Perché le opposizioni credono che il decreto Dignità farà male al mondo del lavoro

Per Calenda, "diminuirà l'occupazione", per Meloni è "da Pci anni '80", mentre Casini apprezza almeno la stretta su giochi e scommesse

Perché le opposizioni credono che il decreto Dignità farà male al mondo del lavoro 
Riccardo De Luca / AGF 
 Giuseppe Conte

Il governo rilancia il decreto legge 'Dignità' approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, in una conferenza stampa dove i giallo-verdi schierano tre dei loro massimi esponenti: il capo del Esecutivo, Giuseppe Conte, il ministro per lo sviluppo Economico e del lavoro, Luigi Di Maio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Ma dalle opposizioni arrivano a stretto giro di posta critiche sul provvedimento.

"Dopo un mese di annunci rocamboleschi il mini decreto di ieri non favorisce gli investimenti in Italia e il lavoro di qualità. Introduce soltanto ostacoli per lavoro e investimenti. Lasciamo stare la dignità", scrive l'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. "Il giudizio sul decreto Dignità è decisamente negativo, ma un'eccezione va fatta: la stretta sui giochi e scommesse è sacrosanta. Questo è un tumore che affligge la società italiana e va sradicato", sottolinea l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.

"Prima era solo improbabile propaganda. Ora che sono passati ai fatti diventa tutto più chiaro: la chiamano dignità ma è solo un ritorno al tempo in cui si favoriva il lavoro nero", osserva il presidente del partito Democratico, Matteo Orfini. "Il decreto dignità avrà due effetti: diminuire l'occupazione ovunque e gli investimenti al Sud (e le reindustrializzazioni). È politica degli slogan non il governo della realtà. Sta al lavoro/crescita come fermare una nave Ong sta alla gestione dell'immigrazione. Pessimo debutto", è il commento dell'ex ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda

"Il decreto Dignità è timido. Troppo timido. Considerando gli annunci mi sarei aspettato qualche deciso passo in avanti in più", afferma Nicola Fratoianni, di Liberi e Uguali. "La parte del decreto dignità sul precariato sembra scritta dal Partito Comunista anni '80. La ricetta Di Maio è irrigidire il mercato del lavoro e punire gli imprenditori cattivi per combattere il precariato", è il j'accuse di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia.

Conte: "Il precariato non può essere l'unica misura dei rapporti di lavoro"

Il governo in ogni caso tira dritto: "Sono particolarmente lieto, come responsabile dei questo governo, che il primo decreto che ha contenuto economico sia intitolato al recupero della dignità dei lavoratori", ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, aprendo la conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Abbiamo adottato misure che contrastano la dimensione precaria del lavoro. Noi riteniamo che la dimensione precaria sia una dimensione normativa e esistenziale che non può protrarsi nel tempo incondizionatamente, e che non può essere l'unica misura dei rapporti di lavoro", ha aggiunto.

Con il decreto Dignità "diamo un colpo mortale al precariato, licenziando il Jobs Act", ha precisato Di Maio."Oggi le critiche vengono da chi ha massacrato i diritti sociali, invece di difenderli", ha detto ancora. "Finalmente - ha proseguito - siamo un Paese orgoglioso di essere l'Italia, con un governo che comincia a difendere le fasce più deboli della popolazione". Il testo dovrà ora esser sottoposto al vaglio del Quirinale, prima di approdare in Parlamento, per la necessaria autorizzazione all'invio alle Camere. Dal Colle non dovrebbero tuttavia giungere rilievi tali da poter bloccare il testo.



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