La politica viola la quarantena dalle polemiche

La politica viola la quarantena dalle polemiche

L'invito di Mattarella non è stato raccolto. Se a Roma non decolla ancora la collaborazione tra governo e opposizioni, in Lombardia si incendia lo scontro tra la Regione, lo Stato e la Protezione Civile, mentre i sindaci del Pd mettono sotto accusa il governatore Fontana

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© Nicola Marfisi/AGF - Attilio Fontana e Giuseppe Conte

La tragedia del coronavirus non basta a mettere pace nella politica italiana. Dopo oltre una ventina di giorni di chiusure in tutta Italia e quasi 14mila morti, la quarantena sulle polemiche - se mai rispettata - è saltata completamente e nel dibattito politico si è arrivati a un 'turning point' che ha il suono, stonato, di un coro di 'tutti contro tutti': opposizione contro governo, Regioni contro Stato centrale, sindaci di centrosinistra contro Regioni di centrodestra, sindaci di centrodestra contro esecutivo Pd-M5s.

L'appello di Mattarella

Un dibattito molto lontano da quanto auspicato da Sergio Mattarella, nei suoi appelli, il 5 e 27 marzo. A inizio marzo, il presidente della Repubblica avvertiva che "il momento richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno per sconfiggere il virus: nelle istituzioni, nella politica, nella vita quotidiana della società, nei mezzi di informazione". E sottolineava come "alla cabina di regia costituita dal governo spetta assumere – in maniera univoca - le necessarie decisioni in collaborazione con le Regioni, coordinando le varie competenze e responsabilità".

"Vanno, quindi, evitate iniziative particolari che si discostino dalle indicazioni assunte nella sede di coordinamento", sottolineava. Appello ribadito il 27. "Ho auspicato – e continuo a farlo – che queste risposte possano essere il frutto di un impegno comune, fra tutti: soggetti politici, di maggioranza e di opposizione, soggetti sociali, governi dei territori", avvertiva il capo dello Stato, "Unità e coesione sociale sono indispensabili in questa condizione".

Rivendicazioni e accuse

In uno scenario drammatico che ha colto tutti impreparati - malgrado l'esempio cinese - e in cui sono pochi, nel mondo, i politici a poter rivendicare di non aver fatto neanche mezzo scivolone, a Roma e in tutta Italia, invece, è arrivato - forse troppo presto - il momento delle rivendicazioni e delle accuse.

La partita del 'decreto aprile'

Nella capitale, per esempio, non decolla la cooperazione tra governo e opposizione. La collaborazione è necessaria per l'approvazione dei provvedimenti decisi dal governo dal momento che, riunendosi le Camere in seduta 'ristretta' per le norme anti-contagio, diventano importanti anche i voti delle opposizioni. E persino la dialogante Forza Italia è uscita insoddisfatta dalla riunione ancora "interlocutoria" con il governo sul decreto Aprile. Domani ci sarà una nuova riunione e le opposizioni chiedono, per procedere al ritiro dei propri emendamenti al 'Cura Italia', che le loro proposte siano accolte dal governo e che il ministro all'Economia Roberto Gualtieri indichi la somma complessiva che intende stanziare per coprire le spese varate con il prossimo decreto. 

Sempre tra governo e opposizione, i due interlocutori finora più ostici - Giuseppe Conte e Matteo Salvini - si sono finalmente confrontati nell'ultima riunione tra governo e opposizione, con il presidente del Consiglio che ha esortato l'ex alleato "Matteo" a evitare l'ambiguità di sedersi al tavolo con l'esecutivo con atteggiamento collaborativo e poi, fuori da Palazzo Chigi, "soffiare sulle difficoltà dei cittadini". In contesto in cui bisogna fare in fretta, con il 'Cura Italia' che approderà in Aula la prossima settimana, però, la collaborazione fatica a decollare.

Il fronte lombardo

 Ma il fronte più caldo e aperto è in Lombardia. Nella Regione più colpita per numero di vittime e contagiati, il governatore leghista Attilio Fontana respinge con forza al mittente le critiche al sistema sanitario lombardo. Critiche arrivate, all'inizio dell'emergenza dallo stesso Conte (che parlò di inefficienze all'ospedale di Codogno), e ora ribadite in modo più articolato, a parole e in una lettera, dai sindaci del centrosinistra. Tra questi ultimi, i più attivi sono il sindaco di Milano Giuseppe Sala e quello di Bergamo Giorgio Gori. Politici alla ricerca di una ribalta nazionale, attaccano da Palazzo Lombardia. Ma che sollevano problematiche serie. 

Sui tamponi la "Regione Lombardia ha del tutto abdicato all'uso di questo strumento come mezzo per il contenimento della diffusione del virus, a differenza di quanto continua ad essere fatto in altre Regioni, con ciò distanziandosi dalle direttive" ministeriali, lamentano i primi cittadini di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova, Milano e Varese. Mentre il governatore leghista ha respinto tutte le critiche: "Ho sempre cercato di lasciar perdere certe schermaglie fisiologiche. Ma non posso accettare che la sanità lombarda diventi il bersaglio di critiche infondate e pretestuose".

La replica di Boccia

​Fontana è anche in lotta con il governo e la Protezione civile che ha accusato di aver "dato solo briciole alla Lombardia". Che la Lombardia non abbia i fondi per la gestione straordinaria, come dice il governatore Fontana, "è falso", e le critiche alla protezione civile sono "ingenerose", ma "serve collaborazione e una moratoria alle polemiche: dobbiamo lavorare insieme, con la massima unità nazionale", replica il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, in un'intervista al Corriere della Sera. "La Lombardia era e resta la priorità assoluta del Paese, come tutti gli altri territori che in Italia sono nelle stesse gravi condizioni. Lo Stato c'è, sin dall'inizio", sottolinea Boccia.

"L'organizzazione territoriale della sanità è regionale. Il governo è intervenuto in soccorso delle Regioni in grave difficoltà e sta aiutando tutti ogni giorno, con mezzi, ventilatori, dispositivi, medici e infermieri". Di mascherine "ne sono arrivati 12 milioni e mezzo di pezzi, tra cui 2 milioni e mezzo delle introvabili Ffp2", rivendica il ministro. "Questo sforzo, che sarà ancora aumentato, contiene il sacrificio di tutte le altre Regioni. L'assessore Caparini dovrebbe scusarsi con il commissario Arcuri, perchè ha fatto questa dichiarazione nel giorno in cui il governo ha pubblicato tutti i dati che erano stati certificati dai dirigenti della stessa Lombardia".

Quanto ai fondi, "le leggi approvate all'unanimità dal Parlamento hanno cancellato tutti i vincoli burocratici. La Lombardia può assumere chiunque per l'emergenza Covid. Puo' far rientrare in corsia i pensionati, utilizzare gli specializzandi, arruolare infermieri. Puo' spendere gli avanzi di amministrazione e, grazie all'aiuto dello Stato, prestare fideiussioni per acquisti internazionali", conclude Boccia. Per il governatore campano Vincenzo De Luca, infine, si tratta di "un dibattito lunare. Non è il momento delle polemiche. Dico solo che senza l'impegno delle Regioni, l'Italia oggi sarebbe sprofondata".