Per Renzi, se cade Conte, non ci sarà un nuovo voto

Per Renzi, se cade Conte, non ci sarà un nuovo voto

Il leader di Italia viva torna ad attaccare gli alleati di governo, accusandoli di volerlo fare fuori dalla maggioranza. Ma per l'ex premier i numeri dei renziani sono decisivi. E se dovesse cadere l'esecutivo, non è detto che si torni al voto. Il presidente del Consiglio non replica e prosegue il lavoro sull'agenda

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FILIPPO MONTEFORTE / AFP - Matteo Renzi

Vogliono buttare Italia Viva fuori dalla maggioranza, ma se così fosse si farebbe un nuovo governo, non le elezioni: Matteo Renzi utilizza la formula inedita della domanda e risposta per spiegare qual è la sua linea rispetto a quanto sta avvenendo nel governo. Le domande, spiega nella sua Enews, sono quelle che i sostenitori del suo partito gli pongono in "centinaia di lettere in queste ore". E, aprendo le buste, la più urgente per il leader di Iv è: perché andare ad elezioni adesso rischiando di fare vincere Salvini? "​Alt! Io non voglio andare a elezioni", frena Renzi. "Erano altri quelli che avevano già fatto l’accordo con Salvini. In più le elezioni non ci saranno per mesi, dopo il referendum di marzo vanno rifatti i collegi e dunque servono tempi tecnici. Per cui, se cade il governo Conte bis, ci sarà un nuovo governo. Non le elezioni".

L'accusa al Pd: "Svolta giustizialista"

Quello su cui insiste Renzi è che non sarà lui a decretare la fine del governo nè a lasciare la maggioranza. Sono gli altri - e qui, a leggere le parole dell'ex premier - sembra di scorgere il nome di Giuseppe Conte - a voler cacciare Italia Viva: "Una parte del governo e della maggioranza ha lavorato per tutta la settimana per buttarci fuori e fare a meno dei nostri voti, perché noi sulla prescrizione non ci siamo accodati alla incomprensibile svolta giustizialista del Pd. La nostra colpa? Difendere le garanzie per i cittadini dalle inefficienze dello Stato. La nostra punizione? Fuori dal governo, in nome della 'tolleranza zero', dopo una dura reprimenda sulla mancanza di educazione", sottolinea Renzi citando le parole del presidente del in occasione del Consiglio dei ministri disertato dalle ministre di Italia Viva. E dire che la newsletter settimanale di Renzi è stata recapitata proprio nelle ore in cui a Palazzo Chigi vanno avanti senza sosta i lavori per la messa appunto dell'Agenda 2023. Lavori ai quali partecipano i rappresentanti di Italia Viva e dai quali emerge un "clima disteso e collaborativo" a detta di tutte le forze politiche coinvolte.    

Certo, quando al tavolo su Istruzione e Innovazione è arrivata la richiesta di rivedere la Buona Scuola, riforma firmata da Renzi, gli animi di chi quella riforma l'aveva votata e sostenuta si sono accesi. Ma tutto è rientrato per tempo e le proposte sul tavolo sono state numerose: dall'estendere l'obbligo scolastico all'implementare le risorse per gli insegnati di sostegno, dalla programmazione dei concorsi all'edilizia scolastica. E stesso clima si è respirato in occasione del tavolo sulla Salute.

Ci sono renziani in fuga?

Il governo, dunque, va avanti nella preparazione dell'Agenda 2023 come se le polemiche di queste ore appartengano al passato. Un particolare che, all'interno della maggioranza, fa parlare di uno scollamento tra il leader di Italia Viva e alcuni degli esponenti del partito. Renzi respinge questi sospetti e rilancia con Italia Shock, il piano annunciato su investimenti in infrastrutture annunciato mesi fa e che sembrava destinato a cadere nel dimenticatoio. Di più: per il senatore di Rignano, a brigare per togliere eletti a Italia Viva sarebbero gli stessi alleati, se non addirittura esponenti di governo. "Da giorni, molti nostri senatori sono avvicinati da inviti a lasciare Italia Viva. Alcuni di loro sono già stati indicati da taluni media come pronti alla fuga.

"Se dieci senatori di Italia Viva passassero dall’altra parte ci sarebbe il Conte ter: terzo governo in tre anni, con terza maggioranza diversa. Io non ci credo, anche perché conosco i senatori di Italia Viva e non ne vedo dieci pronti ad andarsene (per adesso non ne vedo nemmeno uno, a dire il vero). Per me, non hanno i numeri e se ne stanno accorgendo proprio in queste ore. Ma se avranno i senatori che stanno cercando e i numeri per il Conte ter noi saremo felicemente all’opposizione".  

Chi la pensa diversamente da Renzi è l'esponente dem Goffredo Bettini, molto ascoltato da Nicola Zingaretti. Per Bettini, che lo scrive in un lungo post su Facebook, esiste la possibilità che il governo vada avanti anche senza Italia Viva, grazie al contributo di un gruppo di parlamentari che lui chiama "Democratici", che è poi il nome che gira da tempo come denominazione di quel "campo largo" di centrosinistra a cui sta lavorando Nicola Zingaretti. E Renzi la legge così: ​"Penso che Bettini stia lavorando a un disegno strategico che finirà con il cancellare il riformismo italiano, anche quello dem". 

Conte non replica e lavora sull'agenda

Un tavolo sulla scuola, un altro sulla sanità e infine l'ultimo sull'immigrazione e la sicurezza. Il premier Giuseppe Conte ha preferito concentrarsi sul cronoprogramma e non rispondere alle 'provocazioni' di Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio è al lavoro sull'Agenda 2023 e punta a rilanciare proprio sui provvedimenti da varare nelle prossime settimane. In settimana al Cdm dovrebbe andare il dossier sull'autonomia e probabilmente il 'cantiere Taranto' (ma solo se si chiuderà l'accordo con ArcelorMittal che non vuole scendere - riferiscono fonti informate sul dossier - sotto il numero dei tremila esuberi) mentre alla Camera e al Senato ci saranno due voti di fiducia, uno sul Milleproroghe e l'altro sul dl intercettazioni.

Su entrambe le votazioni non ci dovrebbero essere problemi ma Conte non esclude di chiedere nei prossimi giorni un voto pure sull'agenda 2023. Proprio per vincolare le forze della maggioranza all'impegno preso. Tuttavia i renziani ritengono che la situazione sia cambiata. "Ora che ha fallito la campagna acquisti dei cosiddetti 'responsabili' Conte deve sedersi al tavolo con noi e ricontrattare. Senza di noi non va da nessuna parte", afferma uno dei 'big' di Italia viva. Ricontrattare su Autostrada, sul piano shock sulle infrastrutture, sulla riforma fiscale, sul family act, probabilmente sulle nomine (è slittato l'accordo nella maggioranza su Agcom e Privacy proprio perché i renziani non erano stati invitati al tavolo, spiega una fonte parlamentare).

Insomma i renziani hanno alzato l'asticella: "Conte - osserva un altro senatore di Iv - si è dimenticato che su di lui c'era il veto del Pd. E' stato Renzi a volerlo lì a palazzo Chigi e lui invece cerca i responsabili". Per Renzi quindi se cade Conte si va ad un altro governo, magari guidato da una figura istituzionale - ipotizza un deputato vicino all'ex presidente del Consiglio - e con la stessa maggioranza. Ma di una cosa è sicuro Renzi: "Al voto non si torna. Se nasce un altro governo si arriverà al 2023. Non sarà un esecutivo elettorale".