Lo stop alla commissione di inchiesta sulle banche spiegato dai giornali

I dubbi del Quirinale sulla costituzione dell'organismo che deve fare luce sugli scandali nel credito e l'esigenza di mettere al riparo la Banca d'Italia dagli umori di qualunque governo negli articoli di Corriere, Sole, Repubblica 

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 Foto: Pierpaolo Scavuzzo / AGF 
  Bankitalia

Ora c’è un caso Commissione d’inchiesta sulle banche che diventa anche un “caso Bankitalia”. Il titolo più evidente è quello de la Repubblica che evidenzia “L’alt di Mattarella”. Nel senso che sottolinea i forti dubbi del Colle intorno alla legge che istituisce la Commissione d’indagine sui risparmiatori truffati.

“Il Quirinale vuole che la Banca d’Italia sia messa a riparo da ogni governo – si legge nella cronaca - e che la sua indipendenza venga tutelata. La commissione, presentata da grillini e leghisti come la rivincita del popolo contro ’establishment’ e la Banca d’Italia, per di più guidata dall’ex conduttore della ‘Gabbia’, il 5S Gianluigi Paragone, impone un supplemento di riflessione. E non è forse una coincidenza allora, che subito dopo l’incontro con Casellati e Fico, si presenti al cospetto del presidente della Repubblica anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco”.

Ma tutto questo avviene mentre il governo “litiga anche sul decreto attuativo che deve rimborsare con 1,5 miliardi in tre anni i risparmiatori truffati dalle banche fallite. Tria nega la firma. Lo scontro finale va in scena tre giorni fa, durante un summit tesissimo tra il titolare del Tesoro e i due vicepremier. Salvini e Di Maio intimano al ministro di sbloccare il decreto. ‘Ci abbiamo messo la faccia, basta perdere tempo’, scandiscono, arrivando a minacciarlo di licenziamento. Il professore però resiste”. Quindi, a questo punto, si aggiunge forse anche un nuovo “caso Tria”.

Ne fa, del resto, esplicito riferimento il vicepremier Luigi Di Maio, in viaggio a Washington, nell’intervista concessa allo stesso quotidiano diretto da Carlo Verdelli: “C’è una questione di compattezza all’interno del governo. Il Movimento 5 stelle – spiega Di Maio - chiede di firmare i decreti nei prossimi giorni. Bisogna capire se la Lega è con noi. ‘Non si tratta di convincere Tria, ma di esprimere chiaramente la posizione di chi ha i voti in Parlamento. Chiediamo la firma da settimane. Nelle prossime ore la situazione va sbloccata. Deve essere avviata il prima possibile per mettere la giustizia sociale al centro delle dinamiche bancarie. Gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulle crisi che hanno bruciato così tanti risparmi’”. Anche se il quotidiano titola così l’intervista: “Di Maio: ‘Decreto per i truffati, no a rinviii, decide chi ha i voti. Flat tax? Servono tanti soldi’”.

E se il confindustriale Il Sole 24 Ore non fa menzione del “caso Commissione-Banca d’Italia”, relegando come seconda notizia in una breve “in prima” con seguito a pag. 8 il cambio al vertice dell’Istituto di vigilanza con la nomina del Dg Fabio Panetta (raccontato con particolari dal Corriere) e l’ingresso “nel Direttorio di Daniele Franco e Alessandra Perazzelli”, il Corriere della Sera invece apre la prima pagina titolando proprio su “Banche, i timori del Quirinale”, sottolineando la visita al Colle del Governatore di via Nazionale, sede dell’istituto centrale, per un colloqui con il capo dello Stato per difendere la propria autonomia contro l’istituzione della Commissione la cui funzione voluta dai 5Stelle viene spiegata in un articolo dedicato dal quotidiano di via Solferino.

