Sassoli: “Aiuti da Bruxelles arriveranno. L’Italia sappia spendere”

Sassoli: “Aiuti da Bruxelles arriveranno. L’Italia sappia spendere”

Per il presidente del Parlamento Europeo, "è un problema che devono porsi tutti gli Stati, tanto più quelli più esposti alla crisi. Oggi ci sono Paesi che non sono in grado di farlo e rimandano i soldi indietro”

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© FREDERICK FLORIN / AFP - David Sassoli

“Nel Recovery Fund ci sono due modalità, i prestiti e i grants, cioè i finanziamenti a fondo perduto. Ma qui si apre una grande questione, che deve preoccuparci tutti: abbiamo bisogno di Paesi che siano pronti a spendere i soldi che arrivano. Sarebbe inconcepibile che stanziamenti di questa portata non trovassero una loro collocazione”. È la preoccupazione principale espressa nell’intervista al Corriere della Sera in edicola dal presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che insiste: “Quindi in attesa che il Recovery Fund si materializzi, sarebbe bene che i Paesi si attrezzassero per essere capaci di spendere. È un problema che devono porsi tutti gli Stati, tanto più quelli più esposti alla crisi. Oggi ci sono Paesi che non sono in grado di farlo e rimandano i soldi indietro”.

Il pensiero di Sassoli è che per esempio l’Italia “debba prepararsi pianificando la spesa”. E deve farlo “anche con aggiustamenti, rivedendo, correggendo o razionalizzando le procedure, il codice degli appalti, i meccanismi burocratici che spesso impediscono o rallentano l’accesso alle risorse europee” suggerisce il presidente dell’Aula di Burxelles, che più avanti nel colloquio con il quotidiano milanese precisa: “Non è solo un problema dell’Amministrazione pubblica, centrale o regionale, ma anche di quelle private. Il sistema bancario per esempio deve semplificare la propria burocrazia. Non vorrei si costruisse la leggenda di un’Europa matrigna e ingrata, per fare da schermo a insufficienze di gestione che sono nostre. L’importante adesso è lavorare a progetti. Per esempio, rifondare il sistema sanitario, usando la linea del Mes”.

E a proposito di quest’ultimo, Sassoli dice anche che il Mes “è una cassa prestiti” e non è più come il vecchio salvastati, perché “nel nuovo regolamento sarà chiaro che non ci sono condizionalità diverse dalla destinazione per spese sanitarie dirette e indirette legate alla lotta al coronavirus”. Tanto più che “avrà un tasso molto favorevole, in media dello 0,30%” che “può essere conveniente”, per esempio “per creare ambulatori nelle zone industriali dove non ci sono, centri Covid nelle Università, aiutare le regioni commissariate e che non possono fare investimenti o assunzioni”. Ma questo, chiosa Sassoli, “lo deciderà il governo italiano”.