Far partire Cottarelli, votare subito o riprovarci senza Savona? I dubbi di Salvini e Di Maio

Giornata convulsa. Il premier incaricato sale al Quirinale ma la lista dei ministri non c'è, mercoledì nuovo incontro. Di Maio ritira l'ipotesi impeachment. Si ragiona su due ipotesi diverse: andare alle urne a luglio o tornare da Mattarella e riproporre un governo subito. Articoli di Stampa, Corriere, Repubblica e Fatto Quotidiano

Far partire Cottarelli, votare subito o riprovarci senza Savona? I dubbi di Salvini e Di Maio

Ora bisognerà far partire le Commissioni e approvare il Def. Il ragionamento di Giancarlo Giorgetti ieri mattina alla riunione del gruppo della Lega ha fatto capire ai parlamentari che il Carroccio, pur chiedendo il voto in tempi brevi, non intende accelerare troppo. Del resto è lo stesso Matteo Salvini ad ammettere di non voler rompere "le scatole agli italiani almeno nel mese di agosto".

Ma il precipitare della situazione verso un voto a breve, già a fine luglio, scompagina un po' i piani. Il leader del partito di via Bellerio, infatti, ufficialmente sottolinea che non si può avere "un governo fantasma", riferendosi all'esecutivo Cottarelli, ma allo stesso tempo la nascita di un governo farebbe gioco proprio alla Lega. Tanto che tra i parlamentari il refrain è: meglio far partire un esecutivo tecnico, andare in campagna elettorale per attaccare i poteri forti, accusare il Pd e Mattarella di non volere gli interessi del popolo italiano e allo stesso tempo lavorare nelle commissioni per incassare consenso su alcuni temi bandiera e contemporaneamente studiare il dossier alleanze, puntando al logoramento di Berlusconi per ultimare la scalata egemonica del centrodestra, ma tenendo aperta anche la porta al Movimento 5 stelle.

Anche ieri Salvini ha sottolineato durante la riunione con i suoi che "il contratto" stipulato con M5s resta, sarà in qualche modo la base del programma da portare alle urne. Ha ribadito che i pentastellati sono affidabili e credibili ma con il Movimento ci sono anche divergenze di vedute su diversi punti.

Idee diverse sulla data del voto

Il primo riguarda proprio il timing delle elezioni: Di Maio vuole subito il ricorso ai cittadini. Tra i parlamentari grillini si accredita la tesi che dal momento in cui il tentativo di varare un esecutivo giallo-verde (oggi sono ritornate a circolare le voci di un possibile incarico a Salvini senza il nome di Savona nella squadra, ma al momento questa ipotesi non trova alcuna conferma) è fallito, l'ex vice presidente della Camera vorrebbe evitare che le perplessità dell'ala ortodossa sull'asse con la Lega possa depotenziare la spinta M5s.


Sul tavolo ci sarebbe anche il dossier sondaggi, con il Movimento che potrebbe perdere dei punti di consenso nei quasi quattro mesi che porterebbero al voto qualora le elezioni fossero a settembre o ottobre. Non solo. Secondo fonti parlamentari, tra i motivi che avrebbero spinto Di Maio ad appoggiare l'ipotesi delle urne il 29 luglio ci sarebbe anche il timore di veder 'logorata' la sua leadership. Da qui l'insistenza del voto il "prima possibile".

La posizione della Lega

Ma la Lega preferirebbe avere più tempo: abbiamo la maggioranza parlamentare, per ora andiamo avanti, spiega un esponente del partito. A dividere M5s e Lega è anche l'atteggiamento assunto da Di Maio contro il Colle. Per Salvini la strada dell'impeachment non è praticabile tecnicamente ma soprattutto è un errore tattico: in questo modo - questa l'osservazione del leader del Carroccio - si fa passare il Capo dello Stato per una vittima. In realtà, anche da M5s frena: la manifestazione del 2 giugno - si osserva - non è contro il Quirinale. E Di Maio in serata afferma: "Prendo atto che Salvini cuor di leone non vuole l'impeachment. Ne risponderà lui".

Nuovi toni con il Quirinale

Comunque la questione "non è più sul tavolo perchè ci vuole la maggioranza". E a sorpresa il capo pentastellato ammorbidisce i toni nei confronti del capo dello Stato: "Fermo restando la volontà di andare a votare il prima possibile, resta la disponibilità a collaborare anche con il presidente della Repubblica. Manterremo una posizione coerente ma collaborativa con il Capo dello stato - aggiunge - per riuscire a risolvere l'attuale crisi". Per quanto riguarda il dossier alleanze, Salvini ieri non ha escluso del tutto di poter cambiare schema. Ma per il momento, ragiona ancora sul centrodestra. "È chiaro però - spiega un big del partito di via Bellerio - che la leadership di Salvini sarebbe indiscussa e che Berlusconi dovrà fare un passo indietro sulla candidatura a premier".


La tensione con FI resta. Il segretario del Carroccio ha utilizzato una metafora per far capire l'irritazione nei confronti del partito azzurro. Volevano - ha ragionato con i suoi anche nel Consiglio federale - la botte piena e la moglie ubriaca. Ovvero da una parte chiedevano sotto traccia di far partire il governo, dall'altra criticavano pubblicamente l'operato del Carroccio. C'è poi il nodo dei programmi: Salvini non vuole compromessi al ribasso e avverte: "la posizione sull'Europa sarà determinante". Ma Berlusconi incontrando oggi i big di partito ha ribadito di non voler rompere.

Cosa pensa Berlusconi

Il voto a luglio è stato l'argomento del vertice tenutosi ieri a palazzo Grazioli. L'ipotesi è piombata nel mezzo dell'incontro, l'accelerazione ha portato a ragionare sul tema alleanze. E a mettere in secondo piano le pressioni arrivate in mattinata dai deputati di Forza Italia che non vogliono andare al traino della Lega. Durante il direttivo in tanti hanno chiesto che il Cavaliere intervenga per smarcarsi dall'alleato. Ma l'ex premier anche ieri ad Arcore, dopo aver valutato le proiezioni di voto, ha deciso che è meglio fare il socio di minoranza di una coalizione piuttosto che recarsi da soli alle elezioni. Da qui la decisione di non fornire pretesti al leader del Carroccio di rompere l'alleanza.

In realtà Berlusconi sarebbe tentato dal rispondere a tono a Salvini ma a prevalere è la convenienza politica. Anche per questo motivo l'ex presidente del Consiglio, seppur - dicono fonti parlamentari - irritato per la presenza di Salvini e Di Maio a 'Pomeriggio 5' non ha ancora modificato la linea. Nessun attacco a Lega e Fdi, lavoriamo per recuperare il rapporto. Anche perchè - fanno osservare fonti azzurre - ci sono temi del programma che sono comuni, a partire da quello del presidenzialismo e della legittima difesa. Tuttavia l'ex presidente del Consiglio continua a valutare inopportuni gli attacchi di Salvini al Quirinale. Non bisogna - il suo ragionamento - delegittimare le istituzioni. Per questo motivo il Cavaliere potrebbe partecipare - al contrario del leader del Carroccio - alle celebrazioni del 2 giugno. Per dimostrare appunto di essere un uomo delle istituzioni.



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