L'inchiesta che ha portato al sequestro dei beni della Lega, spiegata

Salvini al lavoro per incontrare Mattarella e parlare dell'inchiesta sui fondi della Lega. Ma il Colle: "Siamo all'oscuro di tutto". 

L'inchiesta che ha portato al sequestro dei beni della Lega, spiegata

Articolo aggiornato al 6 luglio 2018

Un'altra giornata difficile per la Lega. Il caso è sempre quello dei 49 milioni di euro da rimborsare perché frutto di una maxi truffa ai danni dello Stato, come stabilito dalla Cassazione. Ma Salvini non ci sta e torna all'attacco - spiega La Repubblica - "Rispetto il lavoro dei giudici ma parlerò con Mattarella". 

"Che io non possa andare a parlare con il presidente della Repubblica mi sembra una cosa bizzarra", ha detto. "È il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini: "Io rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici, che al 99% fanno bene e obiettivamente il loro lavoro, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno più di dieci anni fa con cui io non c'entro nulla".

E continua: "Non credo a complotti e marziani ma credo che la Lega debba essere rispettata e non messa fuori gioco per una sentenza". Il Carroccio fa trapelare l’indiscrezione che sono in corso contatti con il Quirinale e che al rientro del presidente della Repubblica dalla missione nei Paesi baltici ci sarà la possibilità di individuare una data per l’incontro. Ma il Quirinale smentisce "Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è all'estero ed è all'oscuro di qualunque contatto".

Come si è arrivati al sequestro

L’inchiesta, deflagrata nel 2012, riguarda il periodo tra il 2008 e il 2010, anni durante i quali, si legge sul Fatto Quotidiano, sarebbero stati presentati rendiconti irregolari al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici. Denaro poi utilizzato in gran parte per le spese personali della famiglia Bossi. L’inchiesta sulle spese dei Bossi era stata ribattezzata“The Family” come il nome appuntato sulla copertina di una cartella conservata nell’ufficio che Belsito aveva alla Camera. Da quell’indagine era nato il processo che il 10 luglio scorso si è concluso con la condanna di Belsito a due anni e sei mesi. Insieme a Belsito i giudici milanesi hanno condannato il senatur a due anni e tre mesi e il figlio Renzo Bossi a un anno e sei mesi. Erano tutti imputati di appropriazione indebita per aver usato, secondo l’accusa, fondi del Carroccio per fini personali. Il magistrato aveva argomentato che per Bossi “sostenere i costi della sua famiglia” con il patrimonio della Lega era “un modo di agire consolidato e già concordato dal Segretario federale” con il tesoriere da lui scelto “come persona di fiducia”, e cioè prima con Maurizio Balocchi e poi con Belsito.

L’ipotesi riciclaggio

Sulla presunta sparizione dei soldi leghisti, ricorda la Stampa, è stata aperta dai primi giorni del 2018 un’inchiesta per riciclaggio. L’ipotesi degli investigatori genovesi è che i soldi ottenuti in varie tranche dopo le richieste truffaldine di Bossi e Belsito, e incamerati materialmente sotto le gestioni di Maroni e Salvini, non siano stati spesi tutti, ma messi al sicuro con una serie di artifici proprio per schermarli dalla successiva azione della magistratura. In particolare, i finanzieri sospettano che una serie di operazioni ambigue siano avvenute attraverso la Sparkasse di Bolzano: da qui, a fine 2016, 10 milioni sono stati investiti nel fondo Pharus in Lussemburgo, e 3 sono rientrati all’inizio di quest’anno. Su quel viavai è arrivata una segnalazione di operazione sospetta alle autorità antiriciclaggio italiane. E i militari ritengono che dietro quei flussi di denaro potrebbe esserci il Carroccio, che si tratti di fondi leghisti mascherati. 

La vicenda tappa per tappa

  • La denuncia di un militante del Carroccio

23 gennaio 2012: Un militante della Lega si presenta in Procura a Milano e consegna un esposto di poche righe, con allegati alcuni articoli di giornale, "in merito alla liceità dell'operazione in Tanzania e di molte altre operazioni finanziarie effettuate mediante denaro pubblico". Quel giorno è di turno il procuratore aggiunto Alberto Nobili che gira per competenza l'esposto ad Alfredo Robledo, il magistrato che coordina le inchieste sulla pubblica amministrazione, e sta già svolgendo accertamenti sul Carroccio. Nei primi mesi del 2012 altre due Procure si occupano della gestione dei soldi della Lega: quelle di Napoli con Henry John Woodcock che 'arriva' alla Lega partendo dall'inchiesta sulla P4, e Reggio Calabria, nell'ambito di un'inchiesta sulla 'ndrangheta (Repubblica, 21 maggio).

  • Rinoplastica, ristrutturazione e laurea, le spese di Bossi

4 aprile 2012: Su disposizione dei pm napoletani, viene sequestrata alla Camera dei Deputati nella cassaforte di Belsito la cartellina 'The Family' che contiene i documenti delle spese della famiglia Bossi. Tra queste, quelle per i figli del fondatore che sarebbero state effettuate con fondi pubblici. Quasi 10mila euro per l'operazione di rinoplastica al figlio Sirio, le multe saldate al 'Trota' e le spese per la ristrutturazione della casa di Gemonio. Ci sono anche tre paginette con l'intestazione 'Università Kriistal di Tirana' dove Renzo ha ottenuto un diploma di primo livello in 'Gestione aziendale'. Costo dell'operazione, 77mila euro (Il Fatto quotidiano, 2 dicembre 2013).

  • Le dimissioni irrevocabili di Bossi

5 aprile 2012: Umberto Bossi rassegna le sue "irrevocabili" dimissioni da segretario della Lega Nord. "Chi sbaglia paga - spiega il Senatur - qualunque sia il cognome che porta. Mi dimetto per il bene del movimento e per difendere la mia famiglia”.

