Le conseguenze del discorso di Conte sul governo

La lettura data dai quotidiani alle parole del premier è pressocché univoca: doveva essere un ultimatum che chiamava ciascuno dei partner di governo alle reciproche responsabilità per il bene del Paese, del suo governo, della coalizione e invece è stato l’inizio di un precipizio. Di un avvitamento. Più veloce verso la crisi

discorso giuseppe conte
Francesco Fotia / AGF
Giuseppe Conte

Il premier Conte ha parlato. E ha preferito pronunciare il suo discorso davanti alle telecamere anziché alle Camere riunite. Ora ci sono più piani di lettura e tutti sono pericolosamente inclinati. Doveva essere un discorso dirimente, un ultimatum, che chiamava ciascuno dei partner di governo alle reciproche responsabilità per il bene del Paese, del suo governo, della coalizione e invece è stato l’inizio di un precipizio. Di un avvitamento. Più veloce verso la crisi.

Perché il discorso di Conte è stato solo un tassello. Poi c’è stato il dopo. Con una riunione del Consiglio dei ministri nel quale tutto è tornato per aria. “Conte: una svolta o mi dimetto”, titola il Corriere della Sera; “Conte: ‘Allora me ne vado’” scrive Il Fatto Quotidiano; “Governo alla resa del Conte” è l’apertura de Il Foglio; “Conte stoppa Salvini e apre la crisi” fotografa la situazione Il Giornale; “Il ruggito del coniglio” sfotte Libero, che nell’occhiello color rosso fuoco annuncia: “Conte: quasi quasi me ne vado. Anzi no”. “Conte-Salvini, sfida sui vincoli Ue” titola, aggiungendo il particolare europeo, Il Messaggero; la Repubblica: “Penultimatum di Conte ma la Lega non ci sente”; infine La Stampa: “Lo strappo di Conte con la Lega” mentre Il Sole 24 Ore si limita a un “Appello di Conte a Lega e M5S: lealtà o lascio”.

Il fatto è che il Consiglio dei ministri che s’è riunito dopo la conferenza stampa ha di fatto annullato e superato il discorso del premier. Perché “ieri sera una delegazione di vice ministri leghisti ha lanciato un contro ultimatum a Conte sul decreto sblocca cantieri: un gesto che rischia di prefigurare la crisi. Difronte a quelle insistenze per sospendere per due anni il codice degli appalti Conte ha detto basta: ‘La riunione finisce qui’” scrive Massimo Franco sul Corriere da Palazzo Chigi. Cosa è successo in verità?

“Succede che dura un’ora scarsa di vertice sul decreto “sblocca cantieri” – precisa meglio la Repubblica - convocato dal premier nel suo ufficio, coi capigruppo al Senato di M5S e Lega, Patuanelli e Romeo, il ministro Toninelli, tra gli altri. Il vice all’Economia Garavaglia mette sul tavolo l’emendamento annunciato da Salvini, quello che congela per due anni il codice degli appalti, con il suo bagaglio di regole e vincoli utili anche ad arginare i rischi di infiltrazioni. ‘Ho il mandato politico di far passare questo emendamento’, afferma perentorio Garavaglia. Il presidente del Consiglio ribatte: ‘Ma questa è una vostra iniziativa, non possiamo farcene carico, parliamone sotto il profilo tecnico, non ci sono le condizioni’. Di fronte al muro opposto dai leghisti, però, stronca la discussione: «E allora tutti a casa, non si può andare avanti’. A suo dire, se fosse passato l’emendamento, si sarebbe vanificato l’intero decreto sblocca cantieri. A questo punto, per Palazzo Chigi, è evidente che Salvini e i suoi cerchino il ‘pretesto’ per la crisi”.

Si tratta di un “incidente”, come lo descrive e definisce la Repubblica, “fa precipitare rovinosamente la situazione a uno stato da pre-crisi”. Ed è la conferma che si cono pochi margini di manovra. E tutto sembra riportare al punto di partenza. E adesso in aula sul decreto sblocca cantieri può accadere di tutto. “Se il buongiorno si vede dal mattino, il discorso di Giuseppe Conte è servito assai poco. Il primo vertice dopo l’appello del premier alla responsabilità parte alle 20.30, ma dopo un’ora viene già sospeso. Non c’è intesa, il premier ne prende atto e chiude la riunione” annota Il Fatto Quotidiano.

“Il tema è il decreto Sblocca-cantieri – continua a raccontare il quotidiano diretto da Marco Travaglio -, impantanato al Senato e su cui si gioca una guerra tra alleati a suon di emendamenti. In teoria era previsto un secondo vertice sul decreto Crescita, ma lo scontro è tale che nemmeno si inizia. Pessimo segnale per il governo. La riunione era stata chiesta dal Movimento, dopo che la Lega ha presentato giovedì un emendamento che sospende per due anni buona parte del codice degli appalti del 2016. È a firma della senatrice Simona Pergreffi, ma l’input è di Matteo Salvini in persona, che però non ne aveva informato Conte nel vertice tenuto poche ore prima”. E la crisi torna più vicina.

In un’intervista al Corriere della Sera, Luigi Di Maio consegna la sua ricetta e ripete il suo mantra: “Basta seguire il contratto e realizzare ogni singolo punto. Sapevamo di essere due forze politiche differenti ma siamo accomunati da un contratto che mette al primo posto solo provvedimenti che servono a rilanciare il Paese e tutelano i diritti dei cittadini». Ma Salvini, nella pagina accanto, fa sapere che “se il governo dura lo sapremo entro giugno”.

Resta a questo punto una domanda: ma per realizzare il contratto ci sono ancora i contraenti?



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.