Cosa succederà con il taglio dei parlamentari

I partiti appaiono unanimi sul sì alla riforma targata M5s, che porterà gli eletti da 945 a 600

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Andrea Ronchini / NurPhoto 
Palazzo Montecitorio

Dagli attuali 945 ai futuri 600 parlamentari. Una 'sforbiciata' degli eletti complessivi pari al 36,5%. È la diretta conseguenza dell'approvazione definitiva della riforma costituzionale targata M5s, e ora appoggiata anche da Pd, Leu e Italia viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni abbiano votato contro), tutte forze che sostengono il governo Conte II.

Il via libera alla riforma, salvo sorprese, dovrebbe arrivare nella giornata di domani, con l'ok sostenuto anche, stando alle dichiarazioni ufficiali, da Forza Italia, FdI e Lega. Ultimo passaggio alla Camera prima dell'entrata in vigore della riforma, che non avverrà prima di gennaio 2020, in quanto bisognerà attendere i tre mesi previsti dalla Carta per consentire, a chi lo ritiene necessario, di richiedere lo svolgimento del referendum.

Se si dovesse svolgere la consultazione popolare, l'entrata in vigore slitterebbe di alcuni mesi e sarebbe comunque subordinata alla vittoria dei sì. L'effetto diretto della riforma è la diminuzione del numero dei deputati, che passano da 630 a 400 totali, e dei senatori, che scenderanno a 200 totali dagli attuali 315. 

Camera

I deputati complessivi, ora 630, saranno 400. Viene ridotto anche il numero degli eletti all'estero: si passa dagli attuali 12 a un massimo di 8. A seguito della modifica costituzionale cambia anche il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per 392 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti

Senato 

I senatori passano dagli attuali 315 a un totale di 200. Viene modificato anche il numero degli eletti all'estero, che passano da 6 a 4. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420. Al momento la Carta stabilisce che "nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due; la Valle d'Aosta uno".

La riforma individua un numero minimo di tre senatori per Regione o Provincia autonoma, lasciando immutata la previsione vigente dell'articolo 57, terzo comma della Costituzione, relativo alle rappresentanze del Molise (2 senatori) e della Valle d'Aosta (1 senatore). Viene però previsto, per la prima volta, un numero minimo di seggi senatoriali riferito alle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Senatori a vita

La riforma modifica anche l'articolo 59 della Costituzione, prevedendo espressamente che il numero massimo di senatori a vita non puo' essere superiore a 5. Recita l'articolo modificato: ""l Presidente della Repubblica puo' nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non puo' in alcun caso essere superiore a cinque".

Entrata in vigore

La riduzione dei parlamentari ha effetto dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale e, comunque, non prima che siano decorsi sessanta giorni. La previsione del termine di sessanta giorni è volta a "consentire l'adozione del decreto legislativo in materia di rideterminazione dei collegi elettorali", che attualmente sono così suddivisi: per la Camera dei deputati sono 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali; per il Senato 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali.



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