Supermedia AGI/YouTrend: giù Lega e Pd, crescono FdI e M5s

Supermedia AGI/YouTrend: giù Lega e Pd, crescono FdI e M5s

I partiti di maggioranza crescono complessivamente di mezzo punto, il centrodestra cala di 0,2 punti

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© Michele Amoruso / AGF 
- Matteo Salvini, Lega

L’ultima Supermedia dei sondaggi prima della pausa estiva ci restituisce un quadro molto diverso rispetto a un anno fa. L’agosto 2019 fu insolitamente ricco di eventi che rivoluzionarono il quadro politico italiano, con la fine dell’esperienza di governo giallo-verde e la nascita di una nuova alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

È piuttosto improbabile che un simile sviluppo possa ripetersi anche quest’anno, ma non è questo l’unico motivo della diversità rispetto a dodici mesi fa. Ad essere cambiati molto, infatti, sono i rapporti di forza dei partiti fotografati dai sondaggi.

Come un anno fa, la Lega è il primo partito: ma, secondo la nostra Supermedia, in un anno ha perso circa 12 punti percentuali, scendendo dal 36,8% al 24,6% (dato in calo dello 0,9% rispetto a due settimane fa). I principali beneficiari di questo crollo sono i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, cresciuti di quasi 9 punti (dal 6,4% al 15,3%) e che anche oggi fanno registrare un aumento consistente su base quindicinale (+0,7%).

Di fronte a queste due variazioni così eclatanti, sorprende la relativa stabilità del PD (20,3%) e del M5S (16,6%) che si sono mossi pochissimo rispetto a dove erano un anno fa. Entrambi hanno perso circa un punto a testa – ma i 5 stelle da qualche tempo sono in risalita, e anche nelle ultime due settimane hanno guadagnato mezzo punto. È stabile anche Forza Italia, intorno al 7% ieri come oggi.

Perché allora diciamo che i rapporti di forza sono cambiati? Innanzitutto, perché non esiste più un partito egemone: lo era un anno fa la Lega, che aveva 15 punti di vantaggio sul suo più diretto inseguitore (il PD) e addirittura 30 punti su FI e FDI, allora in competizione per il quarto posto.

Oggi, la sfida tra i primi 4 partiti si è fatta molto più serrata, con Lega, PD, M5S e FDI racchiusi in meno di 10 punti. Distacchi molto ridotti portano inevitabilmente a una maggiore competizione tra i partiti, anche (e soprattutto) tra quelli più vicini ideologicamente, magari facenti parte di una stessa coalizione in cui diventa più difficile imporre – o rispettare – un criterio “gerarchico”.

Un’altra differenza è quella che emerge dai rapporti di forza tra maggioranza e opposizione (o meglio, opposizioni). Quando cadde il governo giallo-verde, un anno fa, Lega e M5S messi insieme potevano contare su oltre il 50% dei consensi, e soprattutto su due opposizioni divise (Forza Italia e FDI da un lato, PD e sinistra dall’altro), impossibilitate a unire le forze e poco coese persino al loro interno.

Oggi la situazione è molto più equilibrata, con una maggioranza di governo giallo-rossa che raccoglie i consensi di poco meno del 43% degli italiani, circa 5 punti in meno rispetto all’opposizione di centrodestra. Anche oggi, come ieri, esiste un’altra opposizione (quella di centrosinistra “liberale” costituita da Più Europa e Azione) ma rispetto ai due blocchi principali è piuttosto ininfluente, sia in termini di consensi (4,7%) sia – soprattutto – di peso parlamentare.

Non molto è cambiato, invece, per quanto riguarda i rapporti di forza tra le coalizioni che si presentarono davanti agli elettori in occasione delle elezioni politiche che diedero inizio all’attuale legislatura. Va detto che il 4 marzo 2018 appare sempre più lontano, anche dal punto di vista politico: i contorni di quelle coalizioni si stanno sempre più sfumando, e presto queste analisi potrebbero rappresentare poco più di una curiosità statistica.

Tuttavia, è interessante rilevare come il centrodestra sia tutt’ora – ieri come oggi – l’area politica di gran lunga più consistente, e che raccoglie da sola quasi metà dei consensi totali degli italiani. L’area di centrosinistra che fa riferimento al PD (includendo anche le due scissioni di Italia Viva e Azione) e ai suoi alleati come Più Europa accusa circa 20 punti di ritardo. Dieci punti più sotto, infine, troviamo il Movimento 5 Stelle, dimezzato rispetto al 2018, quando raccolse i voti di un elettore su tre.

