Primo sì al Codice Rosso, ma sulla castrazione la maggioranza si spacca

Il provvedimento passa alla Camera con 380 sì e nessun contrario. Pd e Leu si astengono e parlano di occasione persa. Ma Lega e M5s restano su fronti opposti su uno dei passaggi più contestati

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Agf
Giulia Bongiorno

Il ddl 'codice rosso' incassa il primo via libera della Camera e passa all'esame del Senato, ma senza l'attesa unanimità: i voti a favore sono 380, nessun contrario. Troppe tuttavia le criticità ancora nel testo per Pd e Leu, che parlano di occasione persa e si astengono. Votano a favore assieme alla maggioranza FdI e Forza Italia.

Il provvedimento, varato lo scorso novembre dal Cdm su spinta dei ministri Giulia Bongiorno e Alfonso Bonafede, poi pesantemente modificato durante l'iter a Montecitorio, con l'aggiunta di diversi articoli e l'inserimento di due nuovi reati (il revenge porn e lo sfregio del volto), viene approvato senza l'atteso voto unanime dell'Assemblea, e con un duro scontro che si è consumato in Aula tra maggioranza e opposizioni proprio sulla 'porno vendetta' e all'interno degli stessi gialloverdi.

Spaccatura che si è risanata solo per metà: a dividere gli alleati di governo è nuovamente la 'castrazione chimica', voluta dalla Lega e stoppata dai 5 stelle, ma che torna a fare capolino grazie a un ordine del giorno di Fratelli d'Italia. Il testo approvato oggi ricalca l'emendamento leghista prima presentato e poi ritirato per evitare di "danneggiare il governo", è stata la motivazione fornita dal partito di via Bellerio. Ma va ricordato che si tratta di un odg, quindi senza nessuna diretta applicazione né valenza normativa.

Tuttavia, il voto rende visibile plasticamente la spaccatura in atto nella maggioranza: i 5 stelle votano contro assieme a Pd, Forza Italia e Leu. La Lega vota a favore con FdI, sebbene siano molti i banchi vuoti dei leghisti, tanto che i sì si fermano a quota 126, ben al di sotto dei 155 deputati su cui l'odg avrebbe potuto contare. La Lega da sola, infatti, conta già 123 parlamentari, mentre FdI ha 32 deputati: il totale sarebbe dovuto essere 155 voti.

Ma tanto basta per riaccendere la miccia e far risalire il livello di scontro: in mattinata la ministra Bongiorno presenta, come promesso da Matteo Salvini, una legge ad hoc sulla 'castrazione chimica'. Non passerà mai, fanno sapere i 5 stelle. All'ora di pranzo la Lega vota a favore dell'odg. "Mai M5s voterà la castrazione", assicura il capogruppo pentastellato Francesco D'Uva. E i pentastellati rivendicano la coerenza: abbiamo votato no, sottolineando che, appunto, la Lega non era compatta. Detto questo, è l'affondo, "se si è trattato di 'verificare' una maggioranza alternativa, il tentativo è fallito. Appare evidente che il centrodestra non esiste più, neanche su questi temi".

I leghisti non incassano e contrattaccano: si definiscono "sconcertati e dispiaciuti" dal voto 5 stelle in linea con Pd e FI contro la castrazione chimica, una "norma applicata in altri Paesi per limitare la violenza di pedofili e stupratori". Ma i 5 stelle non ci stanno, e controreplicano: "Sconcerto della Lega sul nostro mancato voto sulla castrazione chimica? Così come è stata presentata la misura è una presa in giro verso le donne".

Ma se si registra la spaccatura tra M5s e Lega sulla 'castrazione chimica', che in realtà nasconde tensioni già in essere all'interno sui gialloverdi su ben altri temi, tra cui il dl Crescita (con le norme sulle banche) e lo sblocca-cantieri, la maggioranza si presenta compatta all'appuntamento del voto sul ddl 'codice rosso'. Un provvedimento che prevede una corsia preferenziale per le denunce dei reati sessuali e velocizza i tempi dei processi. Si mette in campo poi un giro di vite sui colpevoli, con un inasprimento di tutte le pene.

Il ddl introduce infine nel codice penale due nuovi reati: il revenge porn e lo sfregio del volto. Esulta Giulia Bongiorno, la prima a commentare il via libera della Camera: "È una vittoria per tutti", scrive sui social. Soddisfatti i 5 stelle: "È un testo che guarda al futuro e che riconosce nuovi diritti alle vittime indifese di crimini atroci. Ci auguriamo che queste proposte diventino presto legge dello Stato, per porre fine a quello che è diventato ormai un massacro quotidiano", affermano i pentastellati in commissione Giustizia.

"Nel ddl non c'è un euro per la prevenzione, per la formazione delle forze dell'ordine, per l'assunzione di nuovo personale giudiziario e per le associazioni anti violenza. Perché l'obbiettivo non è prevenire, è fare un tweet in cui si dice che sono aumentate le pene", critica Giuditta Pini del Pd. "Il revenge porn è reato grazie alle donne di Forza Italia", rivendica la capogruppo Mariastella Gelmini, ricordando l'occupazione dei banchi del governo la scorsa settimana. Subito dopo il voto i ministri Bongiorno e Bonafede, presenti in Aula, si alzano in piedi ad applaudire assieme ai deputati della maggioranza. Per tutto il giorno i pentastellati hanno mostrato un fiore rosso, inserito nell'occhiello della giacca dagli uomini. Anche i leghisti indossavano un nastrino di colore rosso.



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