(AGI) - Roma, 8 mag. - "In Italia i giornalisti veri corronodei rischi quotidianamente: ci sono regioni in cui chi cerca didescrivere la realta' senza veli rischia la vita, in cui sicombatte una battaglia quotidiana tra il doveredell'informazione e la pretesa del silenzio, in cui si arriva aminacce, intimidazioni, querele temerarie". Lo ha detto ilpresidente del Senato, Pietro Grasso, alla presentazione dellaprima edizione del premio di giornalismo "Giustizia e verita' -Franco Giustolisi". "Martedi' scorso a Rosarno ne ho premiati due, ieri in tvho sentito il racconto di Sandro Ruotolo sulle minacce ricevutedal boss Zagaria, e da qui gli rinnovo la mia e la nostravicinanza. Il lavoro del giornalista, quando non e' asservitoal potere o al potente di turno, e' un lavoro prezioso per lademocrazia, per l'opinione pubblica, per i cittadini", ha dettoancora il presidente del Senato. "Parafrasando Longanesipotremmo dire che non e' la liberta' di stampa che manca, purcon i problemi che sappiamo: mancano i giornalisti liberi. Maquelli che ci sono, e non sono pochi, illuminano unaprofessione fondamentale se vogliamo nutrire ancora la speranzadi migliorare il nostro Paese". "La presentazione del premio 'Giustizia e verita' - FrancoGiustolisi' per il giornalismo d'inchiesta e' una buona notiziaperche' guarda in avanti, perche' mira a raccogliere i fruttidi quei semi lasciati da Franco: il coraggio, la passione, ladeterminazione, lo scrupolo della verifica, il non piegarsianche quando si sa di pagare un prezzo o correre un rischio, ilnon avere timore ne' dei padroni ne' dei padrini", haproseguito Grasso. "Parlare del lavoro di Giustolisi", haricordato Grasso, "significa inevitabilmente ripercorrere lepagine piu' drammatiche della storia del nostro Paese, levicende criminali del banditismo sardo e dei sequestri inCalabria, lo scandalo del Banco Ambrosiano, la vita e la mortedi Calvi, il Caso Mattei, le inchieste di mafia e quelle sulterrorismo, su cui avremo il piacere di sentire il ricordo diGiancarlo Caselli, la P2, le interviste esclusive a LicioGelli, le carceri - tema su cui ha scritto moltissimo, dalloscandalo delle carceri d'oro alla durezza dell'Asinara e diPianosa fino al libro "Al di la' di quelle mura" con PierVittorio Buffa". "Negli ultimi anni il suo lavoro", ha rammentato ancora ilpresidente del Senato, "si concentro' su quello che, consintesi mirabile, defini' "l'armadio della vergogna": ilritrovamento, dopo quasi 50 anni di silenzio e di rimozione, di695 fascicoli d'inchiesta occultati presso l'Archivio dellaProcura generale militare di Roma. Da tale ritrovamento e dallasua campagna stampa ebbe inizio una serie di processi chearrivo' a sentenze definitive di condanna all'ergastolo. Unrisultato importante sotto certi aspetti, paradossale peraltri". "Da un lato", ha osservato Grasso, "infatti e' tornatoall'attenzione pubblica il disprezzo per la vita, la barbarie ela crudelta' dei massacri perpetrati dai tedeschi in ritiratanegli ultimi mesi di guerra, dall'altro invece urla allacoscienza civica del nostro Paese la beffa di sapere icondannati liberi. In un suo noto articolo Giustolisi concludecon queste amare parole: 'Non sono fuggiaschi, non sono evasi,non sono latitanti. Sono tranquilli e liberi: la Germania liprotegge, l'Italia fa finta di niente'". (AGI) .