"Non siamo la Lega". Il Pd risponde a Di Maio

Il tema delle alleanze regionali agita la maggioranza ma Conte tira dritto e ribadisce: "Basta liti"

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JACOPO LANDI / NURPHOTO
Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio

Il tema delle alleanze alle Regionali crea fibrillazioni non sono nella maggioranza ma anche nel governo. Il giorno dopo il voto in Umbria, Luigi Di Maio chiude a priori all'ipotesi di un altro asse con il Pd alle prossime amministrative. Ma in casa dem è una posizione che lascia interdetti e il ragionamento è questo: "Se scarta alleanze sul territorio significa che non ci considera alleati neanche al governo. E allora che ci stiamo a fare insieme?". 

È vero che sia per Giuseppe Conte che per Di Maio e Zingaretti il 'refrain' è quello di andare avanti per l'intera legislatura, ma tra i dem non si nasconde come sia complicata una navigazione che rischia di ricalcare il copione Lega-M5s. "Il Pd non è la Lega, se Di Maio vuole crisi lo dica", afferma Zanda. "Se Di Maio vuole andare avanti da solo con l'8%, auguri!", spiega il segretario dem rimarcando come in Umbria è stato il Pd a tenere e non il Movimento 5 stelle.

E poi su Facebook: "L'alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze". Il banco di prova sarà la legge di bilancio. Perchè il Partito democratico ha digerito male che M5s e Italia Viva abbiano messo in discussione le misure che erano state approvate nel Consiglio dei ministri. E considera ancora più grave che ora le stesse forze della maggioranza tornino ad alzare il tiro.

Oggi si terrà un vertice per fare chiarezza su come procedere ma per ora nella maggioranza si viaggia in ordine sparso. "O c'è unità oppure meglio il voto", spiegano i 'big' del Nazareno che chiedono una svolta. "O si cambia registro o saranno inevitabili le elezioni", osserva per esempio Bettini.

Ma Di Maio è costretto a fronteggiare il malessere crescente all'interno del Movimento. L'esperimento fallito in Umbria viene addebitato in prima battuta proprio al ministro degli Esteri. Il leader ha quindi cercato di sondare il terreno alla vigilia dell'ennesima assemblea dei pentastellati che cercano una mediazione sul nome del capogruppo. Qualora si saldasse l'asse di chi contesta la leadership del Movimento, da parte del responsabile della Farnesina, sia a Montecitorio che a palazzo Madama cambierebbero gli equilibri.

"Basta accusare Di Maio. Si vince e si perde tutti insieme", osservano i fedelissimi del Capo politico. La preoccupazione sulla tenuta del Movimento 5 stelle è palpabile tra i dem ma anche nel governo. Lo stesso Conte cerca di mediare e di abbassare le tensioni. Il premier cita "Meraviglioso" di Modugno: io in discussione? "Ho il sole, il cielo, il mare...", osserva.

Conte non ha certamente apprezzato chi continua a mettere in discussione l'esecutivo, continua a ritenere il flop dell'Umbria come un fattore regionale. E non si pente del suo operato durante la campagna elettorale. Ma la distanza nei ragionamenti tra Conte e Di Maio è anche sul tema delle alleanze: "Dico di prendersi del tempo - osserva il presidente del Consiglio -. Se un esperimento non è andato bene ci si può fermare a valutarlo, c'è tempo per fare riflessioni, ci sono altre competizioni regionali che ci aspettano".

Per il presidente del Consiglio l'orizzonte è quello del 2023. Basta liti - il suo ragionamento -. Se continuano i personalismi facciamo solo un favore a Salvini. E intanto Matteo Renzi ha buon gioco a criticare la foto di Terni: "Non ha certo aiutato a vincere", osserva il leader di Italia Viva.  



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