Nel 2008 il Parlamento tentò di indagare sulle concessioni autostradali, senza riuscirci

Pd e FI chiedono l'istituzione di una commissione di inchiesta sullo stato delle infrastrutture e sulla tragedia di Genova, ma nel 2008 una commissione di inchiesta sulle concessioni autostradali fu chiesta al Senato, senza mai vedere la luce

Nel 2008 il Parlamento tentò di indagare sulle concessioni autostradali, senza riuscirci 
 (Afp)
 Italia, autostrade

Pd e FI chiedono l'istituzione di una commissione di inchiesta sullo stato delle infrastrutture e sulla tragedia di Genova, ma in passato una commissione di inchiesta sulle concessioni autostradali fu chiesta al Senato senza mai vedere la luce.

Il dibattito sulle concessioni autostradali - al centro della polemica politica dopo la tragedia di Genova - non è dunque nuovo alle cronache parlamentari. Nell'estate di dieci anni fa il Partito democratico provò a istituire in Senato una commissione di inchiesta sul tema. Il IV governo Berlusconi, che si era insediato da neanche un mese, all'inizio di giugno del 2008 aveva ottenuto dal Parlamento il via libera al decreto che stabiliva nuovi rapporti con le società concessionarie su pedaggi, manutenzione e investimenti.

Con quel provvedimento, afferma all'AGI l'ex senatore del Pd Marco Filippi, primo firmatario della proposta, "si sanò con un colpo di spugna" la situazione senza tenere conto "del parere contrario espresso tra gli altri dal Consiglio di Stato e dal Nars" il nucleo di consulenza per l'Attuazione delle linee guida per la Regolazione dei Servizi di pubblica utilità.

La proposta non passò, il Pd era all'opposizione: "Mai avevamo avuto il privilegio di vedere gli allegati ai contratti di servizio. Documenti che erano 'secretati' per tutelare le politiche aziendali di una società quotata in Borsa", ricorda ancora l'ex parlamentare, eletto a Palazzo Madama per tre legislature consecutive, dall'aprile del 2006 al marzo scorso, "quando invece sarebbe stato necessario fare piena luce su tutti gli atti regolatori".

Gli allegati della convenzione, dice ancora Filippi, "erano tomi di almeno 10.000 pagine che potevano sì essere consultati dai parlamentari, ma senza l'ausilio di collaboratori o consulenti e senza la possibilità di fare delle copie per tutelare dati industriali sensibili".

Una commissione d'inchiesta, che avrebbe potuto procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, avrebbe dunque potuto rispondere "all'esigenza di trasparenza e chiarezza" su una materia tanto complessa. "La questione delle concessioni autostradali - si legge nella proposta presentata in Senato alla fine di luglio del 2008 - assume particolare carattere di delicatezza in ragione del fatto che le società concessionarie si trovano in significativo ritardo nell'effettuazione degli investimenti già previsti dai diversi e precedenti atti concessori, stimabili nell'ordine di 20 miliardi di euro".

La commissione - si spiega sempre nella proposta - avrebbe dovuto anche "effettuare una ricognizione sullo stato di attuazione degli investimenti pregressi ed attuali e di accertare entro quale data e secondo quali scansioni temporali saranno onorati gli impegni contrattualmente assunti di investimento a carico dei soggetti concessionari" e "valutare l'ammontare degli investimenti effettivamente realizzati dalla data di privatizzazione ad oggi" e "gli effettivi benefici, per lo Stato e gli utenti in relazione all'adozione del nuovo sistema tariffario". 



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