Quella per decidere il nome del premier giallo-verde è ormai una corsa contro il tempo

M5s pensa a Giuseppe Conte mentre tramonta l'opzione Giulio Sapelli. Le ipotesi sui giornali, mentre la conta dei numeri lascia in sospeso la fiducia al Senato

Quella per decidere il nome del premier giallo-verde è ormai una corsa contro il tempo

Tramontato il nome di Giulio Sapelli come premier designato dalla Lega e con Giuseppe Conte indicato da M5S ancora in corsa (come scrive il Corriere) i nodi che Matteo Salvini a Luigi Di Maio devono sciogliere sono ancora tanti.

I due leader, scrive Repubblica, continuano a trattare sul programma ma non sembrano aver trovato la figura che potrebbe guidare il futuro esecutivo giallo-verde. Nel pomeriggio, saliranno al Colle per incontrare il presidente Sergio Mattarella, con in tasca probabilmente il nome del premier: uno solo, come dice ad Agorà il deputato della Lega Nicola Molteni? Due? Di certo si sa solo che le due delegazioni andranno al Quirinale separate: i cinquestelle alle 16.30 e la Lega alle 18.

La situazione è dunque molto fluida e la carta del premier politico rimane in pista: si riaffaccia anche l'ipotesi che il capo del M5s torni alla carica sulla sua candidatura. Sempre che il segretario della Lega, preso dalla disperazione, sia disposto a dargli il via libera. Anche se ai cronisti a Montecitorio ha detto seccamente: "Di Maio premier? No".


Chi è Giuseppe Conte

Giuseppe Conte, avvocato e ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, era tra i nomi scelti da Luigi Di Maio nell’elenco dei ministri dell’eventuale governo Cinque Stelle. Ha 41 anni, è laureato in Giurisprudenza alla “Sapienza” e ha studiato a Yale, negli Stati Uniti, a Vienna, Parigi, Cambridge e New York. Nel corso della sua carriera accademica ha insegnato diritto civile e commerciale presso l’Università di Roma Tre, la Lumsa di Roma, l’Università di Malta e quella di Sassari. E' membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, e ha presieduto la commissione speciale del Consiglio di Stato che ha “destituito” Francesco Bellomo, il consigliere finito nella bufera per i corsi per aspiranti magistrati conditi da minigonne e “contratto” per le borsiste. (fonte Tpi)


Se l'intesa sul premier del governo giallo-verde non è stata trovata, sui giornali si moltiplicano le indiscrezioni e le ipotesi sul nome che Salvini e Di Maio porteranno al Quirinale perché sia vagliato da Sergio Mattarella. Che, ci ha tenuto a precisarlo, non sarà un notaio, ma un arbitro. 

Spunta anche Tremonti

Tra i leghisti, scrive il Corriere, ha preso a circolare il nome di Gianluca Vago: patologo, apprezzato rettore uscente dell'Università Statale, è certamente nome di alto profilo e ha tra i suoi grandi estimatori il governatore lombardo Attilio Fontana. Tuttavia l'interessato smentisce (e lo stesso fa Giulio Tremonti). I leghisti confidano comunque di poterlo avere nella squadra di governo. I possibili ministri di partito sono invece i due capigruppo in Parlamento, Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio, il presidente della commissione Speciale Nicola Molteni, il senatore Stefano Candiani, l'uomo della Flat tax Armando Siri e le due neoparlamentari Lucia Borgonzoni e Simona Bordonali.

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 Il tavolo di Milano

In casa 5 Stelle, invece, salgono le quotazioni di Alfonso Bonafede e Pasquale Tridico. Mentre spunta come new entry Mattia Fantinati.

Bocciato Di Battista

Secondo il quotidiano di via Solferino, Di Maio ha provato ancora a chiedere la premiership per il Movimento. La strada, però, per lui è sbarrata e ha tentato un'ultima mossa: Alessandro Di Battista. Che, però, non ha trovato il gradimento del Carroccio. 

Sia Salvini che Di Maio, scrive Massimo Franco, "sanno che Mattarella eserciterà appieno i suoi poteri, compreso quello di non accettare a scatola chiusa il 'loro' presidente del Consiglio. Avere assecondato il principio secondo il quale a formare una maggioranza devono essere i 'quasi vincitori' rafforza il Quirinale. E disarma quanti, finora all'opposizione, hanno descritto il Quirinale degli ultimi anni come un'istituzione che mandava a Palazzo Chigi personaggi non eletti; comunque senza consenso popolare. Quella che alcuni hanno descritto come cedevolezza, in realtà è servita a costruire un rapporto di fiducia e a pretendere una risposta, nel momento in cui le trattative sono diventate schermaglie inconcludenti. L'impressione è che il saldo di questo lungo dopoelezioni possa dunque essere un epilogo che toglie pretesti a quanti sono cresciuti attaccando 'il sistema'; e punta invece a coinvolgerli e a responsabilizzarli.

