Prove di accordo sul Recovery Fund, sul tavolo la nuova proposta di Michel  

Prove di accordo sul Recovery Fund, sul tavolo la nuova proposta di Michel  

Trattative incessanti dei leader nella seconda giornata di lavori, arriva un compromesso che porta l'Aja ad aprire uno spiraglio. Pre-summit a 7 Conte-Merkel-Macron-Sanchez-Rutte-von der Leyen-Michel. Il presidente del Consiglio Ue suggerisce un taglio dei sussidi compensato da un aumento dei 'rebates', gli sconti sulla contribuzione bilancio europeo 2021-2027. 

recovery fund michel frugali

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FRANCOIS LENOIR / POOL / AFP -  Charles Michel

I capi di Stato e di governo della Ue sono tornati a riunirsi a 27 dopo la fumata nera di ieri per cercare un accordo sul Recovery Fund e il bilancio pluriennale dell'Unione. Dopo un mini-vertice Italia, Francia, Germania, Spagna e Olanda in mattinata, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha presentato una nuova bozza negoziale per provare a uscire dallo stallo dei negoziati, ma dopo circa un'ora di riunione dei leader, il politico belga ha deciso una sospensione dei lavori per iniziare un nuovo giro di consultazioni bilaterali o in formato ristretto.

La nuova bozza di Michel sembra andare incontro alle richieste dei paesi 'frugali', tanto che fonti olandesi hanno già definito il documento "un serio passo nella giusta direzione". La nuova proposta che il presidente del Consiglio europeo ha sottoposto ai leader non modifica la dimensione complessiva del Recovery Fund, che rimane di 750 miliardi di euro, ma prevede che 450 miliardi vengano concessi ai paesi sotto forma di prestiti e 300 miliardi siano invece erogati sotto forma di sovvenzioni (nel testo precedente erano previsti 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti). Allo stesso tempo la nuova 'nego-box' di Michel prevede un aumento di 15 miliardi delle somme gestite direttamente dai Governi nell'ambito della Recovery and Resilience Facility, che passerebbe da 310 a 325 miliardi. Su questo punto tuttavia ci sono diverse resistenze da parte di alcuni governi e la questione è del tutto aperta. 

Per utilizzare le risorse del Recovery gli esecutivi dovranno proporre piani di riforme e investimenti, che andranno approvati dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue a maggioranza qualificata. Ma anche durante l'esecuzione dei piani nazionali un solo Paese potrebbe attivare un "freno d'emergenza" che, secondo la bozza di compromesso pensato da Michel, porterebbe a un riesame dell'intervento sostenuto dall'Europa e potrebbe bloccare l'erogazione dei fondi. Se un paese si oppone all'erogazione dei finanziamenti del Recovery può richiedere entro 3 giorni di sottoporre la questione al Consiglio europeo o all'Ecofin "per affrontare in modo soddisfacente la questione".

La nuova ipotesi di intesa di Michel va decisamente incontro alle richieste dei 'frugali' che incassano anche un aumento dei 'rebates': aumenterebbero infatti gli importi degli sconti a favore di Danimarca (da 197 a 222 miliardi), Austria (da 237 a 287 miliardi) e Svezia (da 798 a 823 miliardi). Per venire incontro alle posizioni espresse dai quattro paesi nordici la bozza Michel prevede una sforbiciata ai finanziamenti di diversi programmi europei: il programma per la ricerca Horizon Europe cui sarebbero destinati 11,5 miliardi subirebbe un taglio di circa 2 miliardi, quello per la sanita' subirebbe una riduzione di 2,7 miliardi, mentre i finanziamenti per lo sviluppo rurale vedrebbero tagliati di 5 miliardi. Non sarebbero piu' a disposizione infine i 26 miliardi previsti inizialmente per supportare la solvibilita' delle imprese.

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© STEPHANIE LECOCQ / POOL / AFP 
Giuseppe Conte e il premier olandese Mark Rutte

Ieri il premier Giuseppe Conte aveva sfidato le posizioni dell'Olanda: "Nulla è incrollabile nella vita, vediamo domani" . Arrivando intorno alla mezzanotte nell'albergo dove alloggiava, il presidente del Consiglio non aveva nascosto la delusione per il fallimento del primo round di trattative, durato circa 14 ore. "Abbiamo ancora da lavorare perché le divergenze ancora ci sono", aveva affermato. Ai cronisti che gli chiedevano  se l'Italia si sarebbe "accontentata" della proposta al vaglio del Consiglio europeo, il premier aveva risposto: "No, nonostante l'impegno generoso, riteniamo che non sia spendibile: riguarda più che altro la governance, la fase attuativa dei piani di Recovery".

"Ci sono anche altri aspetti su cui siamo discutendo". "Abbiamo avanzato una proposta italiana alternativa", aveva spiegato, che prevede "un coinvolgimento anche del consiglio nella governance del Recovery "ma rispettoso delle prerogative della commissione, a cui in base alle previsioni comunitarie spetta la prerogativa sull'attuazione del bilancio". "Su questo non si può transigere - aveva scandito -: è una funzione che i trattati attribuiscono alla commissione. La nostra era una proposta che comunque consentiva al consiglio di elaborare da parte della commissione una maggiore attenzione. Nulla di più".

"L'Italia è molto ambiziosa anche perché difende una proposta della Commissione e della prerogative della Commissione - aveva confermato. - Siamo disponibili a entrare nella logica di revisione di qualche dettaglio. Non siamo assolutamente disponibili ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l'equilibrio tra le istituzioni europee - questo per noi è una linea rossa - ma anche l'ambizione per quanto riguarda l'ammontare del intervento del Recovery" pari a 750 miliardi di euro e "il bilanciamento, l'equilibrio interno tra sussidi e prestiti".