È questo il compromesso che salverà lo ius soli dal binario morto?

La soluzione: il testo ammorbidito dopo il no di Ap. Gli articoli di StampaRepubblica e Corriere

È questo il compromesso che salverà lo ius soli dal binario morto?

Il momento politico non è opportuno, i numeri al Senato non ci sono e la legge sullo ius soli è destinata a finire su un binario morto. Questo è quanto leggiamo sui giornali ormai da mesi. E la discussione sembra ormai chiusa, ora che al no del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, si è aggiunto quello del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, anch'ella esponente di Alternativa Popolare. Eppure il Pd intende tirare dritto, anche a costo di chiedere la fiducia, come propone, in un'intervista a Repubblica, il presidente dem, Matteo Orfini. E il compromesso potrebbe venire trovato limitandosi allo ius culturae, ovvero alla concessione della cittadinanza a chi ha completato un intero ciclo di studi in Italia. A saltare potrebbe essere quindi solo lo "ius soli temperato", che attribuirebbe la cittadinanza ai figli di chi è in Italia legalmente da 5 anni.

Richetti: "Lo ius culturae è una forma di integrazione solida"

A dettare la linea, in un colloquio con La Stampa, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio: "La nostra posizione sullo Ius Soli non è cambiata, la voteremo con chi ci sta. Su questo tema la penso come il portavoce del Pd. Matteo Richetti ha spiegato che cerchiamo e cercheremo ancora una maggioranza parlamentare per un provvedimento in cui crediamo". Lo stesso Richetti, sul Corriere, sembra però frenare,. "Andiamo e votiamo", dice il portavoce dem. Ma che il voto avvenga durante questa legislatura non appare scontato. "Ora è un momento difficile", ammette Richetti, "basta guardare in Senato cosa è successo con Mdp. Prima bisogna mettere in sicurezza il Def. Queste settimane sono le più delicate e non è il caso di lanciarsi con il paracadute". Le parole di Richetti sembrano tradire l'idea di proporre ad Ap un testo ammorbidito: "Andare a votare non significa fare un salto nel buio. Serve responsabilità. Il riconoscimento della cittadinanza con lo ius culturae, non ius soli, è una forma di integrazione solida. E il momento più propizio è proprio ora, nel tempo della paura. Sarebbe incomprensibile se si dicesse 'non ci sono le condizioni, molliamo'".

È questo il compromesso che salverà lo ius soli dal binario morto?
Angelino Alfano

Per Alfano "la questione è chiusa"

Incomprensibile o meno, per il numero uno della Farnesina, "la questione è chiusa". "Non c’è margine di trattativa, nessuna modifica può oggi convincere la truppa di Alfano a votare la legge sulla cittadinanza: una frenata - nell’aria da tempo e ufficializzata ieri al termine della direzione del partito - che di fatto rende quasi impossibile l’approvazione del provvedimento, nonostante dal Pd come da Palazzo Chigi si insista a dichiarare di volerlo fare", scrive La Stampa, "due anni fa, in prima lettura alla Camera, il gruppo di Alfano aveva sostenuto la legge. Oggi però siamo alla vigilia delle elezioni, in una fase in cui il tema della cittadinanza e quello dell’immigrazione vengono spesso sovrapposti e strumentalizzati. 'Una cosa giusta fatta in un momento sbagliato può diventare un regalo alla Lega', la motivazione del ripensamento fornito dal leader del partito centrista.

Cosa suggeriscono invece le parole di Lorenzin

Il concetto ribadito dalla collega di partito Beatrice Lorenzin, che a Radio Capital sottolinea che il testo attuale "poteva uscire un po' meglio". Lorenzin propone di puntare maggiormente sullo Ius culturae, coinvolgendo il sistema scolastico. In questo modo l'acquisizione di questo diritto arriverebbe solo dopo aver completato un intero ciclo di studi nel nostro Paese. Solo così, sostiene, la norma potrebbe essere compresa dagli italiani: "Quello che è passato nell'opinione pubblica, invece, è che tutti gli immigrati diventano italiani. Cosa non vera. Ma una norma così non sarebbe passata, sarebbe stata divisiva". Parole che riecheggiano in parte quelle di Richetti e suggeriscono quindi che un compromesso potrebbe esserci già. Che tutto venga rimandato alla prossima legislatura non è ovviamente da escludere. Per maggiori indizi occorrerà aspettare il 4 ottobre, quando Paolo Gentiloni, che intende puntare tutto sull'asse con il Vaticano, parlerà di inclusione alla festa di San Francesco. Nel frattempo, la pressione del mondo cattolico sui centristi appare destinata a crescere. E la loro controproposta sembrerebbe già pronto.



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