Stretta finale sul premier. Quali sono i nomi sul tavolo

Secondo il Corriere il nome di Di Maio è in pole per la guida del governo di M5s e Lega. Massolo e Bonafede in corsa per Esteri e Giustizia, scrive Repubblica

Stretta finale sul premier. Quali sono i nomi sul tavolo
Tiziana FABI / AFP
Di Maio-Salvini (AFP)

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono al lavoro a Montecitorio, negli uffici del M5s, per definire i punti rimasti in sospeso nell’accordo sul programma di governo. Secondo quanto riporta il Corriere, c’è il nome o la rosa di nomi da indicare a  Mattarella per la premiership.

In pole sembra esserci l'ipotesi che vede un premier M5s, e tra le opzioni più probabili quella di Luigi Di Maio o Alfonso Bonafede. Ma torna in corsa anche Emilio Carelli. Il nome dell'ex direttore di Sky Tg24, parlamentare M5S, dopo i dubbi di mercoledì è tornato a dire: "Sono e resto a disposizione del movimento". Per Matteo Salvini ci sarebbe in vista il ministero dell'Interno.

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Mentre per gli altri ministri 'di peso', scrive Repubblica, i nomi più probabili sono quello di Giampiero Massolo - presidente del cda di Fincantieri - agli Esteri e del grillino Bonafede‚Äč alla Giustizia. Il leghista Giancarlo Giorgetti è in pole position per il ruolo di sottosegretaro con delega ai Servizi mentre la Lega dovrebbe indicare i nomi per l'Agricoltura e il Turismo. Mentre il ministero dell'Economia e quello delle Politiche Ue potrebbero essere affidate a tecnici.

Novità anche sul fronte del programma: nell'ultima versione della bozza di accordo tra i due partiti scompare il limite dei due anni previsto per l'erogazione del reddito di cittadinanza.

Ecco la bozza di contratto tra M5s e Lega

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Dalla bozza di programma, che mercoledì Agi ha dato in anteprima, escono i riferimenti all’uscita dall’euro, ma entrano i vaccini, con la raccomandazione di garantire "il giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute", sottolinea La Stampa. Nelle 39 pagine del «contratto di governo» – definito dagli sherpa di Lega e M5S, ma ancora in sospeso su alcuni punti, i più spinosi, affidati alla mediazione dei due leader in un vertice serale – spuntano nuovi argomenti e ne vengono esclusi altri, come lo studio delle procedure per abbandonare la moneta unica o lo sconto di 250 miliardi di debito pubblico, proposte capaci, solo a ventilarle, di mandare in fibrillazione mercati ed Europa. Un’evoluzione continua che è la ragione per cui il capo dello Stato, nonostante abbia ricevuto una prima bozza già lunedì scorso, non ha ancora letto i contenuti e, filtra dal Quirinale, aspetta di poter consultare la versione definitiva. Insieme al tanto atteso nome del premier. 

Un altro elemento importante, come riporta il Sole 24 Ore, è al primo punto del contratto: il Comitato di conciliazione, esterno alConsiglio dei ministri, che servirà a ricomporre i conflitti tra le due forze poltiche “contraenti” nell’applicazione delle linee programmatiche sottoscritte. Ma decide anche una posizione comune su temi estranei all’accordo. Ne fanno parte il premier, il capo politico pentastellato e il segretario della Lega più il ministro competente per materia. Il “gabinetto” delibera a maggioranza dei 2/3.



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