La rivolta dei deputati M5s contro la dittatura di Casaleggio su Rousseau

La rivolta dei deputati M5s contro la dittatura di Casaleggio su Rousseau

 Tre deputati si autosospendono. Gli stati generali non ancora convocati e  la lettera di Casaleggio contro gli eletti morosi infiammano dibattito interno al Movimento 5 stelle

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 Davide Casaleggio Beppe Grillo

AGI  - Tre deputati hanno deciso di autosospendersi dal Movimento 5 stelle denunciando le richieste politiche alle quali in questi mesi non sono arrivate risposte con la "ciliegina sulla torta" della e-mail di Davide Casaleggio 'contro i morosi' che non versano la quota, gesto considerata "vergognoso". Lo scrivono Fabio Berardini, Carlo Ugo de Girolamo e Paolo Romano su Facebook. La prima tra le necessità indicate è che la piattaforma Rousseau diventi di M5s e sia gestita da un organismo eletto democraticamente e "trasparente su ogni spesa". 

"Il fatto che a pochi giorni dalle elezioni Casaleggio abbia lanciato un attacco pubblico a mezzo stampa al Movimento 5 Stelle è vergognoso e stentiamo a capire quale gioco politico possa esserci dietro una presa di posizione così netta", denunciano i tre deputati, "in una situazione che di chiaro e ben definito non ha nulla. Gestire la piattaforma Rousseau significa gestire il potere all'interno del Movimento 5 Stelle: non solo le fondamentali votazioni (compresa quella effettuata a Ferragosto in cui ha votato il 28% degli aventi diritto) ma anche gestire (o possedere?) i dati sensibili di tutti gli iscritti del M5s, comunicazioni, candidature, liste, votazioni: uno strumento che diventa un’arma a doppio taglio nel momento in cui, unilateralmente, si decide di adottare questo genere di atteggiamento. Una distorsione, un'anomalia grave, segnalata da mesi e purtroppo mai affrontata fino ad ora (senza tenere conto dell'appello lanciato nei giorni scorsi da oltre 30 parlamentari del gruppo Parole Guerriere)", si legge. È giunto il momento di chiarire una volta per tutte questi rapporti", sottolineano Berardini, de Girolamo e Romano.

Le tre richieste

"Queste sono le proposte finora inascoltate e frutto di numerosi confronti con colleghi ed attivisti:

  1. La piattaforma Rousseau deve essere gestita direttamente dal Movimento 5 Stelle tramite un organismo eletto democraticamente e trasparente su ogni spesa;
  2. Il Movimento 5 Stelle si deve dotare di una struttura organizzativa chiara, democratica ed efficace, superando il modello fallimentare dei facilitatori. Occorre fissare a stretto giro una data per gli "Stati Generali", stabilendo a priori le 'regole del gioco', modalità ed obiettivi, solo dopo una reale forma di condivisione con la nostra base;
  3. Il Movimento deve utilizzare i soldi sui territori a supporto dei nostri gruppi locali e dei consiglieri comunali (che dovevano essere i nostri "eroi" in prima linea) per la formazione, la tutela legale ed eventi", sono le richieste.

"Nei mesi scorsi abbiamo provato in tutti i modi ad avviare una discussione per chiarire i rapporti tra l'Associazione Rousseau ed il Movimento, riportare al centro i valori fondamentali e coinvolgere la base nelle scelte fondamentali senza votazioni calate dall'alto, il tutto in nome di quella democrazia e trasparenza che da sempre animano (o avrebbero dovuto animare) i valori del Movimento. Nessuna risposta è, purtroppo, mai arrivata. In attesa che questo appello, esteso ai tanti colleghi che volessero condividere pubblicamente questi punti per dare un forte segnale, venga preso seriamente e concretamente in considerazione, non resta che prendere una decisione sofferta quale ultimo grido di aiuto, autosospendendoci con effetto immediato dal Movimento 5 Stelle. È il momento di disegnare insieme una chiara indicazione della rotta da seguire se non vogliamo naufragare definitivamente e scomparire dai territori", concludono. Intanto, dalla Casaleggio arriva la precisazione: nessun contributo da parte dei parlamentari viene versato all'associazione