Da Roma a Strasburgo, l'ascesa di Giorgia Meloni e FdI

 Da Roma a Strasburgo, l'ascesa di Giorgia Meloni e FdI

La leader di Fratelli d'Italia eletta presidente del Partito Conservatori-riformisti europei, prima italiana a guidare un partito continentale

Giorgia Meloni presidente Ecr Fratelli d'Italia 

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ALBERTO PIZZOLI / AFP - Giorgia Meloni

A livello nazionale, la conquista della Puglia ad opera di Raffaele Fitto sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma l'elezione odierna di Giorgia Meloni a presidente del partito dei Conservatori e riformisti europei (prima donna italiana a guidare una forza politica continentale) appare il corollario di una serie di opzioni che si sono rivelate felici e - cosa che non guasta mai - anche di circostanze favorevoli. Tanto da fare di Fratelli d'Italia l'unico partito in costante ascesa e metterne in evidenza l'intuito politico al di là dei confini italiani, imponendola all'attenzione del panorama conservatore internazionale.

Le elezioni del 2018 e le Europee

A partire dalle ultime elezioni politiche del 2018, dove FdI ottenne il 4,3 per cento dei voti, contro il 14 per cento di Forza Italia e il 17,4 per cento della Lega di Matteo Salvini. Poi, la decisione di non entrare nel primo governo Conte assieme all'alleato Salvini, un'ipotesi che a un certo punto parve concretizzarsi, per poi essere derubricata ad appoggio esterno e sfumare definitivamente. Alle Europee del maggio successivo, nelle quali il partito di via Bellerio ha preso il 34,3 per cento, FdI ha ottenuto il 6,4 per cento, un incremento non paragonabile al raddoppio della Lega e non sufficiente a operare un sorpasso su Forza Italia (allora all'8,8 per cento). La non compromissione con l'esperienza gialloverde ha dotato però Meloni di un efficace argomento di coerenza politica nei confronti dell'elettorato di centrodestra, associato a un utilizzo sempre più penetrante della comunicazione sui media e sui social. Il tutto, non disgiunto da una riconosciuta (anche dagli avversari) abilità oratoria.

2019 anno d'oro, vittoria in Abruzzo e Marche e il sorpasso di FI

In quest'ottica, il 2019 è stato l'anno d'oro di FdI, perché il suo inizio è coinciso con la vittoria in Abruzzo e la conquista del primo governatore, Marco Marsilio (prima di bissare nelle Marche con Francesco Acquaroli) che si accompagna a un raddoppio dei consensi in una regione non tradizionalmente generosa nei suoi confronti. Stesso discorso in Sardegna e in Basilicata, dove FdI è avanzata sensibilmente attestandosi sulle percentuali delle Europee, prima dell'exploit in Umbria che ha certificato un risultato a cifra doppia (10,4 per cento) e il sorpasso su Forza Italia, di fatto doppiata. Sono le settimane del discorso alla manifestazione unitaria del centrodestra a Roma della fine di ottobre del 2019, in piazza San Giovanni, l'ormai celebre "Io sono Giorgia, sono una madre, sono una cristiana", ben presto diventato virale, che ha contribuito, contrariamente alle intenzioni di chi aveva diffuso in Rete "meme" e remix, ad aumentare la popolarità e la simpatia della leader di FdI. 

La presidenza dell'Ecr

In quella manifestazione, secondo il parere di tutti gli addetti ai lavori, fu proprio Meloni a rubare la scena agli altri due leader e a galvanizzare gli animi della piazza. Il gradimento nei suoi confronti ha fatto registrare un'impennata, con percentuali che sono schizzate oltre il 45 per cento. Parallelamente, le intenzioni di voto, supportate dai risultati reali nelle varie tornate amministrative e regionali che si sono succedute in questi mesi, hanno indicato un consenso stimato attorno al 15 per cento, mentre la Lega si ridimensionava costantemente, dopo il boom delle Europee e la acduta del governo M5s-Lega deciso da Salvini. Proprio in questa fase, Meloni e il suo partito hanno acquisito quel rilievo internazionale, impensabile fino a qualche mese prima, oggi culminato con la nomina a presidente dell'Ecr.

Sul fronte continentale, con la simpatia sempre più forte con Viktor Orban (ospite, un anno fa, di Atreju) e con la scelta di aderire a Bruxelles e a Strasburgo non alla destra ipersovranista di Marine Le Pen e di Salvini, ma al gruppo dei Conservatori, dove già prima di ottenere la segreteria FdI risultava essere una componente fondamentale, tanto da esprimere il capogruppo Raffaele Fitto, e su quello atlantico con la partecipazione alla Conference dei conservatori a Washington e al National Prayer Breakfast nel Maryland, nel primo caso alla presenza del presidente Usa Donald Trump. Che Oltreoceano fosse stata inaugurata una "strategia dell'attenzione" nei confronti di FdI e di Meloni era apparso chiaro quando, all'inizio di quest'anno, il New York Times aveva inserito quest'ultima nei 20 personaggi mondiali emergenti che "potrebbero disegnare il futuro". Una previsione che appare oggi a maggior ragione centrata e, tornando al perimetro nazionale, comporta la rincorsa all'obiettivo dichiarato (e forse virtualmente raggiunto) di superare M5s e di andare sopra il 15 per cento raggiunto da Alleanza Nazionale nel 1996, che rappresenta il massimo storico per un partito della destra nazionale raggiunto nella storia dell'Italia repubblicana.