Il sempreverde Giorgetti

Nelle ultime ore, scrive Repubblica, erano risalite per poi riscendere le quotazioni del numero due e capogruppo della Lega Giancarlo Giorgetti, l'unico "candidato" politico su piazza, al di là dei due leader. Dal vertice di domenica sera, secondo il quotidiano, è emerso per certo l'ingresso di Salvini e Di Maio nel governo, non solo alla guida di ministeri di peso - Interno per Salvini ed Esteri per Di Maio - ma addirittura con la carica da vicepremier "per blindare, quasi commissariare ìn una sorta di triumvirato il futuro inquilino di Palazzo Chigi". 

Tra i nomi ipotizzati da Repubblica ci sono quelli di Alfonso Bonafede per la Giustizia, ma anche di altri grillini: Vincenzo Spadafora, Stefano Buffagni, Riccardo Fraccaro, Michela Montevecchi (per la Cultura), Danilo Toninelli. In quota Lega invece Giancarlo Giorgetti in predicato per il sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio, Giulia Bongiorno, Armando Siri, Roberto Calderoli, Nicola Molteni. 

Nemmeno una donna

Sfuma, scrive La Stampa, l'ipotesi di una donna a Palazzo Chigi che sarebbe stato "un bel segnale: farebbe capire che le donne possono arrivare a ruoli apicali", secondo la deputata M5S Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera. "Ma in politica" commenta la deputata M5S Marta Grande "veniamo spesso sottovalutate". Nella foto del tavolo al quale si sono seduti in questi giorni i tredici emissari di Lega e M5S per redigere il contratto di governo, c'era una sola donna, la pentastellata Laura Castelli. "Un'immagine anacronistica", sottolinea Mara Carfagna, vicepresidente della Camera in quota Forza Italia. "E sono preoccupata aggiunge che i temi della parità salariale o della violenza sulle donne non siano stati affrontati con la giusta considerazione".

Tornando al nome che Di Maio e Salvini porteranno al Colle, il Messaggero scrive che a un certo punto perfino Massimo Colomban, ex assessore alle partecipate di Roma con Virginia Raggi, veniva dato per papabile. Sembra essere ancora in gioco il ticket Fraccaro-Giorgetti come vice-premier o come premier in staffetta, mentre il nome dell'economista Guido Tabellini proposto da Di Maio è stato stroncato dal leghista Claudio Borghi: "allora riprendiamoci Mario Monti!". 

Secondo Il Giornale l'identikit è cambiato rispetto ai giorni precedenti: non più un tecnico, un professore magari bocconiano come Guido Tabellini, ma un premier di 'alto profilo politico. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ribadisce l'ipotesi di una staffetta dei due leader a Palazzo Chigi, con la precedenza a Di Maio che farebbe il premier per primo come contraente maggioritario del patto a due. Ma si fanno strada anche altre suggestioni, come quella di Roberto Maroni. Sembra comunque archiviata la rosa di nomi tecnici che girava ancora domenica. Tra loro Michele Geraci, professore di economia a Shanghai, teorico della compatibilità tra flat tax e reddito di cittadinanza e critico sull'integrazione monetaria europea, proposto da Salvini.

Gli altri nomi tirati in ballo sono la segretaria generale della Famesina Elisabetta Belloni, benvista dal Colle, e poi il professore-consulente del programma M5s, Giacinto della Cananea ordinario di diritto amministrativo a Tor Vergata, considerato però non sufficientemente 'terzo' dai leghisti. 

Il nodo del contratto non è sciolto

Sul contratto di governo si concentra invece il Fatto Quotidiano. L'accordo di massima, scrive, c'è su migranti e pensioni, col superamento graduale della legge Fornero (allargamento delle categorie usuranti esentate, per arrivare poi a "quota 100". Sui due punti cardine, la flat tax e il reddito di cittadinanza entrambi hanno accettato di sacrificare qualcosa: la Lega ha accettato la richiesta di introdurre almeno due aliquote e lasciare gran parte delle detrazioni, in cambio ha chiesto una qualche limitazione temporale alla misura dei 5 Stelle. "Non sarà di due anni", ha spiegato ieri la deputata Laura Castelli, che guida gli sherpa grillini.

Sul "condono" ventilato da Armando Siri della Lega nei giorni scorsi, la linea è questa: con la riforma fiscale verrà "sanato" il pregresso con una rottamazione delle cartelle Equitalia limitata a chi ha chi ha dichiarato i redditi ma non ha versale tasse, magari perché in difficoltà economica.

Sul rapporto Deficit/Pil si partità da quello fissato nel Def dal governo Gentiloni. Nel testo non c'è niente, invece, sulla revisione del jobs act. Resta invece aperto il nodo Ilva: non ci sarà la chiusura del siderurgico, con M55 che punta a salvare la posizione con riferimenti a una "forte riconversione ecologica".

 



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