Rousseau, terza via e leadership. La difesa di Di Maio

La situazione all'interno del Movimento 5 Stelle resta agitata ma tutte le decisioni sono rimandate agli Stati generali programmati a metà marzo

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RICCARDO PAREGGIANI, RICCARDO PA / NURPHOTO
Luigi Di Maio

"Ora non va più bene niente, neanche il capo politico e Rousseau, ma molti di voi sono stati eletti proprio grazie alla piattaforma". È stato solo un passaggio quello di Luigi Di Maio, durante l'assemblea congiunta di giovedì, riguardo alle richieste avanzate in un documento firmato da tre senatori (ma preparato da sette pentastellati) e che trova comunque un più ampio consenso nel gruppo di palazzo Madama.

Tutto è migliorabile - ha spiegato ancora secondo quanto riferiscono i presenti - ma non è il modo di farlo sui giornali nè il metodo giusto, aspettiamo gli Stati generali. L'appuntamento importante dunque per M5s sarà quello: si terrà tra il 13 e il 15 marzo, ma fino ad allora - soprattutto dopo il voto in Emilia - non si escludono nuovi scossoni.

E non solo quelli legati all'abbandono di altri deputati che confluiranno in 'Eco'. Fioramonti è pronto a costituire il nuovo soggetto e ci saranno altri fuoriuscite nei prossimi giorni. Il malessere a palazzo Madama potrebbe congiungersi con quello alla Camera dei deputati ma in ogni caso non si aprirà una discussione sui punti messi nero su bianco per riformare il Movimento.

Stop ai documenti "contro"

Basta con questi documenti - è stata la risposta del ministro degli Esteri a chi lo ha presentato all'assemblea -, è il quinto che arriva dal Senato e tre dalla Camera. Si potrà rimettere tutto in discussione, anche lo stato, ci sarà dibattito ma questo avverrà a marzo, ora - il ragionamento di Di Maio - non ha senso parlarne, anche perché è stata avviata una riorganizzazione interna.

Venerdì mattina c'è stata una nuova riunione del cosiddetto 'Team del futuro', nel quale si è fatto il punto sui criteri di selezione dei facilitatori regionali. Focus anche sui temi da rilanciare che verranno inseriti in una sorta di manifesto ma la giornata è stata segnata dalle voci di un passo indietro dello stesso Di Maio.

Ipotesi di dimissioni smentite seccamente dallo staff del capo politico. Lo stesso Di Maio ieri sera avrebbe parlato con alcuni malpancisti, invitandoli di persona a non alzare i toni per non delegittimare il Movimento in un momento così delicato.

La "terza via"

"Noi - spiega uno degli esponenti pentastellati 'critici' - non lavoriamo contro di lui, dovrebbe darci più ascolto". Di Maio anche ieri sera ha difeso a spada tratta l'operato del Movimento. Intanto la cosiddetta 'terza via', ovvero l'equidistanza dal centrosinistra e il centrodestra. Rilevando che sui territori non c'è una spinta per andare in coalizione. E facendo leva sulla legge elettorale sulla quale la maggioranza ha ormai trovato un punto di incontro.

Il proporzionale al 5% permette di posizionarsi in maniera autonoma, solo dopo le elezioni sarà possibile fare accordi, la tesi di Di Maio. "Una tesi - osserva un deputato - che contrasta però con quanto afferma da tempo Grillo". Non sono stati tanti gli interventi all'incontro conclusosi intorno alle 23. Tra i ministri erano presenti Spadafora e Patuanelli, ma a parlare sono stati i senatori che hanno stilato il documento (Dessì, Crucioli e Di Nicola) e qualche altro deputato che ha lamentato tra l'altro il mancato coinvolgimento del gruppo su alcuni passaggi parlamentari.

La smentita sul "passo indietro"

È arrivata anche la smentita alle indiscrezioni riportate su un possibile passo indietro del leader politico. "E poi quale sarebbe l'alternativa a Di Maio?", si chiede un suo fedelissimo. Al fianco del capo politico M5s sono scesi in campo in molti, da Fraccaro a Castelli, da Bonafede a Buffagni, da D'Uva a Di Stefano, da Macina a Battelli. "Ma - ribatte un senatore - i problemi così restano irrisolti e rischiamo la debacle alle prossime elezioni".

Sul tavolo c'è anche l'ipotesi di 'allargare' la leadership del Movimento. Ma in ogni caso la discussione - spiegano altre fonti parlamentari pentastellate - arriverà solo agli Stati generali. è in quell'occasione che potrebbe prepararsi una nuova fase. Il capo politico ha sottolineato ieri ai presenti all'assemblea congiunta che si dibatterà pure sullo statuto: l'importante - questo il ragionamento - è lavorare per il Movimento e non contro.  



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