"Batteremo il coronavirus, poi l'Europa ci aiuti", dice il ministro Boccia

"Batteremo il coronavirus, poi l'Europa ci aiuti", dice il ministro Boccia

In una intervista all'AGI il titolare del Ministero per gli Affari Regionali fa il punto su decreto Cura Italia appena varato dal governo e annuncia un nuovo provvedimento per la crescita

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©  (Agf) -  Francesco Boccia

Il decreto Cura Italia è stato varato in un clima di unità nazionale che ha portato anche le opposizioni a smussare i toni della polemica in nome dell'interesse collettivo. Ma questo 'all in' del Governo non basterà probabilmente a rilanciare la crescita economico una volta che l'emergenza sanitaria sarà archiviata.

L'AGI ne ha parlato con il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia. Il ministro, da giorni impegnato a coordinare la cabina di regia Governo-Regioni predisposta nella sede della Protezione Civile, annuncia un nuovo provvedimento ad aprile, focalizzato proprio su imprese e crescita. 

Ora che il decreto Cura Italia è definito in tutte le sue parti, c'è la possibilità di fare una previsione sui tempi di recupero del 'malato Italia'?

"Fare una previsione sui tempi di recupero è prematuro. Il governo, con il decreto Cura Italia, ha messo in campo misure coraggiose, per dare risposte immediate ai lavoratori, agli operatori sanitari, alla protezione civile, alle forze dell’ordine, alle Regioni e agli Enti locali. Tutti coloro che sono impegnati in prima linea nell’affrontare l’emergenza coronavirus. Ci sono poi le misure per le famiglie, per le migliaia di nostre aziende costrette a chiudere, per gli autonomi, gli artigiani. È un primo passo".

Ce ne saranno altri? Quali?

"Credo sia inevitabile, abbiamo portato il Paese al minimo della velocità, il 90% delle attività è bloccato. Lo Stato continuerà a farsi carico dell’emergenza finché ce ne sarà bisogno. Ad aprile faremo un nuovo decreto incentrato sulle imprese, la crescita e gli investimenti".

Quali sono i tempi di ripresa previsti per il tessuto economico?

"È presto per lanciarsi in previsioni, l’emergenza coronavirus è ormai globale. In Spagna, Francia, Germania  i numeri sono già impressionanti. Ogni Paese, per paura del contagio, sta piano piano chiudendosi in sé stesso. È un grosso rischio, soprattutto in Europa".

Come se ne esce?

"Ne usciremo soltanto se come Unione Europea rimarremo uniti e solidali l’uno con l’altro. Perché il virus passerà, sarà sconfitto, ma poi insieme dovremo ricomporre i cocci di un vaso andato in frantumi, che è il nostro sistema economico. Questa è la grande occasione per l’Europa di dimostrare di essere veramente l'Europa politica".

Nelle ore precedenti il varo del decreto è stata alta la tensione tra governo e le regioni Lombardia e Veneto. Qual è lo stato dei rapporti?

"La Lombardia, dato il numero esponenziale dei contagi, è stata la priorità delle priorità per il governo. Fermo restando che l’organizzazione della sanità è regionale, lo Stato, la Protezione civile e gli uffici del commissario Arcuri, stanno dando alle regioni una mano in più. Il Veneto ha una prevenzione territoriale pubblica più diffusa e capillare e ha retto meglio la crisi. Ma sono tutte risorse, mezzi e attrezzature aggiuntive".

E per il 'caso mascherine'?

"C'è una norma inserita nel decreto Cura Italia che consentirà alle aziende italiane del settore di produrre mascherine non sanitarie, ma filtranti, pensate per tutti i cittadini e lavoratori, per l'uso quotidiano. Potranno essere acquistate direttamente dalle Regioni o dal commissario Arcuri; un'altra norma permetterà di produrre mascherine chirurgiche per gli operatori sanitari con la sola approvazione, per le aziende che si proporranno, dell'Istituto superiore di sanità. L’attenzione dello Stato è massima per sostenere le Regioni in ogni modo possibile e snellire le procedure di autorizzazione".

Qual è la situazione al Sud?

"L'impatto sul Sud lo vedremo nelle prossime settimane, al momento i contagi sono ancora sotto controllo e da quello dipenderanno tutta una serie di conseguenze anche economiche. Quello che posso dire, ad oggi, è un grazie alle regioni del mezzogiorno che in silenzio e con grande senso di responsabilità si stanno mettendo a disposizione dell’intero Paese. Ognuno sta facendo la propria parte, mostrando grande solidarietà".