Secondo la penna di Federico Fubini, che cerca di decrittare il difficile groviglio d’incastri intorno alla Banca Centrale, “vista dagli uffici di Visco, questa non è una sfida a scacchi fra inquilini di palazzi romani. In gioco non c’è la vanità dei singoli. È una partita per il funzionamento del sistema di regole del Paese. Sono in fondo queste le considerazioni che hanno indotto il governatore a visitare Mattarella per chiarirgli la propria posizione. Su indicazione dello stesso governatore, il Consiglio superiore si stava preparando a indicare tre nomi nel direttorio di Via Nazionale: la promozione di Fabio Panetta a direttore generale e numero due dell’istituto, l’ingresso come vicedirettori generali di Daniele Franco e Alessandra Perrazzelli. Il tema che Visco ha indicato a Mattarella non riguardava le tre persone, ma il metodo: secondo la legge italiana e l’ordinamento europeo l’istituto di Via Nazionale «è indipendente», ha ripetuto il governatore ieri. È ai suoi organi che spetta di indicare le proprie figure di vertice, meno quella del governatore stesso: senza interferenze, neanche indirette, da parte del potere politico”.

Nel suo “Taccuino”, l’ex direttore de La Stampa Marcello Sorgi che “è del tutto legittima la preoccupazione espressa ieri dal Capo dello Stato ai due presidenti delle Camere sugli esiti temibili della nuova commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Tra l’altro sulla base dell’esperienza della scorsa legislatura, quando a volerla era stato Matteo Renzi, e a presiederla era stato prudentemente chiamato Pierferdinando Casini, con il compito di fare da silenziatore alle possibili esplosioni del lavoro dei commissari e ricordare loro che quando si maneggiano le banche, anche se lo si fa nell’interesse di cittadini che si sono ritenuti truffati, è bene usare cautela, se non si vogliono provocare smottamenti dell’intero sistema”. Però, conclude, “quando invece è Palazzo Chigi a volerle, vuol dire che l’esecutivo fa insieme il governo e l’opposizione: ciò che appunto si ripropongono Lega e 5 stelle”.

E se il tema banche-Commissione d’inchiesta-Bankitalia non sembra scaldare i cuori di Libero e Giornale, sul Fatto Quotidiano a pag. 14 il titolo diventa invece: “Banche, offensiva Lega-5S: ‘Roma chieda i danni all’Ue’” in cui si dà conto di una mozione presentata in Parlamento dopo la bocciatura su caso Tercas, la banca che stava per essere salvata e sul cui esito è stato dettato uno stop. “La mozione – racconta il giornale diretto da Marco Travaglio - parte dalla sentenza con cui il Tribunale Ue ha dato torto alla Direzione Concorrenza guidata da Margrethe Vestager: i soldi usati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), che sono delle banche, per aiutare Popolare Bari a caricarsi la disastrata Tercas non erano aiuti di Stato. Lo stop di Bruxelles arrivò a dicembre 2015, ma – ricorda la mozione – ebbe un peso decisivo nel bloccare l’uso del Fitd, già deliberato, per salvare le 4 banche (Etruria, Marche, CariFe e CariChieti) poi mandate in “risoluzione” dal governo Renzi con l’azzeramento, oltreché degli azionisti, anche degli obbligazionisti subordinati in ossequio alle norme Ue sugli aiuti di Stato. Nell’operazione venne poi fissato per decreto un “prezzo” assai basso per i crediti deteriorati delle 4 banchette (il 17,6% poi rettificato al 22%), automaticamente diventato quello di riferimento per l’intero comparto bancario, che in Borsa perse il 60% in pochi mesi. Secondo l’Abi, l’a s s o c i azione delle banche, il costo di quel salvataggio è salito dai 2,2 miliardi stanziati dal Fitd a oltre 5. A cui vanno aggiunti i 780 milioni degli obbligazionisti, in parte rimborsati con soldi delle banche. La decisione Tercas ha impattato anche nella gestione della crisi delle due Popolari venete, dove le banche si sono tassate per intervenire con il fondo Atlante senza successo”. Mozione che impegna il governo a farsi risarcire “i danni economici enormi causati al Paese, ai risparmiatori e al sistema bancario”.



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