Nemmeno la crisi internazionale scioglie i nodi tra Salvini, Berlusconi e Di Maio

Nel Centrodestra i nervi restano tesi. Sia sull'ipotesi di un governo con i Cinquestelle, sia sulla crisi siriana. Articoli di Corriere della Sera e Secolo XIX

Nemmeno la crisi internazionale scioglie i nodi tra Salvini, Berlusconi e Di Maio 
 Afp
 Berlusconi e Salvini al Quirinale

Dopo l'attacco missilistico alla Siria centrodestra ancor più diviso. Salvini ha criticato l'iniziativa attaccato chi ha "il grilletto facile". "Questo è il momento di non pensare e di non parlare", la risposta di Berlusconi. In Forza Italia si comincia a pensare che difficilmente il Capo dello Stato possa assegnare un pre-incarico al segretario del Carroccio, in quanto l'Italia è una colonna portante dell'Alleanza atlantico.

"Si darebbe un messaggio negativo in un contesto internazionale molto chiaro", spiega uno dei 'big' azzurri. Il Cavaliere rilancia la necessità di un governo di centrodestra sorretto anche da un manipolo di 'responsabili', dice pubblicamente di non sperare in un governissimo ma continua sotto traccia a scommettere sul possibile fallimento dell'intesa M5s-Lega. Del resto, al momento è ancora gelo tra Di Maio e Salvini. I due non hanno intenzione di 'rompere' ma fino a quando la Lega rimarrà agganciata a Berlusconi è difficile che possa esserci un incontro.

"Sono al limite della pazienza", sbotta Salvini. Una risposta a Di Battista che ieri lo ha attaccato frontalmente ("Si comporta come Dudu") ma anche al Cavaliere che ribadisce di ritenere i pentastellati un pericolo per la democrazia. "Smettetela con gli insulti, con le ripicche, con i veti, con le polemiche. Se ciascuno fa un passo a lato si costruisce", ha replicato il leader del partito di via Bellerio, aggiungendo di voler provare a tessere la tela da qui in avanti per uscire dall'impasse.

L'attesa è tutta rivolta verso il Quirinale che dovrebbe presumibilmente a metà settimana sciogliere la riserva. Affidando un pre-incarico ai due partiti 'vincitori' alle elezioni (Lega o M5s) o più probabilmente un mandato esplorativo di quattro o cinque giorni ad una carica istituzionale. "Se Mattarella chiama, sarebbe difficile dire di no", ha sottolineato il presidente del Senato, l'azzurra Casellati, anche se nel centrodestra non si esclude che il Capo dello Stato, magari al secondo giro, possa guardare a Fico.

La terza carica dello Stato non ha lanciato affondi verso FI, nel caso di un mandato esplorativo dovrebbe trattare con il partito azzurro ma potrebbe in realtà rivolgersi soprattutto al Pd. Nella Lega e in Fratelli d'Italia dietro le quinte monta l'irritazione per la battaglia 'solitaria' di Berlusconi ("Salvini? Parliamo di cose serie", ha risposto ai cronisti oggi in Molise il Cavaliere). "Di questo passo anche una parte di parlamentari azzurri potrebbe mollarlo", la tesi.

Ma il segretario del Carroccio al momento non ha intenzione di strappare con l'alleato. Potrebbe farlo dopo le elezioni in Molise e magari in Friuli oppure di fronte al concretizzarsi dell'ipotesi di un governo del presidente, guidato da una figura scelta dal Capo dello Stato per rispondere alle emergenze del Paese. Un governo del presidente sarebbe appoggiato eventualmente anche dal Pd che però oggi ha ribadito di non voler affatto far partire il confronto con le forze che "hanno vinto le elezioni".

Dunque i dem restano alla finestra, pronti ad entrare in gioco ma ancora divisi al proprio interno: sia sulle prospettive del governo, con Renzi che non ha certo abbandonato il campo, sia sui tempi del congresso (oggi Martina ha confermato la sua candidatura alla segreteria), con Orlando e Cuperlo che oggi hanno criticato la scelta di rinviare l'assemblea prevista per il 21 aprile. Il Colle ha fatto sapere che la crisi siriana non comporterà un'accelerazione della riflessione del Capo dello Stato ma in ogni caso la posizione di Lega e M5s (con la base grillina che ha punzecchiato Di Maio) sulla politica estera potrebbe pesare sull'esito della partita. "Serve un esecutivo forte, oggi non contiamo niente", ha tagliato corto il Cavaliere difeso dal presidente del Senato ("Emarginarlo sarebbe una ferita alla democrazia") che si è allineata sulla linea di FI: "No a precludere il Pd dal confronto". Ma su questo punto c'è l'alt di Salvini: "No a 'governoni' alla Monti con dentro tutti". 



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