L'ultimo duello tra Conte e Salvini

Al Senato va in scena l'ultimo atto dello scontro tra il presidente del Consiglio e il leader leghista. Le accuse, le repliche, e l'ultimo messaggio del premier dopo che la Lega ha ritirato la mozione di sfiducia nei suoi confronti: "Non hai il coraggio delle tue scelte? Me le assumo io". E sale al Quirinale - Il film della giornata

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Andreas SOLARO / AFP 
Matteo Salvini e Giuseppe Conte

L'Aula del Senato. Uno dei luoghi più ufficiali e istituzionali. L'ultimo duello tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini va in scena nel cuore dei palazzi della politica. Abbandonati per un momento i social network, le spiagge, i palchi dei comizi, gli a margine con i giornalisti, le lettere aperte a distanza, le stanze di palazzo Chigi, l'ultimo atto della crisi di governo sul quale calerà il sipario non appena il presidente del Consiglio varcherà la soglia del Quirinale, si consuma tutto all'interno dell'emiciclo di palazzo Madama.

Anche il look è quello delle grandi occasioni ufficiali: giacca e cravatta. Non altrettanto si può dire per il clima, che spesso trascende a causa delle diverse 'tifoserie' in Aula. I due si scambiano una stretta di mano all'avvio di seduta, poi piomba il gelo. Composto, compreso nel ruolo, toni duri ma senza mai trascendere. Conte interviene in Aula per circa un'ora, legge il discorso e si rivolge più volte al suo vicepremier della Lega, esordendo sempre con la formula "caro ministro, caro Matteo".

I gesti di Salvini durante il discorso di Conte

A tratti impassibile, seduto alla destra del premier, Salvini sembra non muovere un muscolo mentre il premier lancia le sue bordate all'ormai ex alleato della maggioranza che lo ha sostenuto alla guida del governo per quasi 15 mesi. Fatta eccezione per quei gesti con le mani rivolti ai suoi senatori con l'intento di placarli, quando insorgono contro le parole del premier. In alcuni momenti scuote la testa, prende appunti, ma resta fermo seduto ai banchi riservati all'esecutivo. Poi, quando è il suo turno, si sposta tra i senatori leghisti e qui i toni si fanno simili a quelli di un comizio.

È la fotografia dell'ultima giornata del governo dell'avvocato del popolo, descritta attraverso i due protagonisti, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. A pochi centimetri di distanza siede Luigi Di Maio, alla sinistra del premier. Ma i riflettori sono tutti per il titolare del Viminale e il presidente del Consiglio. L'altra fotografia del 'd-day' la scattano le parole che i due si scambiano. Mai tenere. Anzi.

Le critiche del premier, le reazioni del suo vice

Entrambi non risparmiano bordate e affondi a quello che ormai, per ciascuno, è diventato l'avversario. Non fa giri di parole il premier, ma va dritto sin da subito al punto centrale indicando senza tentennamenti chi è il responsabile della crisi: "Dalla Lega un decisione grave che avrà conseguenze", scandisce, ricordando che la decisione assunta dal partito di Salvini "viola il solenne impegno assunto con il contratto di governo".

E afferma: in Aula perché non si può consentire che la crisi si consumi "via social". Quindi, Conte attacca: il ministro dell'Interno persegue "interessi personali e di partito" ma è da "irresponsabili" far votare il Paese ogni anno. Conte non ha dubbi: da Salvini "scarsa sensibilità istituzionale". Seguono le altre stilettate: "I tempi della crisi denotano opportunismo politico" e la "grancassa" leghista è risultata "offensiva" per il governo. Infine, Conte si è detto "preoccupato" dalle parole del ministro, quando ha evocato la piazza e ha chiesto pieni poteri.

Quindi, rimprovera Salvini di non essersi presentato in Aula sulla vicenda dei presunti fondi russi alla Lega. Ma l'affondo più rumoroso va a segno sui simboli religiosi, definiti "episodi di incoscienza" che andrebbero evitati. Salvini sorride, e quando sarà il suo turno, quasi a mò di sfida, bacia il rosario e invoca nuovamente il sacro cuore di Maria. Non passa neanche un minuto ed ecco che prende la parola il leader leghista, che rivendica: "Rifarei tutto quello che ho fatto".

E anche Salvini non ci gira intorno e va subito al nocciolo della questione: parte dai vari "insulti" subiti da Conte nel suo intervento e chiosa: "Spiace sapere che Conte mi ha mal sopportato per un anno", ma "bastava un Saviano qualunque". Quindi, Salvini garantisce: "Non ho paura del voto, chi ha paura delle elezioni non è libero".

Quanto a Conte, "io non ho mai chiesto consigli a Merkel". Poi è ai 5 stelle che si rivolge: "Se preferite il Pd, auguri, basta dirlo". E mette i suoi puntini sulle 'I': "Se questo governo si è interrotto è perché c'erano tanti signor No". Il leader leghista conclude: "Avete scelto un bersaglio, eccomi pronto a sacrificarmi". Prima di concludere, Salvini rinnova l'appello ai 5 stelle: tagliamo i parlamentari e poi si torni al voto". Stop. Fine.

L'ultima replica del premier, che poi è andato al Quirinale 

Più tardi la Lega ritirerà la mozione di sfiducia a Conte. Una mossa che il premier bolla come 'tatticismo' durante l'ultima replica prima che si concluda la discussione parlamentare: "Se amiamo le istituzioni abbiamo il dovere della trasparenza. Dobbiamo essere d'accordo su un punto che non possiamo affidarci ad espedienti, tatticismi, giravolte verbali che io faccio fatica a comprendere. Sono molto lineare", ha detto il premier, che poi dà l'ultimo affondo all'ex alleato di governo. 

"Se c'è mancanza di coraggio me l'assumo io di fronte al Paese che ci riguarda e prendo atto che il leader della Lega che ha stentato nella leale collaborazione manca nel coraggio di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti", osserva. "Se gli manca il coraggio dal punto di vista politico, me la assumo io". 

Conte nelle repliche ha ribadito di andare al Quirinale per rassegnare le dimissioni non appena terminato l'intervento. Subito dopo, la presidente Elisabetta Casellati ha sospeso la seduta. Dunque, non si procederà ad alcun voto.

 



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