L’analisi sui consensi alle coalizioni “formato 2018” sono interessanti anche per un altro motivo: le coalizioni a livello locale (regionali e amministrative) continuano infatti, pur con varie eccezioni e specificità, a ricalcare quello schema. E dal momento che a settembre si voterà in oltre un migliaio di comuni e in ben 6 regioni (più la Val d’Aosta) questa misura ci permette di valutare i rapporti di forza che costituiscono la cornice generale delle singole locali.

Concentriamoci sulla tornata di elezioni regionali, su cui sono già stati pubblicati diversi sondaggi. Le sfide meno incerte, in base alle rilevazioni finora pubblicate, sono quelle di Veneto e Campania. Nella prima, in particolare, sembra che solo un cataclisma possa impedire la rielezione di Luca Zaia, che secondo i sondaggi di Demopolis avrebbe oltre 40 punti di vantaggio sul suo sfidante principale, il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni (PD).

Anche il sondaggista Antonio Noto stima un consenso per Zaia al 70% e solo del 18% per Lorenzoni. Un po’ diversa la situazione in Campania: anche in questo caso per Demopolis il governatore uscente Vincenzo De Luca (PD) sarebbe in netto vantaggio – oltre 10 punti – su Stefano Caldoro (centrodestra) mentre per Noto il margine sarebbe più ridotto (45% De Luca, 39% Caldoro). Un sondaggio pubblicato dal Sole 24 Ore stima invece un De Luca vittorioso addirittura con il 65%, contro il 21% del suo principale sfidante.

Nelle altre regioni la sfida è più incerta: come nelle Marche, dove l’uscente Ceriscioli (PD) non si è ricandidato lasciando spazio al sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi; secondo Demopolis, però, in vantaggio sarebbe il candidato di centrodestra Acquaroli (FDI), che per Noto ha un vantaggio di 8 punti (48% contro 40%).

Situazione simile – ma speculare – in Toscana: anche qui il governatore uscente di centrosinistra (Enrico Rossi) non si ricandida e lascia il posto a Eugenio Giani (PD), che dovrà vedersela con Susanna Ceccardi (Lega); nonostante si tratti di una storica regione “rossa”, la sfida potrebbe essere più aperta del previsto: un sondaggio dell’istituto EMG vede Giani avanti di 6 punti, esattamente come per Noto, mentre secondo Demopolis i punti di ritardo accusati dalla Ceccardi sarebbero solamente 3.

Curiosità: la Toscana è l’unica regione al voto dove è previsto un ballottaggio tra i due candidati più votati nel caso che nessuno dei due raggiunga il 40% dei voti. Per quanto si possa trattare di un’eventualità improbabile, il ballottaggio è una variabile da tenere a mente.

Se le Marche “tendono” verso il centrodestra e la Toscana fa altrettanto verso il centrosinistra, la situazione è più complessa in Puglia: qui l’istituto Demopolis vede una situazione incerta, senza nessun favorito; per Euromedia, il governatore uscente Michele Emiliano (PD) è davanti di 2 punti, mentre per Noto sarebbe in vantaggio lo sfidante Raffaele Fitto (FDI) con il 45% contro il 38% di Emiliano.

Da tenere d’occhio in Puglia sarà il consenso degli outsider: non solo Antonella Laricchia del M5S (in una regione dove il Movimento ha fatto tante battaglie, dall’ILVA alla TAP) ma anche Ivan Scalfarotto, candidato di una coalizione di centrosinistra “alternativo” composta da Italia Viva, Più Europa e Azione.

In tutti questi casi, lo schema delle coalizioni è sostanzialmente simile: un candidato del centrosinistra (PD e alleati), un candidato del centrodestra (Lega, FI e FDI), uno del M5S e altri candidati civici oppure outsider. La situazione in Liguria è diversa: qui PD e Movimento 5 Stelle si presenteranno in coalizione a sostegno di un unico candidato, come già avvenuto l’anno scorso in Umbria.

L’abbraccio giallo-rosso che ha dato vita alla candidatura di Ferruccio Sansa (ex giornalista del Fatto Quotidiano) potrebbe però non bastare, dal momento che i sondaggi vedono in vantaggio il governatore uscente Gianluca Toti: è così per Demopolis, ma anche per Euromedia (49% Toti, 42% Sansa) e ancor più per Noto (57% a 40%).

Attenzione, però: molti di questi sondaggi sono stati effettuati quando si era appena usciti dalla fase più acuta della crisi sanitaria, e potrebbero risentire degli effetti della campagna elettorale che quest’anno, in modo alquanto insolito, entrerà nel vivo subito dopo Ferragosto. A settembre, c’è da scommetterci, i sondaggi potrebbero mostrare già delle sorprese.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 23 luglio al 5 agosto dagli istituti Euromedia, Ipsos, Ixè, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 6 agosto sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.