Anche sul decreto Dignità la tensione tra Lega e FI è a livelli mai visti

Non solo Rai. L'alleanza di centrodestra scricchiola anche su altri fronti. Gli attacchi dei deputati azzurri ai leghisti sono apparsi plateali, forse mai così duri

Anche sul decreto Dignità la tensione tra Lega e FI è a livelli mai visti
Alessandro Serrano' / AGF 
Salvini - Berlusconi (Agf) 

Non è solo Marcello Foa a far litigare Forza Italia e Lega. Durante il dibattito in aula ieri sul decreto Dignità, gli interventi dei deputati di FI contro gli alleati di centrodestra sono stati ripetuti, diretti e abbastanza aspri. Non è un mistero che Silvio Berlusconi non approvi un provvedimento che, anche ieri lo ha ribadito in un'intervista a 'Qn', penalizza gli imprenditori. Ma gli attacchi ai leghisti sono apparsi plateali e forse inediti, segno di un'alleanza che rischia ormai di essere compromessa dalla partecipazione della Lega al governo coi 5 stelle. A maggior ragione perché arrivati alla vigilia dello strappo che potrebbe arrivare oggi in commissione di vigilanza Rai, se FI non partecipasse al voto e facesse saltare la nomina di Marcello Foa alla presidenza. 

"Non si può dividere una coalizione sul tema che lavoro"

"Con questo provvedimento - ha attaccato la capogruppo Mariastella Gelmini - voi vi assumete la responsabilità di ridurre la propensione ad assumere e l'occupabilità. Questa non è solo la posizione di Forza Italia, rappresenta la posizione di migliaia di imprenditori, artigiani, commercianti che saranno danneggiati e penalizzati da questo agire insensato. Non mi illudo di convincere i colleghi del Movimento 5 stelle, ma vorrei sollecitare una riflessione agli amici della Lega, che considero ancora alleati del centrodestra, che considero alleati all'interno delle Regioni e dei Comuni che governiamo insieme - ha incalzato -. E allora io domando alla Lega, per quanto possa accettare che il contratto di governo sia prevalente rispetto ad un programma, quello del centrodestra, che non è stato solo sottoscritto dai leader della nostra coalizione, ma che è stato votato dagli italiani. Ho assoluta fiducia nel buon senso e nella tradizione con la quale la Lega governa. Ma quello della Lega oggi in aula è un silenzio assordante. Ci si può dividere su una nomina o su una poltrona, ma non si può dividere una coalizione sul tema del lavoro, che è la vera emergenza di questo Paese."

A Gelmini ha fatto eco, l'altra capogruppo, la presidente dei senatori di FI, Anna Maria Bernini. "Siamo delusi per la sbandata a sinistra di questa Lega di governo, che sul decreto dignità si gioca tutta la sua credibilità - ha scritto Bernini, in una nota -. A Salvini chiediamo che resti fedele ai nostri comuni elettori di centrodestra e a tutto quel mondo piccolo e medio-imprenditoriale che ha sperato il 4 marzo di veder nascere un vero governo del cambiamento. Salvini eviti di darla vinta a Di Maio, torni indietro finché è in tempo". 

"Fino a quando asseconderete le follie grilline?"

"Altro che decreto Dignità, il vostro è il decreto precarietà, la peggiore delle precarietà, quella che si basa sul lavoro in nero", ha invece attaccato Sestino Giacomoni, che, in aula, si è rivolto verso i banchi leghisti. "Fino a quando amici della Lega asseconderete le follie grilline? Ora che volge al termine la stagione delle nomine, che vi ha molto impegnato giorno e soprattutto notte, forse è il caso che iniziate ad ascoltare la voce delle categorie produttive o almeno quella dei vostri governatori, evitiamo - come dice il sottosegretario Giorgetti - che in autunno cominci il bombardamento sui mercati". 

"Il mercato del lavoro ha bisogno di meno tasse e di meno burocrazia. Il decreto firmato da Luigi Di Maio va esattamente nella direzione opposta: aumenta il costo del lavoro, aumenta la burocrazia e alimenta il contenzioso", ha poi affermato la vice presidente azzurra della Camera Mara Carfagna. "Che il Movimento 5 stelle insegua la sua visione filosofica del mondo improntata alla decrescita infelice - ha proseguito - non ci stupisce, ci sorprende invece come la Lega possa tradire il patto sottoscritto con gli elettori e di come possa sostenere un provvedimento sbagliato che penalizza gli imprenditori, scoraggia le assunzioni e trasforma i precari in disoccupati".



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