Cosa ha detto Conte alla Camera sul caso Fiber

Il presidente del Consiglio risponde alle accuse di conflitto d’interessi sul caso Fiber-Retelit, confermando di aver ricevuto l’incarico di redigere un parere legale quando ancora non sapeva che avrebbe ricoperto il ruolo istituzionale

 

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ANDREAS SOLARO / AFP
Giuseppe Conte

"Ho letto che alcuni organi di stampa riferiscono di un incontro avvenuto a Milano, nella serata del 13 maggio, con i leader dei due partiti che poi avrebbero sostenuto il nuovo esecutivo. Preciso che questo primo incontro, evidentemente interlocutorio rispetto al conferimento dell'incarico di governo (avvenuto, lo ricordo, il 23 maggio, a seguito della designazione da parte dei gruppi parlamentari avvenuta solo il 21 maggio), questo primo incontro, dicevo, è comunque intervenuto a distanza di giorni dall'accettazione dell'incarico e quando l'attività di studio della questione giuridica e di elaborazione del parere era ormai terminata. A conferma di questo preciso che il parere è stato consegnato il giorno dopo, il 14 maggio". Lo afferma in aula alla Camera il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul suo incarico professionale pro veritate prima della nomina a premier.

Conte in aula prosegue: "Per maggiore chiarezza e per diradare ogni residuo dubbio, preciso che il parere stesso non ha avuto a oggetto la decisione circa l'opportunità di esercitare o meno la Golden Power, competenza questa del Governo, ma ha riguardato esclusivamente l'applicabilità o meno della relativa disciplina e, quindi, la necessità di notificare o meno l'operazione al Governo, competenza questa della Società. Ciò nondimeno, al fine di evitare ogni possibile forma di conflitto di interessi, anche solo indiretto, una volta investito della carica di Presidente del Consiglio mi sono astenuto da qualsivoglia attività o da qualsivoglia forma di coinvolgimento, formale e sostanziale, riguardanti la decisione circa l'esercizio della Golden Power nell'operazione Retelit. Mosso da questo scrupolo, scrissi al Segretario generale pro-tempore una lettera, protocollata in data 6 giugno 2018, con la quale lo informavo della mia determinazione ad astenermi da qualsiasi atto e, comunque, dalla partecipazione in qualsiasi forma a questo procedimento. Conseguentemente, non presi parte alla seduta del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018, nel corso della quale fu esaminata la questione. Preciso che l'intera seduta del Consiglio dei Ministri fu presieduta dall'allora Vice Presidente e Ministro dell'Interno, Matteo Salvini".

"Successivamente - continua Conte - la questione è tornata all'attenzione della Presidenza del Consiglio per il procedimento sanzionatorio nei confronti della società Retelit, per la tardività della notifica dell'operazione. Anche per quest'ultima questione, con lettera indirizzata al Segretario generale pro tempore e protocollata in data 8 agosto 2018, dichiarai di volermi astenere da qualsiasi forma di trattazione, diretta e indiretta, formale e sostanziale, delegando per tutte le relative attività e per l'intero procedimento il VicePresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno, Matteo Salvini. In conclusione, non ho mai preso parte alle decisioni che hanno riguardato il procedimento di esercizio della Golden Power relativo alla operazione Retelit, anche se, come già precisato, il mio parere non ha riguardato questo profilo della decisione, ma esclusivamente il profilo preliminare riguardante l'esistenza o meno dell'obbligo di notificare l'operazione al Governo. La piena correttezza del mio operato è stata certificata anche dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare sulle ipotesi di conflitto di interesse dei membri del Governo".

Conte ripercorre i giorni di maggio 2018: "Nei primi giorni del maggio 2018, quando ancora svolgevo la professione di avvocato e non ero stato ancora designato Presidente del Consiglio (ricordo, in proposito, che il primo incarico mi fu conferito in data 23 maggio), ho ricevuto dalla società Fiber 4.0 l'incarico di redigere un parere giuridico pro-veritate circa l'applicabilità della disciplina della c.d. Golden Power e dei conseguenti obblighi di notifica (articolo 2 del decreto-legge n. 21 del 15 marzo 2012) con riferimento alle operazioni compiute nei confronti della società Retelit. Pur se non strettamente connesso al tema oggetto dell'informativa, desidero precisare che questo è stato l'unico contatto professionale avuto con la società Fiber 4.0, non avendo mai svolto per essa altra attività di assistenza o difesa, giudiziale o stragiudiziale".

"Al fine di redigere il parere e rispondere al quesito giuridico che mi era stato sottoposto, ho esaminato i documenti che mi sono stati inviati, senza mai incontrare gli amministratori o gli azionisti della Società. Non ero dunque a conoscenza - nè ero tenuto a conoscere - che tra gli investitori vi fosse il sig. Raffaele Mincione o che parte degli investimenti risalissero, come è stato ipotizzato da alcuni organi di stampa, alle finanze vaticane. Ho accettato l'incarico di redigere il parere per la società Fiber 4.0 quando non ancora ero stato designato Presidente del Consiglio, in un momento in cui io stesso non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe nato un esecutivo da me presieduto, che poi sarebbe stato chiamato a decidere sull'esercizio o meno della c.d. Golden Power con riguardo all'operazione Retelit".

Conte in aula aggiunge: "L'Autorità Garante della Concorrenza, sollecitata da altri a valutare l'esistenza di un potenziale conflitto di interessi a mio carico, ha chiesto chiarimenti e acquisito documenti sia con riguardo a eventuali rapporti tra il Presidente del Consiglio e il sig. Mincione (mai intercorsi), sia con riguardo all'eventuale mia partecipazione alla seduta del Consiglio dei Ministri in cui venne trattata la questione Retelit (partecipazione mai avvenuta, come pure sopra chiarito, a seguito di formale astensione).

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con lettera del 24 gennaio 2019, ha comunicato che, nel corso dell'adunanza del 23 gennaio 2019, "ha ritenuto di non dover avviare alcun procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 215, non ritenendo sussistenti i presupposti per l'applicazione della legge" in materia di conflitto di interessi. Consegno a quest'Aula una riflessione finale. La disciplina sul conflitto di interessi di cui alla legge n. 215 del 2004 non ha lo scopo di impedire, a chi ha avuto incarichi professionali o rivestito cariche pubbliche, di poter assumere successivamente incarichi di governo che, potenzialmente, lo possono indurre a intervenire su tematiche già trattate, direttamente o indirettamente, nell'ambito degli incarichi svolti in precedenza. Piuttosto, la normativa introduce alcuni presidi per eliminare situazioni di incompatibilità ed evitare che atti o deliberazioni collegiali possano essere adottati in situazioni di conflitto di interessi".

"In questo caso - conclude Conte - non ricorre certo una situazione di incompatibilità e quanto al potenziale conflitto di interessi, ove mai ravvisato, il rimedio affinché la cura degli interessi pubblici non sia distorta da un possibile interesse personale è l'astensione. È a queste norme che mi sono attenuto in maniera scrupolosa ed estremamente cautelativa, astenendomi dal partecipare a tutti i procedimenti e alle deliberazioni riguardanti la società in questione, sia il 7 giugno (non partecipando al Consiglio dei ministri), sia successivamente, nel corso del procedimento sanzionatorio. Ed è ciò che continuerò a fare nella eventualità che procedimenti riguardanti Retelit o i suoi azionisti possano richiedere la mia partecipazione".

 



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