina generale. I tamponi rapidi – questa la novità – presto si potranno fare in farmacia.