"Di Maio premier per forza? Così salta tutto". Cosa ha detto Salvini a Porta a porta

"Non puoi andare al governo dicendo 'O io o niente' altrimenti che discussione è?". Il leader della Lega spiega le sue condizioni per il governo e lancia l'ipotesi Giorgetti

"Di Maio premier per forza? Così salta tutto". Cosa ha detto Salvini a Porta a porta
 (Afp)
 Matteo Salvini

Matteo Salvini avverte il Movimento 5 stelle e stronca sul nascere qualsiasi trattativa che abbia come punto di partenza diktat sulla premiership a Luigi Di Maio e veti sugli alleati di centrodestra. E se Palazzo Chigi dovrà andare a una "persona terza" - né lui né Di Maio - non potrà essere un tecnico ma dovrà essere un "politico", mette in chiaro. "Non puoi andare al governo dicendo 'O io o niente' altrimenti che discussione è? Se Luigi Di Maio dice 'O io o nessuno' sbaglia, perché a oggi è nessuno", scandisce il segretario leghista, ospite di Porta a porta.

"Non è il modo giusto per partire: se volessimo guardare i numeri rispettando il voto degli italiani, ha vinto il centrodestra e all'interno del centrodestra ha vinto la Lega. Non vedo l'ora di essere messo alla prova dei fatti ma sarebbe scorretto dire 'O io o il diluvio'. Se Di Maio insiste e dice 'Io io io', io dico 'Amico mio, non se ne fa niente'", continua, anticipando, però che incontrerà il candidato premier del M5s la "prossima settimana". Poi a chi gli chiede se direbbe 'Arrivederci' ai 5 stelle in caso nel caso in cui permanesse il veto su FI, il leader milanese risponde: "Assolutamente sì, è chiaro".

"Grillo e 5 stelle sono persone ragionevoli"

Per tutto il resto rimangono le aperture al Movimento fondato da Beppe Grillo, e soprattutto al dialogo su alcuni temi. "Conoscevo poco Di Maio e M5s. Devo dire che in questi giorni ho trovato persone ragionevoli, costruttive e propositive. Logico che ci siano schermaglie, ma attorno ad un tavolo è possibile ragionare", afferma Salvini. Ma "tutte le persone che sto incontrando mi dicono 'Adesso passate dalle parole ai fatti', il mio obiettivo è la cancellazione della Fornero, la riduzione delle tasse, il controllo dei confini, l'espulsione dei clandestini. Da quello riparto, lo proporremo come centrodestra unito, la coalizione che ha vinto è una squadra. Da soli non si va lontano. Io sono pronto, c'è una squadra pronta".

Per il numero uno della Lega, "non è il momento in cui l'Italia si può permettere delle preclusioni o degli arroccamenti: spero che entro un mese qualcuno possa giurare al Quirinale. Farò di tutto per avere un governo serio il prima possibile". La natura dell'esecutivo che ha in mente il 'capitano' leghista è chiara: "i governi con tutti dentro, tanto per far qualcosa, non sono per me. Io vado al governo se posso fare, escludo 'governissimì tanto per fare qualcosa: o riesco a fare il 90 per cento di quello che ho in mente o non ho paura di riandare a votare". "Proporremo a M5s un'idea di Italia non di cinque mesi, ma di cinque anni - assicura -. Non pretendo di imporre il mio pacchetto, ma tutti devono ritenersi provvisori su questa Terra".

"Aboliremo la Fornero, disposto a studiare il reddito di cittadinanza"

l programma di governo prende ispirazione da quello del centrodestra ma non senza aperture. "Entro il primo anno di governo le proposte diventano realtà: aboliremo la legge Fornero", promette. Mentre "sul reddito di cittadinanza sono disposto a studiare e capire. Se è un sussidio sine die per chi sta a casa allora no, perchè va contro la crescita e il lavoro. Se si tratta di un sussidio in attesa di riavviarsi al lavoro allora parliamone". Confermata l'apertura anche sui vitalizi parlamentari. "Se vado verso un sistema pensionistico totalmente contributivo, deve valere anche per la politica e lo faccio anche retroattivamente. Non è possibile che ci siano deputati o senatori che lo hanno fatto magari per un anno e che sono in pensione da tempo con 2-3 mila euro, è immorale. Non salva i conti del Paese ma è un segnale".

L'ipotesi Giorgetti premier

Oggi il gruppo della Lega alla Camera all'unanimità ha eletto presidente il vice di Salvini in segreteria, Giancarlo Giorgetti. E proprio attorno al suo nome i leghisti vorrebbero raccogliere un consenso, eventualmente allargato anche al M5s, da proporre per la premiership di un governo sostenuto da tutto il centrodestra. Ma al passo di lato su Palazzo Chigi annunciato da Salvini, ieri, non ha fatto seguito un gesto del tutto simile da parte del leader pentastellato che anzi ha rivendicato quella poltrona per Di Maio come conditio sine qua non per l'avvio di qualsiasi dialogo. E tra i leghisti in molti hanno letto questo gesto come il segno che i 5 stelle stiano cercando in altre direzioni, Pd o FI, in vista della trattativa per il governo che si aprirà formalmente martedì con le consultazioni.

L'ipotesi è stata evocata dallo stesso Giorgetti: "Se nessuno rinuncia a niente, non si arriva da nessuna parte. Se vuole, Di Maio può chiedere al Pd. Magari il Pd riconosce a Di Maio il ruolo di presidente del Consiglio. La vedo molto, molto improbabile, ma mai dire mai". Intanto al Colle il centrodestra andrà diviso e probabilmente con richieste diverse, almeno allo stato attuale. FI e FdI hanno già fatto sapere che confermeranno la versione concordata nel primo vertice 'post votò: governo di centrodestra con Salvini premier (anche se per la formazione di un esecutivo di questo colore mancano almeno una cinquantina di parlamentari). Non è chiaro ancora cosa proporrà la Lega: a questo proposito il segretario leghista si è limitato a dire che "il punto di partenza è il programma di centrodestra", che eventualmente sarà sottoposto al Parlamento. Prossimo passo l'elezione dei vice presidenti delle Camere, giovedì. In pole per la Lega l'altro vice di Salvini, Lorenzo Fontana, a Montecitorio, e l'uscente Roberto Calderoli, a Palazzo Madama.



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