Dove andranno i voti di CasaPound a Ostia? E cosa c'entra il clan Spada?

Con il 9,1%, i "fascisti del terzo millennio" saranno l'ago della bilancia al ballottaggio del X Municipio

Dove andranno i voti di CasaPound a Ostia? E cosa c'entra il clan Spada?

"Non è un punto di arrivo ma è una nuova partenza e il prossimo stop, ne siamo certi, sarà Montecitorio". Luca Marsella, il candidato di CasaPound alla presidenza del X Municipio di Roma, festeggia l'exploit del movimento neofascista a Ostia, dove ha incassato il 9,1% dei voti, quasi il quadruplo del 2% di due anni fa. Marsella è quarto, a circa quattro punti e mezzo di distanza dal candidato del Pd, Athos De Luca. Un risultato che supera il quasi 8% incassato alle comunali di Lucca, e che rende a portata di mano la soglia del 3% per entrare in Parlamento, come sottolinea il vicepresidente del movimento, Roberto Di Stefano

Un salto di qualità preparato da tempo

Ostia è stata la prova generale di un salto di qualità preparato da tempo, con iniziative andate dalla distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie povere al blitz contro i venditori abusivi stranieri sul litorale. Un simile successo è legato a una presenza sul territorio, in particolare nei quartieri più disagiati, di cui la sinistra radicale non è più capace da tempo. Ma c'è anche chi sostiene che l'endorsement di Roberto Spada, gestore di una palestra di boxe e membro di una famiglia sinti considerata vicina al clan dei Casamonica‚Äč, abbia dato un contributo a un'affermazione così sonora.

"Il clan non esiste: solo una questione mediatica"

Nel 2016 l'operazione Sub Urbe portò in carcere dieci membri della famiglia. Al centro dell'inchiesta il ruolo degli Spada nell'assegnazione delle case popolari. In seguito agli arresti, sostengono fonti investigative, la reggenza degli affari del clan sarebbe passata a Roberto, che - indagato più volte ma incensurato - ha sempre negato. "Il clan Spada non esiste: è solo una questione mediatica, non ho reati in corso, non ho pendenze con la giustizia", dichiarò due anni fa a Radio Cusano Campus, "È una calunnia. A Ostia ci sono 500 persone con questo cognome, siamo una famiglia numerosa, su tantissime persone è normale che ci possono stare 15 pregiudicati". 

I legami tra gli Spada e CasaPound, nondimeno, non si limiterebbero a reciproche simpatie e alla foto di Marsella con Roberto Spada che tante polemiche ha suscitato. "Nel 2012 l'allora leader di CasaPound Ferdinando Colloca, già condannato in primo grado per corruzione con l'aggravante del metodo mafioso", ricorda Repubblica "aveva costituito una società insieme al genero di Armando Spada e con la complicità dell'ex direttore dell'Ufficio Tecnico del Municipio, prese un lido, l'Orsa Maggiore, sottraendolo ai legittimi concessionari".

Interpellato in materia, Marsella ha sempre risposto in maniera evasiva e un po' nervosa. Ed è stato inevitabile che gli avversari politici abbiano sottolineato tali relazioni in campagna elettorale. A partire dal Movimento Cinque Stelle.

 E ora dove andranno quei voti? E quelli del Pd?

A prescindere dalle complesse ragioni del successo di CasaPound a Ostia, la domanda è a chi andranno in dote i consensi dei "fascisti del terzo millennio", che non hanno dato indicazioni ed è plausibile non lo facciano, soddisfatti della loro prova di forza e dell'essere riusciti a portare loro uomini in Consiglio. Sarebbe facile supporre che molti di tali consensi si spostino su Monica Picca, il candidato del centrodestra, esponente di Fratelli d'Italia. Ma non è affatto così semplice. 

CasaPound non vuole avere nessun rapporto con gli eredi del Msi (ci fu invece un effimero e un po' maldestro tentativo di Salvini di imbarcarli sotto una nuova sigla). Anzi, a Ostia fu scelto di candidare una figura proveniente da Fdi proprio per arginare l'attesa affermazione della Tartaruga Frecciata. CasaPound, inoltre, cattura anche voti antisistema generici, magari da elettori che fino a qualche anno prima votavano a sinistra. È quindi possibile che numerosi sostenitori di Marsella si orientino sul candidato del Movimento Cinque Stelle, Giuliana Di Pillo, in una sfida che appare apertissima. Un discorso simile vale infatti anche per gli elettori del Pd che, in maniera assai significativa, non ha dato indicazioni. Chi ha votato De Luca preferirà votare contro i Cinque Stelle o contro un centrodestra in pieno rilancio? Lo scopriremo solo a ballottaggio concluso.



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