A Calenda non è piaciuto l'attacco di Verhofstadt a Conte. E viene contestato

Per l'ex ministro dello Sviluppo Economico è inaccettabile il "burattino" dato da Verhofstadt al premier. In molti lo criticano ma lui tiene il punto (su Twitter): "L'Italia merita rispetto indipendentemente da chi la rappresenta"

carlo calenda conte
 Maria Laura Antonelli/Agf
 Carlo Calenda

Carlo Calenda è un personaggio controcorrente, soprattutto rispetto all'orientamento generale del Pd, e il suo utilizzo dei social network è intensissimo. Due caratteristiche dell'ex ministro per lo Sviluppo Economico che vengono confermate dalla nuova polemica che lo ha visto protagonista su Twitter. 

Ieri è stato il giorno del duro attacco di Guy Verhofstadt, il capogruppo dei liberali all'Europarlamento, nei confronti di Giuseppe Conte, accusato di essere un "burattino" di Salvini e Di Maio nonché colluso con gli interessi del Cremlino. Dalle opposizioni in molti hanno abbracciato la posizione del leader dell'Alde, anche a costo di far sfoggio di quell'esterofilia sommessa che tanta acqua porta al mulino dei gialloverdi. Ma Calenda non è tipo da seguire il vento.

In mezza giornata le risposte superano quota 1.600. Tra le prime reazioni illustri, vi è quella di un esponente del campo avverso (ma altresì all'opposizione per le inedite alchimie della Terza Repubblica): Guido Crosetto di Fratelli d'Italia.

Anche Jacoboni de 'La Stampa', non certo una firma tenera con il M5s, non condivide la gioia di chi gode nel vedere l'avversario attaccato. 

Tanti follower non sono però d'accordo. C'è chi afferma che l'Italia non può pretendere rispetto gratis, c'è chi ricorda che Juncker si è beccato dal nostro governo epiteti peggiori e c'è chi sottolinea che la cosa che fa "incazzare" è che "il problema non sono le parole di Verhofstadt, il problema è che ha ragione".

E, come in ogni dibattito social, che si rispetti, a un certo momento spunta anche l'immancabile "utente che cita il fascismo a sproposito".

Dissente anche il ​turboeuropeista Sandro Gozi.

Il punto non è questo, spiega Calenda, il punto è che il galateo istituzionale vale per tutti.

Ed è anche una questione di amor patrio. Perché non c'è bisogno di essere sovranisti per non tollerare gli attacchi alla dignità del proprio Paese. In questo, la distanza con altri esponenti della sua area è siderale.

L'ex ministro di solito cerca sempre di rispondere a tutti ma questa volta è davvero difficile. Lo scambio più fitto è con Luca Sofri.

La discussione si fa estenuante. È il momento di prendersi una pausa...

... Per poi riprendere al calar del sole.



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