La finestra per il voto non è chiusa, ma è difficile che si arrivi alla crisi di governo

La Lega ha dubbi su come muoversi. Conte resta nel mirino di alcuni big leghisti, mentre venerdì si è raggiunto un livello di scontro molto alto dopo gli attacchi ai ministri Trenta e Toninelli 

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Antonio Serranò / Agf
Luigi Di Maio e Matteo salvini

La finestra per il voto anticipato non è ancora chiusa anche se la strada della crisi è impervia. È evidente che rispetto a giovedì sera c'è stato un tentativo di abbassare le tensioni da parte di Salvini e Di Maio. Tuttavia i nodi restano sul tavolo. Così i dubbi della Lega, riferiscono fonti parlamentari del partito di via Bellerio, su come muoversi. Il ragionamento del vicepremier è legato ancora alla possibilità o meno di continuare con questo esecutivo.

Il problema è che chi stacca la spina può pagare dazio, il ragionamento. Ma così - questo il 'refrain' - non si può andare avanti. Un 'big' del Carroccio non nasconde la delusione del ministro dell'Interno per la difesa a spada tratta della squadra di governo da parte del presidente del Consiglio Conte. Salvini, anche parlando con i suoi, non ne fa una questione di nomi, anche se oggi ha messo nel mirino soprattutto Toninelli e Trenta.

"Il problema è che con i no non si va da nessuna parte", continua a ripetere. Da qui la necessità di procedere con una ridefinizione del programma del governo e quindi - ripetono i fedelissimi del responsabile del Viminale - anche della squadra. "Pensiamo ai progetti, non alle poltrone", dice comunque Salvini.

Di fatto però si è aperto di nuovo il 'dossier' rimpasto. Con la Lega che giudica con preoccupazione i rapporti tra il nuovo presidente della Commissione europea e il ministro della Difesa. "Gli italiani ci chiedono di fare le cose, se c'è chi frena non è colpa nostra", sottolinea un altro esponente della Lega. Venerdì il nuovo scontro all'interno della maggioranza è sull'autonomia.

Lo scontro sull'autonomia 

È vero che ieri il premier ha lavorato fino a tardi con i ministri Bussetti e Stefani per sciogliere il nodo della scuola, ma l'accantonamento dell'articolo 12 e il problema delle risorse, non sono considerati - soprattutto dai governatori della Lega - come dei passaggi positivi sull'iter. Nel mirino dei governatori è finito il presidente del Consiglio.

"Non possono ottenere tutto, in un negoziato è così", la tesi del premier che anzi ha registrato dei passi avanti. Nella sede del governo si sottolinea come al tavolo ci fossero oggi proprio due responsabili della Lega sul dossier, ovvero Stefani e Bussetti che hanno condiviso il metodo di Conte. Anche per questo motivo si ritengono incomprensibili le polemiche emerse. "Siamo al rush finale", ha sottolineato il presidente del Consiglio, dicendosi convinto che prima della pausa estiva ci sarà il via libera del Cdm ad una pre-intesa. Ma per i governatori si tratta di un approccio sbagliato: la richiesta reiterata è che si devono trasferire le competenze alle regioni, senza compromessi al ribasso.

Le parole di Conte sono state accolte con delusione. L'attacco è durissimo: "Così non firmo una riformicchia", afferma il presidente della Lombardia. Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del Veneto, Zaia.

La tensione nella maggioranza dunque resta alta. All'indomani del giorno più nero per l'alleanza di governo M5s-Lega non c'è ancora stato alcun contatto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Quest'ultimo, come annunciato, non ha partecipato alla riunione del Consiglio dei ministri e al successivo vertice sull'autonomia. Ha trascorso il venerdì coi figli a Milano. In mattinata, il clima si era rasserenato con dichiarazioni più concilianti in cui i due correggevano il tiro sulla dichiarata mancanza di fiducia reciproca e chiarivano che non vi era niente di personale tra loro.

Ma il reiterato attacco di Salvini ai ministri M5s Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta ha solo 'spostato' l'oggetto dello scontro sul tema della squadra di governo. E l'esito del vertice sull'autonomia ha aggiunto un altro tassello. In realtà secondo qualificate fonti governative pentastellate il "vertice è andato benissimo". Mentre i leghisti sono tornati sul piede di guerra per il nuovo rinvio, le proposte di "compromessì" al ribasso e le parole di Conte sui governatori.

Le lamentele sull'atteggiamento di Conte 

Il presidente del Consiglio non è stato tenero neanche di fronte alle lamentele di Salvini sulla coppia Toninelli-Trenta. Il premier ha detto che nessuno gli ha chiesto cambiamenti di squadra e che, se qualcuno ha delle osservazioni da fargli a proposito, deve esplicitarle. La conferenza stampa di Conte ha suscitato "profondo malumore" nella Lega.

"Il presidente del Consiglio non è super partes, non fa gli interessi degli italiani ma del partito che lo ha indicato a Palazzo Chigi", lamenta un 'big' leghista. "Non si capisce quanto stia giocando una partita tutta sua - osserva qualcun altro di via Bellerio - o quanto non sia propriamente consapevole dell'effetto che certe sue prese di posizione possano provocare".

Sulla squadra, i leghisti sono fermi nelle loro richieste di allontanamento dei ministri che giudicano inefficienti. Mentea dal fronte 5 stelle si risponde che una revisione sull'inefficienza allora dovrebbe riguardare anche i leghisti e coinvolgere l'istruzione di Marco Bussetti o l'Agricoltura di Gian Marco Centinaio.

Un eventuale rimpasto in ogni caso non può prescindere dal confronto con Sergio Mattarella. Con cui Conte ha detto interloquire spesso, anche se non risulterebbero contatti recentissimi. I ministeri per cui il Colle - va ricordato - ebbe grande attenzione, nel momento in cui si formò il governo, furono quelli che vengono convocati al Consiglio supremo di Difesa: ovvero Interno, Esteri, Economia, Sviluppi e Difesa.

Poi rimane ancora da decidere, dopo la rinuncia di Giancarlo Giorgetti, anche il candidato italiano alla commissione europea. Conte si è detto certo che il governo sarà in grado di proporre il "profilo idoneo" per difendere gli interessi italiani in tale ruolo. Mentre alcuni governativi 5 stelle vorrebbero che la Lega proponesse la ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. 



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