La questione del censimento dei Rom, spiegata

Non solo è incostituzionale, ma ha trovato resistenza anche dentro il governo da parte del premier Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio

La questione del censimento dei Rom, spiegata 
Agf
 
 Il campo rom della Magliana, a Roma

Incostituzionale, prima di tutto. Il censimento dei Rom annunciato lunedì mattina dal ministro dell’Interno Matteo Salvini va contro i principi della Costituzione. E la proposta ha trovato resistenza anche dentro il governo da parte del premier Giuseppe Conte e dell’altro vice premier, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Nel tardo pomeriggio di lunedì Salvini ha fatto retromarcia, salvo ripensarci martedì mattina per assicurare di essere pronto ad andare avanti. Ma cosa aveva dichiarato? E cosa ha indignato di più?

Proposta e controproposta

Matteo Salvini ha parlato in mattinata con Telelombardia, aggredendo il tema: “Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos...voglio fare una ricognizione per vedere chi, come, quanti...rifacendo quello che fu definito un censimento, facciamo un’anagrafe".

Il ministro ha aggiunto che gli irregolari saranno espulsi ma “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”. Più tardi il leader leghista ha precisato: “Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno, nostro obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza. Vogliamo anche controllare come vengono spesi i milioni di euro che arrivano dai fondi europei”.

I due precedenti (a destra e a sinistra)

Un censimento della popolazione rom in Italia - ricorda il Corriere della Sera - fu tentato con un decreto del maggio 2008 dall'allora ministro dell'interno Roberto Maroni: si parlò di identificazione, fotosegnalazione e rilievo delle impronte digitali, l'iniziativa suscitò le critiche dell'Unione Europea e dell'Onu.

Sei anni fa la proposta arrivò da Pierfrancesco Majorino, assessore ai servizi sociali al comune di Milano prima con Giuliano Pisapia e ora con Giuseppe Sala. Nel luglio 2012, in una nota intitolata “Sinti, Rom e Caminanti. Un progetto per includere le famiglie e i bambini e contrastare irregolarità e illegalità”.

Majorino e il collega Marco Granelli spiegavano come “intervenire sulle forme di degrado e illegalità diffuse in città nelle aree destinate a campi regolari, contrastare gli insediamenti irregolari già presenti o di recente costruzione anche grazie alla messa in sicurezza delle aree libere attraverso un costante controllo del territorio”. Tra i nove obiettivi indicati dai due assessori, quello al numero 1 è proprio il “censimento dei nuclei familiari delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti presenti a Milano”. Che non sia “meramente numerico (quanti sono) ma anche storico – qualitativo”, da aggiornare “ogni sei mesi”. 

Si può fare un censimento dei rom?

Il Tar del Lazio nel giugno 2009 aveva già ritenuto parzialmente illegittimo il decreto voluto da Maroni, specie in riferimento all'identificazione delle persone. Parere però ribaltato in parte dal Consiglio di Stato che ritenne insussistente una “emergenza nomadi” in Italia, presupposto su cui si basava l'intervento di Maroni . Il Parlamento Europeo il 7 settembre 2009 ha di nuovo censurato le identificazioni (non solo in Italia), con particolare riguardo ai minori o ai cittadini già in possesso di un regolare documento d'identità. L'associazione “21 luglio” ha criticato duramente l'iniziativa di Salvini proprio citando il precedente di Maroni e ha citato l'articolo 3 della Costituzione in base al quale non può sussistere alcuna discriminazione su base etnica.

Quanti sono i rom in Italia?

Sono tra 120 e 180 mila i cittadini di origine rom e sinti in Italia, 26 mila dei quali vivono in emergenza abitativa in baraccopoli formali (insediamenti gestiti dalle amministrazioni locali) e informali (‘campi abusivi’) o nei centri di raccolta monoetnici. Sono i dati dell'ultimo Rapporto dell'Associazione 21 luglio, rapporto che viene presentato annualmente in Parlamento. Le baraccopoli formali sono 148, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all'interno di insediamenti informali. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana mentre sono 9.600 i rom originari dell'ex Jugoslavia di cui circa il 30% - pari a 3 mila - sono di fatto apolidi.

 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it