Il bilancio dei due giorni di Conte a Bruxelles

Il premier ha cercato confronti con Francia e Germania per evitare la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. E dopo aver reso omaggio a Draghi, ha trattato anche il tema delle nomine 

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Più di un'ora davanti ad una birra con Emmanuel Macron. Quasi un'altra ora con Angela Merkel. Nell'albergo dove alloggiano a Bruxelles in occasione delle riunioni del Consiglio europeo sia il presidente francese che la Cancelliera, ieri notte il premier Giuseppe Conte ha potuto condurre in modo informale la partita per cercare di fermare la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per disavanzo eccessivo. E trattare con Francia e Germania il tema delle nomine.

Ampi sorrisi, anche grazie alla cordialità del primo ministro lussemburghese Xavier Bettel, e possibilità di confrontarsi liberamente. "È chiaro - ha argomentato Conte - che in un vertice a 28, nonostante avessimo i dispositivi elettronici bloccati e fossimo isolati, si ha un po' di pudore e di prudenza a parlare esplicitamente di nomi quando non siamo ancora in una fase finale. Nessuno vuole bruciare un candidato. Ci sono delle tattiche".

Invece in un incontro informale "si possono fare delle riflessioni in modo più disteso e si può ragionare". Conte si è sbilanciato anche con i cronisti: "È saltato il criterio dello spitzenkandidaten (i candidati in pole per la guida della Commissione, ndr), c'è stata troppa impulsività". In ogni caso il premier non scopre le carte e non indica chi siano i candidati italiani.

Qualora le cose si dovessero mettere veramente male l'Italia potrebbe anche, insieme all'Inghilterra e ad un altro Paese europeo, tentare di bloccare tutto. Ma non è questo lo stato del negoziato sulle nomine e non è l'intenzione al momento del governo.

La fumata nera di oggi sulla scelta dei vertici istituzionali anzi potrebbe giocare - argomenta Conte - a favore dell'Italia. Perché in una partita in cui si incontrano i principali leader sul campo e le grandi famiglie europee, il nostro Paese potrebbe avere più margini di azione, qualora le decisioni non venissero prese "per affiliazione politica".

In ogni caso il presidente del Consiglio dopo la due giorni di Bruxelles ha voluto ribadire che l'Italia non è affatto isolata e non può essere messa all'angolo. Un concetto ribadito più volte: è necessario che la discussione avvenga su un pacchetto complessivo, il 'refrain'.

L'Italia è interessata soprattutto al dopo-Draghi, Conte si è detto orgoglioso del lungo applauso che è stato riservato al governatore della Banca centrale europea all'ultimo Euro summit: "Sono stati otto anni di presidenza in cui, a detta di tutti gli intervenuti, Draghi è riuscito a esprimere una leadership in momenti difficili". Ma ha anche aggiunto che "non faccio il totonomine, dico solo che la Bce è una architrave, perciò occorre un discorso più generale".



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