Sulla flat tax è scontro tra Pd, Forza Italia e Lega: le ragioni dei tre partiti

Promette di facilitare il fisco, ma costerebbe 50 miliardi allo stato. Chi ne avrebbe più vantaggio? Cos'è la flat tax

Sulla flat tax è scontro tra Pd, Forza Italia e Lega: le ragioni dei tre partiti

Una bacchetta magica da circa 50 miliardi di euro. Tanto vale la flat tax al 23% in termini di mancato gettito per le casse dello Stato. E a brandire il magico strumento, al momento, sono Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Mentre il Partito democratico mette in guardia: non ci sono coperture, ha avvertito nelle scorse ore Matteo Renzi. E comunque, con il notaio a versare quanto il contadino, ci si troverebbe di fronte a una misura che è il contrario dell'equità, rincara il vice segretario dem, Maurizio Martina.

Nonostante questo, la flat tax tiene banco negli studi televisivi che oggi ha ospitato i leader del centro destra e un ministro di peso, candidato del Pd, come Pier Carlo Padoan (Il Sole 24 Ore). Salvini, da Lucia Annunziata, frena sulla portata dell'aliquota: sarà sicuramente inferiore al 20 per cento, quindi più leggera per lo Stato (Huffington Post).

Padoan: "Così si avvantaggiano i più ricchi"

Padoan, più tardi nello stesso studio, avverte: la flat tax proposta dal centrodestra "È il tipico prodotto bacchetta magica, sembrerebbe che la sua introduzione, indipendentemente dall'aliquota, produca semplificazione e l'abbattimento delle tasse" ma "non è sostenibile. Capisco che dire che si farà la flat tax susciti entusiasmo. Ma ci sono due aspetti da considerare: primo, diteci dove trovate le decine e decine di miliardi che servono a coprire la flat tax. Secondo, diteci come si evita che la flat tax produca un risultato ben noto, cioè quella di essere regressiva, ovvero di avvantaggiare i più ricchi".

La risposta arriva da un altro studio e su un'altra rete: luci sparate, musiche ad effetto, applausi e urla da concerto rock accompagnano l'ingresso di Silvio Berlusconi nell'arena di Barbara D'Urso. Il cavaliere gioca in casa, a Canale 5, e snocciola una dopo l'altra tutte le cifre della sua equazione per la crescita: meno tasse, più soldi nelle tasche degli italiani, più consumi, quindi più produzione industriale e piùlavoro. Il fulcro dell'equazione è proprio la flat tax.

Berlusconi: "La nostra religione è sempre stata meno tasse"

"La nostra religione laica è sempre stata meno tasse, meno tasse, meno tasse. Siamo sotto una oppressione fiscale ed è qualcosa che incide negativamente su tutti. Serve una vera e propria rivoluzione fiscale che si chiama flat tax", premette il presidente di Forza Italia che, poi, aggiusta il tiro di Salvini fissando l'asticella dell'aliquota, non al 20 per cento ma al 23 per cento. "C'è una unica aliquota, pari o inferiore all'aliquota piùbassa che oggi è al 23 per cento. L'aliquota che si applica è al 23 per cento".  

E le coperture? Qui Berlusconi rivede al ribasso il peso per lo Stato. Non 50 miliardi di entrate minori, ma "circa 30 il primo anno" a fronte della quali "andremo a prendere almeno 40 miliardi dalla non elusione e dalla mancata evasione. Sarà un toccasana per l'erario, le imprese, l'economia", promette.

L'altro terreno di scontro tra centrodestra e Partito democratico è quello del Jobs Act. Il ministro dell'Economia apre a modifiche: "Penso che il Jobs Act deve dare ancora suoi frutti peri-strutturali. Si puo' ragionare sull'insieme degli incentivi fiscali che accompagnano il Jobs Act, sono 300 milioni perché non dobbiamo dimenticarci dei vincoli di bilancio, con buona pace di Salvini".

E, ancora: "Non c'è niente di male nei prossimi mesi di rivedere al margine la struttura del Jobs Act per rivedere un mercato del lavoro che taluni ritengono squilibrato". Salvini, però, non retrocede dall'idea di smontare "l'intero impianto della legge", oltre a debellare il sistema Fornero sulle pensioni, e attacca: "Aver precarizzato milioni di italiani non è sicuramente un aspetto positivo. Magari ci fosse una sola modifica da portare al Jobs Act. È l'intero impianto che va modificato. è l'intero sistema del mondo del lavoro che va rivisto, magari inserendo una tassa unica"



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