Storia breve, confusa e intensa di Giuseppe Ciarrapico e l'AS Roma

Addio all'ex senatore del Pdl, imprenditore della sanità ed editore che nelle due stagioni in cui possedette la squadra della capitale vide esordire tale Francesco Totti

morto Ciarrapico
Armando Dadi / AGF
Giuseppe Ciarrapico

Giuseppe Ciarrapico è morto questa mattina alla clinica Quisisana di Roma dove era ricoverato per una grave malattia. Nato 85 anni fa, Ciarrapico era stato senatore del Pdl dal 2008 al 2013. E' stato un imprenditore impegnato in diversi settori, dalla sanità all'editoria. Nonché presidente della Roma.

Per sua stessa ammissione poco esperto di calcio, in due brevi stagioni segnò lo spartiacque tra le presidenze degli scudetti di Dino Viola e Franco Sensi, tra delusioni sportive e problemi giudiziari, con la soddisfazione di aver visto il debutto di Francesco Totti.

In soli due anni da presidente della Roma, in Serie A i giallorossi conquistarono un quinto e un decimo posto sotto Ottavio Bianchi e Vujadin Boskov, con 13 vittorie 14 pareggi e 7 sconfitte nella stagione 1991/92, in cui i giallorossi segnarono 37 reti subendone 31, e 8 vittorie 17 pareggi e 9 sconfitte a fronte di 42 reti e 39 subite nel 1992/93.

Nelle coppe europee la Roma raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe nel 1992, quando fu eliminata dal Monaco con una sconfitta per 1-0 nel principato dopo lo 0-0 dell'andata. Nel 1992/93, la Roma raggiunse i quarti di finale della Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund, quando i tedeschi ribaltarono l'1-0 dell'andata a Roma infliggendo una sconfitta per 2-0.

A giugno 1993, un mese dopo la cessione della società da parte di Ciarrapico, la Roma perse il doppio confronto in finale di Coppa Italia contro il Torino, quando con un 5-2 all'Olimpico non riusci' a ribaltare il 3-0 subito all'andata.

A maggio di quell'anno la Roma passò sotto il controllo di Pietro Mezzaroma e del suo socio Franco Sensi, quando Ciarrapico fu costretto a cedere la proprietà dopo essere stato arrestato con l'accusa di bancarotta fraudolenta. L'8 novembre del 1993 Sensi poi acquisì da Mezzaroma l'intero controllo della società giallorossa, inaugurando una lunga stagione che portò al terzo storico scudetto in casa romanista. 

Sotto la breve e caotica presidenza Ciarrapico, si sono alternati sulla panchina della Roma Ottavio Bianchi, reduce dalla conquista della settima Coppa Italia romanista e di una finale di Coppa Uefa nell'ultima stagione sotto la gestione della famiglia Viola, e Vujadin Boskov, arrivato a Roma dopo aver perso la finale di Coppa dei campioni contro il Barcellona con la Sampdoria, che aveva condotto allo storico scudetto del 1991. Fu proprio Boskov il 28 marzo 1993 a far esordire in serie A il 16enne Francesco Totti durante Brescia-Roma, come sostituto al 42esimo del secondo tempo di Ruggiero Rizzitelli. 

Ciarrapico era detto il Re delle acque minerali, ricorda Repubblica, perché proprietario delle terme di Fiuggi. Dichiaratamente simpatizzante del fascismo - nel 2001 partecipò ai funerali del fondatore di Massimo Morsello, tra i fondatori di Forza Nuova - tantro da essere defginito 'l'anima nera' di Giulio Andreotti, cui era molto vicino. La sua mediazione, sollecitata da Carlo Caracciolo, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti fu determinante per il lodo Mondadori.

I finiani hanno già ordinato le kippah? Chi ha tradito una volta, tradisce sempre

A Roma è stato tra l'altro proprietario della clinica Villa Stuart, della Casina Valadier, del bar Rosati in piazza del Popolo. Diverse le disavventure giudiziarie, il suo vitalizio da parlamentare era stato anche sospeso dal Senato nel 2015 per le condanne penali. 

Due gay che si baciano mi fanno schifo. Durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo. Oggi non vale nemmeno la pena mandarceli

Indagato per lo scandalo Safim-Italsanità, ricorda il Corriere, fu rinchiuso a Regina Coeli, ma dopo un mese gli furono concessi i domiciliari. Nel '96 fu condannato per bancarotta fraudolenta nel processo per il crac del Banco Ambrosiano; nel 2000 in via definitiva per finanziamento illecito ai partiti; nel 2015 a 3 anni per truffa per aver ottenuto indebitamente 20 milioni di euro di sovvenzioni per la sua catena editoriale dalla Presidenza del Consiglio.



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