Un emendamento  della manovra dà 3 milioni a IsiameD per il digitale

Nel giorno in cui nella legge di Bilancio sparisce l'emendamento che doveva istituire l'albo dei dirigenti per la trasformazione digitale

Un emendamento  della manovra dà 3 milioni a IsiameD per il digitale
Oleksandr Rupeta / NurPhoto 
 Smart City

Nel giorno in cui nella legge di Bilancio sparisce l'emendamento che doveva istituire l'albo dei dirigenti per la trasformazione digitale e un fondo da 50 milioni per incentivarne l'assunzione, compare un comma che prevede un contributo di 3 milioni di euro a favore di una società privata chiamata a "promuovere il modello digitale italiano".

Si tratta della IsiameD, società nata alla fine dello scorso anno come istituto per l'Asia e il Mediterraneo, convertita al digitale lo scorso luglio. L'emendamento è spuntato al Senato ed è passato senza modifiche alla Camera.

IsiameD, secondo quanto si legge in un emendamento voluto dai senatori Pietro Langella e Antonio Milio di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala), è stata scelta per "affermare un modello digitale italiano come strumento di tutela e valorizzazione economica e sociale del made in Italy e della cultura sociale e produttiva della tipicità territoriale" con un "contributo pari a 1.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020".

IsiameD ha abbracciato la causa dell'innovazione sei mesi fa. Ha cambiato ragione sociale, spostando il focus dell'azienda dalla diplomazia internazionale al digitale, e il suo presidente, Gian Guido Folloni, ex esponente della Democrazia cristiana e ministro per i rapporti con il Parlamento tra il 1998 e 1999, ha dichiarato che lo aveva fatto spinto "dal ritardo accumulato dall'Italia nella infrastruttura digitale" e che la sua società di management aveva capito che "non bastavano le relazioni tradizionali" e che "occorreva entrare in una nuova economia".

Finora la società è stata impegnata in alcuni progetti di digitalizzazione della della Confederazione Italiana Agricoltori e della Federalberghi di Firenze. Ha stretto una partnership con Zte​, il colosso cinese delle reti mobile molto attivo in Italia nell'ultimo periodo - investirà 500 milioni in Italia nei prossimi 5 anni - per un progetto sulle smart city. L'emendamento ricalca un po' questi impegni, attribuendole il compito di "promuovere un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell'agroalimentare, dello sport e delle smart city". 



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