"Gli ospedali sono in grande difficoltà", dice il sindaco di Bergamo
"Gli ospedali sono in grande difficoltà", dice il sindaco di Bergamo

“Ancora oggi ci sono imprenditori importanti che mi chiamano, spaventati dai danni economici di uno stop totale. Ma rispondo che o fermiamo tutto, o rischiano di perdere tutto. Anche i loro operai”. In un ‘intervista al Corriere della Sera il sindaco di Bergamo Giorgio Gori spera e si augura che ora “il governo accolga questa richiesta” anche se “la chiusura va sostenuta con misure economiche concrete”, puntualizza il primo cittadino di una città e di una provincia che ha il record di contagiati da coronavirus (1.472) mentre i morti sono già 116, “come in una guerra”.

La cosa positiva, osserva il sindaco, è che nelle ultime 72 ore “c’è una consapevolezza diffusa della gravità della situazione”, cosicché i negozi e molte imprese hanno deciso di chiudere, che poi “è l’unica strada, come ci indicano i dati della zona rossa lodigiana” anche perché “la crescita del contagio non si ferma”.

Secondo Gori “gli ospedali vanno ringraziati per lo sforzo incredibile che stanno sostenendo, ma sono in grande difficoltà”, tanto che il sindaco ora si chiede: “Cosa succederà tra una settimana?” Perché, a suo avviso, “oggi il dramma è non poter curare gli ottantenni” ma “tra dieci, venti giorni rischiamo di non aver e respiratori per persone giovani”.

All’obiezione del quotidiano che solo venti giorni fa Gori minimizzava e invitava i cittadini a vivere la città, Gori risponde che “io, come altri, in un primo momento non avevamo gli elementi per capire la gravità di una situazione mai vista. Forse solo qualche epidemiologo era già in grado di prevedere quello che sta succedendo ora” però “ci siamo arrivati per gradi, erano iniziative fatte non per stupidità, ma perché prevaleva la paura delle ricadute economiche”. Poi Gori taglia corto: “La polemica per ò la faremo dopo. Ci interessa davvero, ora? A me no”.

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