  • L’avviso di garanzia

16 maggio 2012: Umberto Bossi riceve un avviso di garanzia in cui gli vengono contestati i reati di truffa ai danni dello Stato e di appropriazione indebita. Insieme a lui, sono indagati i figli Renzo e Riccardo. "Bossi risponde come segretario federale che redige i conti - spiega il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati - e abbiamo elementi utili per dire che era a conoscenza della distrazione dei fondi". La consapevolezza di Bossi non sarebbe solo presunta, in quanto lui era il legale rappresentante del movimento politico, ma verrebbe confermata da altri spunti d'indagine, a cominciare dalle dichiarazioni dell'ex segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada.

  • Renzo si mette a fare l’agricoltore

10 aprile 2012: Renzo Bossi lascia il consiglio regionale in seguito agli sviluppo delle indagini e da quel momento si dedica all'attività di agricoltore.

  • Maroni in procura

11 aprile 2012: Roberto Maroni si presenta in Procura a Milano per un colloquio coi pm, marcando di fatto la sua distanza da Bossi e dal suo 'cerchio magico’. "Per noi questa indagine - dichiara l'allora Ministro leghista - ha svelato la violazione del codice etico che è importante come il rispetto delle leggi”.

  • Chiusa l’indagine su Bossi

29 novembre 2013: La Procura di Milano chiude le indagini contestando ia Umberto Bossi i reati di truffa aggravata e appropriazione indebita in relazione ai rimborsi elettorali ottenuti dal Carroccio in base ai rendiconti del Parlamento negli anni 2008 e 2009. Truffa commessa, stando alle indagini, in concorso con Belsito, ex tesoriere per il 2009 e 2010. Con inganno ai presidenti della Camera e del Senato e dei revisori delle due assemblee che autorizzavano i rimborsi basandosi su rendiconti falsati "in assenza di documenti giustificativi di spesa e in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito". Tra gli indagati anche l'ex senatrice leghista Rosi Mauro, che verrà poi archiviata, e l'imprenditore Stefano Bonet, l'uomo degli investimenti in Tanzania. A Renzo e Riccardo viene contestato di avere usato per fini personali circa 303mila euro di soldi pubblici. 

  • La truffa di Belsito e la Tanzania

19 ottobre 2014: il gip di Milano Carlo Ottone De Marchi dispone la citazione diretta a giudizio per Bossi e i figli per appropriazione indebita, mentre finisce a Genova la posizione di Umberto Bossi sulla presunta truffa.

  • La prima sentenza

14 marzo 2016: Arriva la prima sentenza. Riccardo Bossi viene condannato col rito abbreviato a due anni e mezzo di carcere. Nelle motivazioni, il giudice Vincenzina Greco scrive che non solo Umberto Bossi ma anche la moglie e i figli "erano mantenuti dalla Lega e che i costi dei ragazzi e erano di gran lunga superiori a quelli che lo stesso segretario immaginava”.

  • La condanna di Bossi e Belsito

27 marzo 2017: Il pm Paolo Filippini chiede di condannare a 4 anni Umberto Bossi, a 1 anno e sei mesi per Renzo e a 4 anni e sei mesi per Belsito. La tesi della Procura é che per Bossi "sostenere i costi della sua famiglia" con il patrimonio della Lega sarebbe stato "un modo di agire consolidato e concordato" con Belsito.

24 settembre 2017: Nuova condanna - più lieve - per Umberto Bossi: il giudice ligure emette una condanna più lieve per l’ex leader del Carroccio aumentando quella di Belsito di quattro mesi. Il tribunale di Genova dispone la confisca di 48 milioni di euro dai fondi della Lega Nord.

  • Sì all’estensione del blocco dei fondi

13 aprile 2018: La suprema Corte dice sì al ricorso presentato dalla procura di Genova che chiede di estendere il blocco dei fondi anche alle somme che arriveranno in futuro alla Lega. La II sezione penale, al termine dell’udienza a porte chiuse, annulla con rinvio al Riesame l’ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano fermato il sequestro.

  • La sentenza della Cassazione

4 luglio 2018: Il tesoro della Lega è stato accumulato grazie a una truffa sui fondi parlamentari e, per questo motivo, va sequestrato. È quanto stabilito dalla Cassazione, che il 12 aprile scorso, aveva accolto il ricorso della procura di Genova ordinando al Tribunale del Riesame di esprimersi di nuovo sui soldi del Carroccio. Per i giudici, il sequestro deve andare avanti fino a raggiungere i quasi 49 milioni. E questo deve avvenire dovunque siano o vengano trovati i soldi riferibili al Carroccio: su conti bancari, libretti, depositi. La sentenza conferma quanto stabilito dal Tribunale di Genova, che lo scorso 24 settembre 2017 aveva condannati l’ex numero Umberto Bossi, il tesoriere Francesco Belsito e gli altri tre imputati, ordinando la confisca dei beni.

  • Il tesoriere della Lega "quei 49 milioni non ci sono"

6 luglio 2018: Gli esponenti leghisti continuano a fare quadrato intorno al partito. "Quei 49 milioni di euro noi li abbiamo spesi per il partito. Molti non lo sanno. E molti altri fingono di non saperlo: quella dei '49 milioni di euro rubati' è una balla clamorosa", assicura il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, intervistato dal quotidiano La verità, nel tentativo di placare il polverone. Centemero  spiega come i 49 milioni di euro spettassero alla Lega per via delle legge sul finanziamento pubblico ai partiti e chiarisce che ad oggi non ci sono più perché "sono stati quasi tutti spesi: meno la parte usata in maniera indebita da Belsito".



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